La mia Battaglia, di Franco Maresco

Il film documentario fa parte della mostra in corso al MAXXI di Roma dedicata alla celebre fotografa siciliana (aperta al pubblico fino al 17 aprile 2017). Poco più di trenta minuti per raccontare i segreti di un’artista che ha trascorso buona parte della carriera professionale ad immortalare Palermo, il suo grande amore. “Fui la prima ad arrivare in via della Libertà dove avevano ucciso Piersanti Mattarella. Io e il mio compagno, il fotografo Franco Zecchin avevamo fatto una passeggiata e vedemmo un’automobile quasi appoggiata a un cancello. Sergio Mattarella (attuale Presidente della Repubblica) teneva abbracciato il corpo del fratello, lo stava tirando fuori”. Così la fotografa Letizia Battaglia, intervistata dal Gr1, sulla fotografia scattata pochi istanti dopo l’agguato mafioso nel quale fu ucciso Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia. “Avevamo le macchine fotografiche in mano, pensavo si trattasse di un piccolo incidente, ma quella volta ci siamo fermati e ho scattato. Non ho riconosciuto subito il presidente della Regione Piersanti Mattarella”. Sul posto intanto arrivava anche un giovane magistrato, Piero Grasso, e si radunava un gruppo di gente. “E’ una foto drammatica come ogni tanto capita di scattare per caso, per un intuito. Dentro c’è tutto: la moglie , la figlia, il fratello fuori dall’auto, e Sergio chinato su Piersanti”. Quello scatto è entrato nella storia: “rivederlo oggi sulle prime pagine – spiega Letizia Battaglia – mi fa impressione. Dopo tanti anni, è come se le cose tornassero, forse per mettersi a posto. Speriamo”.

battaglia-ridottaDi questo episodio non c’è menzione nel documentario, ma ovviamente trapela dalle sue foto, dai suoi racconti, in primo piano su uno sfondo nero, intramezzati da una serie di materiale di repertorio, di grande impatto emotivo e portata storica. È questa la forza del documentario: lasciar parlare gli scatti. Ad un certo punto, Letizia Battaglia si apre anche alla poesia di Ezra Pound, declamando “Strappa da te la vanità” e quindi non mancano nell’opera anche momenti molto toccanti e privati, che si arrovellano soprattutto con la musica jazz del “fedele” Salvatore Bonafede, esempio magistrale di jazz italiano, la melodia impigliata a un’indagine sempre inventiva delle sonorità strumentali. Franco Maresco, dimostra ancora una volta, anche con un documentario di natura più classica, di avere una totale padronanza del genere, toccando punte di espressione sempre elevate. Letizia Battaglia non è solo semplicemente la fotografa della mafia, la fotografa dei morti ammazzati degli anni ’70 e ’80.

04_Letizia-Battaglia_La-bambina-con-il-pallone_quartiere-la-Cala_Palermo1980Letizia Battaglia ha in mano un’impressionante testimonianza giornalistica, documenti storici impareggiabili, non solo sulla violenza mafiosa in Sicilia, ma anche sull’humus di una terra martoriata da povertà, decadenza culturale, oltre che bellezze, grazia e innocenza senza eguali. Il materiale che Letizia Battaglia ha incamerato è probabilmente ancora più forte del materiale visivo che ci è pervenuto sugli anni ruggenti del gangsterismo americano. Puoi ritrovarci Diane Arbus, August Sander, Joseph Koudelka. Specchio deformato e deformante di una società e di una condizione umana in cui la tendenza alla smisuratezza, sembra esprimersi nell’ipertrofia dell’orrore; come in Koudelka, anche Letizia Battaglia sembra sentire una predilezione per tutto quanto rischia di perdersi e morire piuttosto che per quello che si destina all’avvenire. È attratta dal momento di passaggio, l’emozione struggente dell’attimo prima della fine del viaggio. Come quella bambina con il pallone o quei corpi lasciati sull’asfalto in una pozza di sangue, definitivamente sublimati in un crollo di interminabile bellezza e smisurata speranza.