La prima pietra, di Rolando Ravello

Poco prima delle vacanze di Natale, nel giorno in cui è programmata la recita scolastica, un alunno intento a giocare con gli altri nel cortile, lancia una pietra rompendo una finestra e ferendo lievemente il bidello (Valerio Aprea). L’autore del gesto è un bambino musulmano, la cui madre (Kasia Smutniak), accompagnata dalla suocera (Serra Yilmaz), verrà convocata d’urgenza dal preside (Corrado Guzzanti) per dar conto dell’accaduto. Al ricevimento prenderanno parte anche la maestra (Lucia Mascina), insieme al bidello e sua moglie (Iaia Forte), dando vita ad un vivace e lungo dibattito che metterà a dura prova la buona riuscita della recita, a cui il preside tiene particolarmente.

La prima pietra sembra partire dallo stesso pretesto di Carnage di Roman Polanski, ossia dalle cattive azioni dei figli (uno, in questo caso) che scatenano l’incontro degli adulti, dai caratteri ed ideologie contrastanti, che si consuma nell’arco di una singola giornata e in un’unica stanza (o edificio, la scuola, nel film di Rolando Ravello). D’altronde entrambi i prodotti condividono anche l’origine teatrale, aspetto che s’intuisce benissimo nella pellicola italiana, visto il suo basarsi perlopiù interamente sulle interazioni dei protagonisti, un incrocio di stereotipi della nostrana società odierna, dall’integrata famiglia musulmana al bidello scorbutico fino all’insegnante hippie. Il Natale è allora un altro espediente per mettere in scena un tale concentrato di religioni e culture, nonché unico motivo d’interesse per il personaggio di Corrado Guzzanti, guida neutrale e assoluto motore tanto della disputa tra le famiglie, quanto della narrazione in sé, capace com’è di rendere divertenti anche situazioni sulla carta meno efficaci. Teatrali sono allora i tempi (a partire dalla sua breve durata), compresi quelli comici, basati su di una ridondanza di battute e gag caratteristiche e pressoché sui medesimi temi.

Proprio quest’immobilismo, che sembra a lungo un difetto e che ad un tratto può risultare perfino irritante, nasconde in realtà l’aspetto più interessante del film. I personaggi non cambiano mai la propria posizione, né a livello pratico, all’interno del dibattito, né tantomeno a livello ideologico. Quando sembra esserci un’apertura, questa viene puntualmente disattesa e al massimo li vediamo lasciarsi andare al lato peggiore di sé. Mancando questa necessaria evoluzione, i luoghi comuni, pur messi alla berlina e rivoltati man mano, finiscono col far posto a qualcosa di ben peggiore, una rabbia repressa, liberatoria ed un rancore eterno ben più complesso da scardinare. La prima pietra colpisce tutti e non salva davvero nessuno, rimane chiuso in un ciclo generazionale infinito, dove l’odio non viene guarito ma solo tramandato, e trova in un finale magari eccessivo ed esagerato la sua chiave di lettura: un fallimento triste, violento, farsesco, ma non per questo meno vero.

 

Regia: Rolando Ravello 
Interpreti: Corrado Guzzanti, Valerio Aprea, Iaia Forte, Kasia Smutniak, Lucia Mascino, Serra Yilmaz 
Distribuzione: Warner Bros. Pictures 
Durata: 77′ 
Origine: Italia, 2018 

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