La prima donna, di Tony Saccucci

La vita di Emma Carelli in un lavoro di scavo dentro un’archeologia ricca di personaggi che diventa documento visceralmente legato al passato, utile al presente. In sala fino al 7 ottobre

Se un merito il film di Saccucci ha è sicuramente quello di avere tirato fuori dalla storia dello spettacolo italiano la figura di Emma Carelli, sconosciuta (ai più) donna di spettacolo che visse a cavallo tra i due secoli, soprano di grandi doti, appassionata di automobili e donna impresario per avere a lungo diretto il Teatro Costanzi di Roma, l’odierno Teatro dell’Opera. Emma Carelli era sposata a Walter Mocchi, rivoluzionario socialista, con frustrate ambizioni parlamentari e alla fine impresario teatrale in Argentina. La sua fuga dalla famiglia per sposare il socialista Mocchi restituisce il senso della sua emancipazione in tempi in cui era ancora negato il voto alle donne ed era perfino considerato un controsenso parlare dei loro diritti. La cantante e donna d’affari Emma Carelli costituiva l’eccezione alla regola, la negazione della morale corrente.

Emma Carelli in questo composto ed elegante omaggio ha il volto e le parole di Licia Maglietta, che cura anche i monologhi che ridefiniscono la figura di questa donna e contribuiscono a restituire la sua forza di volontà, nonostante le avversità che l’ha anche obbligata ad una navigazione ostinatamente contraria rispetto ai tempi, rispetto al comune sentire e alla sensibilità sociale dell’epoca. Prima con la sua voce e poi con il suo dietro le quinte la Carelli seppe essere protagonista di un periodo non trascurabile della storia dello spettacolo italiano e amando particolarmente il personaggio di Tosca ne assunse quasi il profondo spirito, tanto che diceva come ripete la sua interprete nel film: “Il respiro di Tosca è il mio respiro, il suo grido è il mio”, parole che, in fondo, hanno condizionato anche la struttura narrativa del film. Con le sue idee e la sua volontà diresse per anni il Teatro Costanzi di Roma e solo dopo il consolidarsi del fascismo, successivamente all’omicidio Matteotti, con l’assenso di Mascagni la Carelli fu sollevata dalla direzione del Teatro, che venne chiuso, restaurato e alla sua riapertura ribattezzato Teatro dell’Opera e consegnata in altre mani, maschili, la sua direzione. Emma Carelli accusò il colpo e a seguito di un incidente con la sua automobile morì a soli 56 anni.

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Il secondo merito del film è il recupero, con un attento lavoro di ricerca, di immagini d’epoca che attraverso la drammatizzazione cinematografica o la cronaca dei tempi, arricchisce la visione. Da questo lavoro di scavo dentro un’archeologia così ricca di personaggi che diventa documento visceralmente legato al passato, la cultura italiana, complessivamente considerata, scopre fatti e personaggi che hanno determinato il diverso scorrere della vita negli ambiti dentro i quali hanno operato, come è accaduto a Emma Carelli nella storia dello spettacolo italiano. Un merito va riconosciuto sicuramente a Licia Maglietta che conferisce ricchezza al personaggio e lo fa diventare assolutamente proprio anche attraverso la scrittura dei monologhi che la stessa ci offre nella solitudine del palcoscenico. Non è un caso, d’altra parte che il film, dotato di una eleganza formale indiscutibile e ricco di sempre emozionanti immagini d’archivio, abbia vinto i Nastri d’argento nell’edizione 2020 nella sezione documentari.

Una nuova prospettiva per raccontare un pezzo della storia d’Italia in quel passaggio di secolo così importante per la cultura europea dentro la quale si sviluppava quella italiana e dove in particolare, si distingueva il frutto esclusivo della cultura musicale che era il nostro melodramma. Emma Carelli resta un’eroina di questa espressione dell’arte musicale, ma soprattutto resta una protagonista di quella scena innamorata della sua arte e tradita, come Tosca, da una mal riposta fiducia nell’astro politico nascente di quegli anni che avrebbe condotto l’Italia e non solo Emma Carelli, dentro un baratro oscuro e mortale.

 

 

Regia: Tony Saccucci
Interpreti: Licia Maglietta
Distribuzione: Istituto Luce – Cinecittà
Durata: 90′
Origine: Italia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (2 voti)
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