La pantera rosa, di Blake Edwards

Il tema inconfondibile di Henry Mancini e le animazioni di Friz Freleng e David DePatie sono il biglietto da visita degli straordinari titoli di testa. Un sassofono jazz ipnotico e misterioso e una pantera rosa stralunata che sembra uscire dalla comicità surreale di Jacques Tati. È il 1963 e una fortunata serie di circostanze porterà Blake Edwards a scegliere Peter Sellers come coprotagonista di una commedia giallo-rosa con contaminazioni fumettistiche che rivoluzionerà la comicità classica. Sembrano passati secoli da Colazione da Tiffany ma in realtà sono solo due anni: nel frattempo Sellers ha posto il suo marchio inconfondibile in Lolita (1962) di Stanley Kubrick. Dopo l’improvviso rifiuto di Peter Ustinov, Blake Edwards e Peter Sellers in soli tre giorni riscrivono il personaggio dell’ispettore Clouseau modellandolo sull’esempio di Buster Keaton e sulle comiche di Stan Laurel e Oliver Hardy. In più aggiungono doppi sensi sessuali, un accento francese improbabile e rovesciamenti di ruolo facendo alzare più volte il sopracciglio all’establishment hollywoodiano. La pantera rosa è un preziosissimo diamante nelle mani della principessa vergine Dala (Claudia Cardinale). Fa gola al playboy impostore George Lytton (Robert Wagner) e allo zio Primula Charles Lytton (David Niven imita il Cary Grant di Caccia al ladro) ladro gentiluomo che ha come amante e complice la bella Simone (Capucine qui alla sua migliore prova d’attrice), moglie dell’Ispettore Clouseau (Peter Sellers).

Da Hollywood a Cortina d’Ampezzo passando da Parigi e Roma, tra false foto di laurea e finti rapimenti di cani, il groviglio delle diverse storie si dipana nelle camere d’albergo e nei parties della classe nobiliare romana. C’è pure un vertiginoso inseguimento di macchine con passante “basito” che è una citazione de Il prigioniero di Amsterdam di Hitchcock.

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Il movimento meccanico-burlesco di Sellers (novello Mr. Magoo) è il grimaldello visivo con cui fare saltare il rigoroso protocollo formale di una società che sotto i celestiali modelli disegnati da Yves Saint Laurent nasconde pulsioni sessuali e avidità molto terrene. La deformazione parodistica ha il suo culmine nelle scene corali in camera da letto. Nella prima la bella principessa Dala si ritrova addormentata nella suite del seducente Charles mentre Simone al buio scambia lo zio per il nipote George; nella seconda i perfetti meccanismi della commedia degli equivoci fanno si che il povero ispettore Clouseau provi a consumare il suo rapporto con la moglie mentre George e Charles si nascondono dentro il bagno o sotto il letto in una sequenza ad orologeria che omaggia la comicità del cinema muto.

In tutta questa girandola di inganni non è strano che la cantante Fran Jeffries nello chalet di montagna intoni “Meglio Stasera” (musica di Henry Mancini) esortando al Carpe Diem.

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Ci penserà Clouseau a fare saltare tutto alla festa romana degli aristocratici, in un anticipo di quel catastrofismo sovversivo che colorerà qualche anno più tardi il capolavoro Hollywood Party.

Grandissimo successo di pubblico e capostipite di una fortunata serie che perderà la sua verve solo negli ultimi episodi, La Pantera Rosa è una “slapstick comedy” che esalta la vis comica come forma dissolutrice del genere. Clouseau/Sellers continua a fare disastri perché non trova il suo posto nel mondo. Un mondo fatto di mogli traditrici, principesse calcolatrici, ladri seduttori, assicuratori senza scrupoli e rampolli di buona famiglia affascinati dal guadagno facile. Lui è il capro espiatorio di una società che insegue il mito del successo creato dai mass media: il finale proposto da Blake Edwards è l’ennesimo colpo basso ad un sistema che premia corrotti e mascalzoni. Il paradosso è tirato così fino all’estremo da diventare vero. E Il comico diventa una spia che si accende quanto più grave è la mancanza di senso nella realtà che ci circonda.

 

Titolo originale: The Pink Panther
Regia: Blake Edwards
Interpreti: Peter Sellers, David Niven, Capucine, Robert Wagner, Claudia Cardinale
Durata: 114′
Origine: USA, 1963
Genere: commedia

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)