La nostra quarantena, di Peter Marcias

Si parte da un fatto di cronaca: la nave Kenza sotto sequestro per mesi. La quarantena è uno sguardo sull’immobilità di un Paese che, in egual modo, resta “porto” di migrazioni. Maggio 2013, porto di Cagliari. 15 lavoratori entrano in sciopero e difendono il loro lavoro. Rinunciano volontariamente alla loro libertà nella speranza di conservare il lavoro, di recuperare i salari arretrati. La nave è la loro casa temporanea, dove dormono, mangiano, pregano, rispettano il Ramadan. Maria (Francesca Neri) è una professoressa universitaria di Roma che affida ad uno studente, Salvatore (Moisè Curia), una ricerca sulla vicenda. Un’esperienza non solo di studio ma pure di vita che porterà il ragazzo ad interrogarsi sul proprio futuro. Sospeso tra precarietà e smarrimento, avverte come un senso di confusione che lo spinge ad immaginare di lasciare l’Italia e gli studi. Un futuro incerto tanto quello dei marinai. Tutti vittime di una “volontaria” quarantena.

1433458084027Il trentottenne regista sardo, trapiantato a Roma da diversi anni, ancora una volta predilige la strada della contaminazione stilistica, imbastendo un docufilm che richiama suoi titoli passati, in particolare, Dimmi che destino avrò (2012) o Tutte le storie di Piera (2013). Lo fa utilizzando anche il super-8, in poche scene, ma soprattutto cromatismi “nostalgici”, crepuscolari, amalgamati con una condotta registica anche più classica, narrativamente più posata. La schiera dei contaminatori nostrani è sempre più interessante e numerosa, probabilmente a volte si rischia di perseguire più aspetti manierati che concreti obiettivi di racconto. Non è il caso di Peter Marcias, fortemente ancorato (come la sua nave) ad una percezione del cinema di sperimentazione, esploratore di territori particolarmente atipici nel panorama nazionale. L’indagine sul campo è quindi il pretesto per seguire la pista dell’analisi sociale, che certo non è appesantita da retorica e pietismo.

la-nostra-quarantena-2015-peter-marcias-cov932-932x460Evidentemente questa leggerezza non superficiale è favorita anche dall’apporto in sceneggiatura di Gianni Loy, docente di Diritto del Lavoro e uno dei massimi esperti sul fronte della discriminazione razziale. Poi, quando ad un certo punto la storia si lascia andare, nel senso che alcuni protagonisti sembrano improvvisare e raccontarsi senza freni, viene fuori la capacità del regista di spaziare con le varie fonti del linguaggio visivo, di sua competenza. E il reale prende forma, senza forzature di scrittura e con un lavoro sicuramente riuscito dal punto di vista cromatico. E le maglie degli aspetti etici, sociologici e identitari, sono tenute insieme con estrema naturalezza.



Regia: Peter Marcias
Interpreti: Francesca Neri, Moisè Curia, Piero Pia, Cecilia Napoli
Distribuzione: Cinecittà Luce
Origine: Italia 2015
Durata: 80’