La Nuova Architettura e il Bauhaus

di walter gropius

 

I laboratori del Bauhaus erano in effetti luoghi in cui si progettavano nuovi modelli per articoli di attualità o si miglioravano, in vista della loro produzione di massa, prototipi già esistenti. Per creare forme-tipo che soddisfacessero tutti i requisiti tecnici, estetici e commerciali occorreva un’équipe di prima qualità, un gruppo di persone dotate di un solido bagaglio di cultura generale, ampiamente competenti sia sul versante pratico e meccanico del design, sia su quello delle leggi teoriche e formali. Benché la maggior parte dei componenti di questi prototipi venisse naturalmente realizzata a mano, si richiedeva comunque ai costruttori un’intima conoscenza dei metodi di produzione e di assemblaggio in fabbrica, che si differenziavano radicalmente da quelli della produzione artigianale. È all’intrinseca specificità di ogni macchina che si deve l’impronta di “autenticità” e di “bellezza individuale” che essa può conferire ai propri prodotti; l’utilizzo delle macchine per un’insulsa imitazione degli oggetti artigianali porta inevitabilmente con sé il marchio dell’espediente, del sostituto di ripiego. Il Bauhaus rappresentò una scuola di pensiero fondata sulla convinzione che la differenza tra industria e artigianato sia dovuta, più che alla diversa natura degli strumenti utilizzati nei due settori, al diverso tipo di organizzazione del lavoro nei due ambiti: da una parte la suddivisione del lavoro, dall’altra il totale controllo dell’intero processo produttivo da parte del singolo artigiano. Industria e artigianato possono esser visti come due polarità opposte, in graduale avvicinamento: l’artigianato è infatti già entrato in un processo di trasformazione della sua natura tradizionale e si può ipotizzare che in futuro il campo a esso riservato sarà essenzialmente quello degli stadi preparatori dell’elaborazione di nuove forme-tipo sperimentali per la produzione di massa.

Continueranno a esistere, naturalmente, artigiani di talento che riusciranno a realizzare e a immettere sul mercato i propri prodotti. Il Bauhaus, tuttavia, scelse consapevolmente di concentrarsi su quello che ormai è diventato un compito di suprema urgenza: evitare l’asservimento del genere umano alla macchina attraverso il conferimento di un contenuto di realtà e di significato ai prodotti di quest’ultima, scongiurando dunque il pericolo di un’anarchia meccanicista che potrebbe invadere la casa. Ciò si è tradotto in un impegno costante teso all’elaborazione di prodotti specificatamente studiati per la produzione di massa. Il nostro scopo era quello di eliminare tutti gli svantaggi della macchina senza sacrificare i reali lati positivi. Ambivamo a realizzare standard di eccellenza, non a creare effimere novità. […]

Il Bauhaus nacque così con il preciso intento di realizzare una moderna arte architettonica che possedesse, come la natura umana, un respiro universale. Nell’ambito di questa fondamentale unità si coordinavano le diverse “arti”, nelle loro varie manifestazioni e tendenze – tutti i rami del design, tutte le forme di tecnica – in modo che a ognuna fosse riservata il posto che le spettava. Il nostro obiettivo ultimo era infatti l’opera d’arte composita ma al tempo stesso inscindibile, il grande edificio, nel quale la vecchia linea di separazione tra elementi monumentali ed elementi decorativi sarebbe scomparsa per sempre.

La qualità del lavoro creativo di un individuo si fonda su un giusto equilibrio delle sue capacità. Non è sufficiente educarne una piuttosto che un’altra, poiché tutte devono essere ugualmente sviluppate. Per questo motivo gli insegnamenti relativi all’aspetto pratico e a quello intellettuale del design venivano impartiti contemporaneamente.

Il curriculum era infatti articolato nelle seguenti sezioni:

 

  • Formazione pratica [Werklehre] relativa alla lavorazione della pietra, del legno, dell’argilla, del vetro, alla preparazione di pigmenti e all’uso delle macchine tessili, integrata da lezioni sull’uso dei materiali e degli strumenti e da una formazione base nella contabilità, nella determinazione dei costi industriali e nella stesura dei progetti di appalto.
  • Istruzione formale [Formlehre] divisa in:
  1. A) Visione [Anschauung]

Studio della natura

Studio dei materiali

  1. B) Rappresentazione [Darstellung]

Studio della geometria piana

Studio della costruzione

Disegno tecnico

Costruzione di modelli

  1. C) Design [Gestaltung]

Studio dei volumi

Studio dei colori

Studio della composizione

 

e integrata con lezioni su tutti i campi dell’arte (antica e moderna) e della scienza (comprese la biologia elementare e la sociologia).

 

L’intero corso comprendeva tre fasi:

 

  • Formazione preparatoria [Vorlehre], di sei mesi, consistente nell’apprendimento degli elementi di base del design e nella sperimentazione dei diversi materiali all’interno degli specifici “laboratori per principianti”.
  • Formazione tecnica [Werklehre] – integrata da insegnamenti più avanzati di design – consistente in un periodo di apprendistato legalmente riconosciuto della durata di tre anni da effettuarsi in uno dei “laboratori di formazione”, al termine del quale l’allievo (se sufficientemente competente) otteneva il “diploma di operaio qualificato” [Gesellenbrief], dalle associazioni di categoria locali o dallo stesso Bauhaus.
  • Formazione strutturale [Baulehre], riservata agli alievi particolarmente promettenti, della durata variabile a seconda delle circostanze e del talento individuale. Attraverso un’alternanza di lavoro manuale nei cantieri e di formazione teorica nel dipartimento di ricerca del Bauhaus, l’allievo approfondiva e ampliava la formazione pratica e strutturale già ricevuta. Al termine di questo periodo riceveva (se abbastanza qualificato) il “diploma di maestro artigiano” [Meisterbrief] dalle associazioni di categoria locali o dal Bauhaus.