La notte è piccola per noi, di Gianfrancesco Lazotti

A gentile richiesta…” In una balera della periferia romana, una band introduce un brano che non era in repertorio ma richiesto dal pubblico in sala. Un momento d’improvvisazione che potrebbe essere l’unico, oppure ripetersi fino a diventare un altro atto meccanico. La notte è piccola per noi di Gianfrancesco Lazotti (Dalla vita in poi) – che racconta l’incontro tra diversi personaggi un sabato sera in una sala da ballo – si muove tra questi due poli, coreografia e caos, nella ricerca di un flusso vitale mentre rimane preso dentro la propria cornice. Come se, più che spinto dalla volontà di diventare un film, cercasse di rendersi un esercizio cinematografico, la materializzazione di un’idea di cinema.

Nella balera ritratta da Lazotti, i piedi si muovono in direzioni opposte e rivelano ciò che sta per accadere tra di loro: un ragazzo e una donna più matura che si conoscono via chat e si danno appuntamento al buio; una donna che da anni aspetta suo marito, sparito all’improvviso, ogni sabato sera; una coppia di ottantenni presi da una tarda gelosia; un carabiniere segretamente innamorato di una ragazza straniera; un pugile alcolista che vuole riconquistare la sua ex, la cantante della band. Tutti protagonisti che entrano ed escono della coreografia con troppa consapevolezza dei propri passi, di essere parte di un tessuto che li rende più validi in quanto esistono soltanto come collettività. Tutti corpi di breve durata, sempre sul punto di scomparire nella folla, così come le loro storie, i loro pensieri, le loro motivazioni vitali.

Ma cosa vuole trasmettere questa successione di incontri e scontri, di rabbia contenuta e amori scaduti, di delusione e solitudine? La sala da ballo è un luogo sospeso, che non invecchia né appartiene a un tempo determinato perché non concede nulla alla provvisorietà delle mode, perché è in grado di adattarsi ai decenni, allo stile musicale, alle diverse necessità di ogni cliente senza perdere mai la sua caratteristica primordiale: la mutazione. Ancora, un altro paradosso: la balera è un posto fatto di materia ferma, sospesa, che sopravvive al passo degli anni ma che acquista un senso diverso ogni sera, con ogni canzone e ogni storia dietro un corpo che balla. Come un brano del passato che prende una nuova vita ad ogni occasione in cui qualcuno lo noti per la prima volta. 

Dire che il vero protagonista del film è la sala da ballo, a questo punto, può essere banale. Ma non si tratta soltanto di un luogo che è allo stesso tempo palcoscenico e cuore pulsante. Il suo protagonismo si definisce anche attraverso il contrasto con la futilità dei personaggi – una galleria di star italiane come Michela Andreozzi, Francesca Antonelli, Cristiana Capotondi, Alessandra Panaro, Philipe Leroy, Gegia e la cantante Thony – che, seppur riescano a scatenare qualche risata o raggiungere un certo spessore, spariscono troppo velocemente tra la folla che balla meccanicamente.

La notte è piccola per noi rivela un immaginario piccolo su scala grande, che si sofferma sui dettagli e si nutre di attimi fuggenti, di lampi di verità, di un mondo costruito sulla superficie. Una catena di piccole storie che svelano subito il loro principio e la loro fine e che rischiano di esaurirsi prima che finisca il primo ballo e si riaccendano le luci.

 

Regia: Gianfrancesco Lazotti
Interpreti: Michela Andreozzi, Francesca Antonelli, Cristiana Capotondi, Alessandra Panaro, Philipe Leroy, Gegia, Thony
Distribuzione: Ad Hoc Film con Rai Cinema
Durata: 91′
Origine: Italia, 2018

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