La partita, di Francesco Carnesecchi

La partita non parla solo di calcio, ma delle vite di periferia, di quella gente che cerca di sopravvivere in un ambiente dove domina povertà e corruzione.

Tutto ruota attorno i novanta minuti di gioco, in particolare al secondo tempo della partita. La squadra di calcio è lo Sporting di Roma che, da come ci viene presentata, non ha mai vinto niente.
Il film d’esordio di Francesco Carnesecchi è un racconto corale che segue le vicende dei personaggi coinvolti nel centro sportivo di periferia. La partita sembra come tante altre eppure in ballo c’è qualcosa di più grande. L’allenatore Claudio Bulla, interpretato da Francesco Pannofino, cerca di mantenere il rigore della sua squadra, si cura di non perdere i suoi valori morali e l’onestà che tiene in piedi la sua famiglia.
Fuori dal campo c’è Italo (Alberto Di Stasio), il presidente del circolo, un uomo finito sul baratro per amore del figlio, che è buono solo a creare problemi e ad immischiarsi in situazioni scomode. I due attori che già hanno collaborato sul set di Boris, tornano insieme a recitare con uno spirito simile a quello dei personaggi che li aveva resi celebri.
Gli spalti del campo sono quasi vuoti, ma animati dai personaggi di borgata, che inneggiano, si scontrano e gridano a squarciagola per incitare i giovani giocatori e l’allenatore.
Tutti contano su Antonio (interpretato dal giovanissimo Gabriele Fiore), il giocatore più promettente dello Sporting Roma. Anche suo padre (Fabrizio Sabatucci) punta tutto su di lui, non tanto per orgoglio paterno, quanto per ragioni più drammatiche di quelle che sembrano. Antonio è solo una delle pedine che servono a reggere il gioco degli adulti corrotti. Il fallimento dei genitori che si ripiega sui figli è un altro degli aspetti che sottolineano la denuncia del film.
I tempi della partita sono divisi come i due atti della commedia. Durante il primo tempo ci si mette comodi, ci si diverte, ma una volta terminato, il regista svela la tensione già accennata dall’inizio, sarà il momento in cui si affermeranno le sorti di tutti i personaggi.
La partita non parla solo di calcio, ma delle vite di periferia, di quella gente che cerca di sopravvivere in un ambiente dove domina povertà e corruzione, di una squadra di giovanissimi che hanno cuore per lo sport, si battono in campo, inconsapevoli di far parte di uno squallido disegno più grande.
Gradualmente iniziamo a conoscere tutti i personaggi che prendono parte ai 90 minuti della partita, compreso il clan malavitoso, retto dal gestore (Giorgio Colangeli) di un losco chiosco ambulante che si aggira intorno al campo. I personaggi alle volte stereotipati, riescono comunque a delineare quei romani di periferia, che con il loro dialetto di borgata bilanciano umorismo e dramma durante l’intera pellicola.
Un sottofondo di bassi e musica elettronica accompagnano le azioni dei giocatori che si lanciano sul pallone, le riprese dal basso accrescono l’epicità, la tensione e l’aria di competizione.
Seguiamo dei flashforward, creano confusione, ma solo in fine capiamo che il ciclo si è concluso e che serve riflettere sull’amarezza e sui risvolti delle scelte che si seguono nella vita.

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Regia: Francesco Carnesecchi
Interpreti: Francesco Pannofino, Alberto Di Stasio, Giorgio Colangeli, Gabriele Fiore, Daniele Mariani, Lidia Vitale, Fabrizio Sabatucci
Distribuzione: Zenit Distribution
Durata: 94′
Origine: Italia, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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