La Memoria degli Ultimi, di Samuele Rossi

Il documentario valica quello spazio metafisico e di confine mnemonico, recuperando la consistenza delle voci, dei gesti e dei ricordi di uomini e donne, ex partigiani, nati fra il 1920 e il 1927: gli ultimi testimoni di una generazione che non può e non vuole scomparire senza lasciare tracce

“Non si può stare sempre a guardare” esclama Albertone Sottotenente Innocenzi nel film Tutti a casa. Era il 1960, e neanche a vent’anni dalla fine della guerra il regista Luigi Comencini sentiva l’esigenza di far rivivere nella memoria degli italiani una della pagine più difficili della storia recente. E lo fece permettendoci di guardare attraverso gli occhi di “quattro stupidi senza soldi” un popolo che, abbandonata la vergogna, lotta per recuperare la sua dignità. Oggi, a quasi settant’anni dalla Liberazione ci si interroga sul significato profondo di quell’evento, sentendo la necessità di porre i giusti interrogativi che mettono a confronto il nostro passato con le contraddizioni del presente. Il documentario La Memoria degli Ultimi del giovane regista Samuele Rossi valica quello spazio metafisico e di confine mnemonico, recuperando la consistenza delle voci, dei gesti e dei ricordi di uomini e donne, ex partigiani, nati fra il 1920 e il 1927: gli ultimi testimoni di una generazione che non può scomparire senza lasciare tracce. E proprio sulle tracce dell’appartenenza Samuele Rossi costruisce un racconto corale, lasciando che parole ed emozioni ci conducano nei luoghi della Resistenza per proteggere la verità di ciò che è stato. I corpi segnati dalla lotta e dal tempo, dagli amori spezzati e dai drammi familiari sono le pagine di un diario orale raccontato spontaneamente, davanti alla discrezione del cine-occhio che interviene postumo volgendo per un istante lo sguardo sulla dimenticanza, sull’atroce inconsapevolezza delle nuove generazioni. Attraverso l’intimità del ricordo, il flusso di coscienza che percorre i capitoli del documentario (Prima della guerra, La guerra, Gli anni della Resistenza, La Liberazione) diviene testamento etico che richiama d’urgenza nuovi testimoni, ai quali si affida la sorte di un futuro realmente diverso. Un futuro che doveva essere e che non è stato.

La sofferenza della sconfitta, perpetrata da chi quel passato voleva e tenta ancora di cancellare, strazia più dei morti ammazzati: Laura, nipote di Matteotti, che ha perso il suo grande Amore in guerra, Germano costretto ad emigrare dalla sua terra per poi tornare a coltivarne “i frutti” ed Ermenegildo, segnato indelebilmente dal sacrificio eroico di suo padre, parlano con gli occhi dilatati dal terrore che tutto questo scompaia, che diventi “bestemmia” e menzogna, che certi signori, dalla tracotanza delle loro pance, possano fagocitare la nostra storia restituendo altro, restituendo niente. Il racconto, costruito egregiamente con la mescolanza di immagini documentarie ed intimi abboccamenti, raggiunge l’apice negli spazi abbandonati della Resistenza che percorriamo lentamente, muovendoci fra boschi e ruderi assieme ai protagonisti. L’esperienza di questi vecchi maestri, che non si sforzano a nascondere le antinomie legate all’esperienza della stessa guerra civile, si riallaccia al peso della nostra responsabilità attuale. L’esercizio d’ascolto e osservazione diventano allora propedeutici alla formazione di una coscienza collettiva nuovamente consapevole dei propri diritti che si discosta dalla retorica dei “grandi comunicatori” contemporanei per recuperare la capacità di giudizio.

 

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Regia: Samuele Rossi

Interpreti: Massimo Rendina, Laura Francesca Wronowska, Germano Pacelli, Giorgio Mori, Ermenegildo Bugni, Umberto Lorenzoni, Giorgio Vecchiani

Origine: Italia, 2013

Distribuzione: BertaFilm

Durata: 75'

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