La programmazione di Fuori Orario dal 1° al 7 maggio

Su Fuori Orario da stanotte a sabato 7, parte il ciclo su Peter Bogdanovich e prosegue quello sulla tv di Marco Leto. Ci sono anche Howard Hawks, Ernst Lubitsch, Gregory La Cava e Carlo Lizzani

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SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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Domenica 1 maggio dalle 2.00 alle 6.00

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OPEN DAY SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

AUTOBIOGRAFIA TELEVISIVA DI UNA NAZIONE (8)

Marco Leto, anatomia di un “ventennio senza fine”

a cura di Paolo Luciani

A partire dai primi anni ’60, soprattutto grazie anche alla cesura temporale di appena 15 anni dalla fine della guerra, come se non di più ad una realtà economica e culturale nuova, in grado di modificare in profondità anche il costume nazionale, proprio in quegli anni si moltiplicano le inchieste, i documentari, il film a soggetto che ritornano a studiare, raccontare, analizzare il ventennio,  i suoi protagonisti come la condizione del paese tutto; di più,  l’intenso e variegato lavoro storiografico trova anche  nel cinema, nella stampa specializzata  come in  quella popolare,  nella televisione in particolare, le  tribune e le  occasioni  per manifestarsi,  fino ad incidere  nella cultura di massa in forme del tutto originali, coinvolgendo un  pubblico vasto fatto “di chi c’era, come di quelli che sono venuti dopo”, capace anche di appassionarsi, confrontarsi, dividersi, sulle diverse tesi storiche a confronto.

Nelle notti che seguiranno cercheremo di dare conto di questa realtà , intrecciando materiali documentaristici televisivi con esperienze cinematografiche significative o meno scontate.

I prossimi appuntamenti saranno dedicati al lavoro televisivo di Marco Leto, appassionato anatomopatologo del nostro ventennio, forse anche per la sorte che lo fece figlio di uno dei più potenti uomini di potere del regime, il padre  Guido (e non si può fuggire alla tentazione di pensare come la profonda convinzione di Marco Leto di una continuità mai decisamente recisa tra il ventennio mussoliniana e la nuova repubblica resistenziale, con il recupero ed il collocamento in posti di responsabilità di tanta parte della burocrazia politica ed economica del regime nei contorni del nuovo stato, dia stata avvalorata e confermata proprio dalla vicenda del padre, che trovò di nuovo la possibilità, in pieno regime democristiano, di far valere le sue competenze ed informazioni).

La figura di Leto assume così anche  i tratti di un grande dramma familiare, che non oscurano però quello che fu il suo grande lavoro di scavo e ricerca dei caratteri originari ed originali del fascismo italiano, ampliando poi il suo sguardo sulle contraddizioni dello sviluppo industriale del paese, il terrorismo nostrano, il fallimento di importanti tentativi di democratizzazione politica e sociale  come il governo di Unidad Pòpular in Cile.  Da questo punto di vista Leto si ritaglia un ruolo da protagonista del movimento democratico del nostro cinema e della nostra televisione, con l’ampiezza dei suoi interessi e con l’approccio sempre attento alla maggiore diffusione possibile.

Classe 1931,allievo nei primai anni ’50 dei corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia, Leto li abbandona (ma tornerà come docente di regia televisiva dal 1983 al 1988)  per provare sul campo i  diversi momenti del fare cinema: lavora infatti come assistente, sceneggiatore, aiuto di diversi registi; Monicelli, Rossi, Vancini, Capogna, De Concini, Lenzi, Merchant, Moser,  Salerno. Dagli anni ’60 comincia a lavorare in televisione; il suo interesse principale è rivolto verso il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale, con produzioni tutte di livello per competenza e novità realizzativa; PRIMO PIANO: GOEBBELS, BADOGLIO; LA STORIA SOTTO INCHIESTA: FUGA DA LIPARI; DAL GRAN CONSIGLIO AL PROCESSO DI VERONA; TEATRO INCHIESTA: LA MORTE DI GIOVANNI GENTILE; FINCHE’ DURA LA MEMORIA: INTERVISTA A DINO GRANDI; LA SCONFITTA DI TRTSKY; IL CASO EVANS; INCIDENTE A VICHY; L’AFFONDAMENTO DELLA INDIANAPOLIS; CRONACHE DEL XX SECOLO; VENTI ANNI DELLA REPUBBLICA, ecc.

Ma non vanno dimenticate serie televisive di successo, trasposizioni di commedie e grandi romanzi, come: QUADERNO PROIBITO, I VECCHI E I GIOVANI, IL CASO LAFARGE, PHILO VANCE, ROSSO VENEZIANO, OPLA’ NOI VIVIAMO; e poi i film per la tv come DONNARUMMA ALL’ASSALTO, UNA DONNA SPEZZATA. Per il grande schermo va assolutamente ricordato LA VILLEGGIATURA che nel 1973 gli valse la partecipazione al Festival di Cannes e il Nastro d’Argento come migliore opera  prima (sceneggiato con Lino Dal Fra e Cecilia Mangini, il film è una delle più incisive analisi del fascismo al suo apogeo e delle difficolta, anche  ideologiche ed umane, che attraversarono quanti si opposero al regime), e poi AL PIACERE DI RIVEDERLA, A PROPOSITO DI QUELLA STRANA RAGAZZA, L’USCITA, questi due ultimi incentrati sul terrorismo.

L’ORO DI ROMA                                  

(Italia, 1961,  b/n, dur., 93’)

Regia: Carlo Lizzani

Con:  Gérard Blain, Anna Maria Ferrero, Jean Sorel, Paola Borboni, Umberto Raho, Filippo Scelzo, Andrea Checchi, Irag Anvar

Dopo l’otto settembre 1943 i tedeschi occupano Roma; nell’ottobre il comandante nazista Kappler convoca i rappresentanti della Comunità ebraica, intimando loro la consegna entro 36 ore di 50 chili d’oro, in caso contrario minaccia l’arresto e l’invio in Germania di 200 capi famiglia. Di fronte a questa richiesta la Comunità si divide tra chi argomenta sia meglio accettare l’ultimatum, nonostante le enormi difficoltà a reperire l’oro richiesto, impoveriti come sono in seguito alle leggi razziali italiane;  e chi non nutre nessuna fiducia che i tedeschi rispettino  l’accordo, invitando anzi a prendere le armi  per difendersi e ribellarsi. L’oro alla fine viene consegnato… il 16 ottobre all’alba i soldati tedeschi, coadiuvati da informatori  fascisti italiani, circondano il Ghetto di Roma e prelevano con la violenza uomini, donne, anziani, malati, bambini…la stessa cosa avviene in diversi quartieri della città – Prati, Parioli, Trionfale, Garbatella – nelle case individuate come abitate da ebrei. Alla fine saranno deportate in Germania ed ai campi di sterminio più di mille  persone; ne faranno ritorno solo 16, 15 uomini ed una sola donna.

Lizzani ricostruisce una delle pagine più fosche della storia del nostro paese, partecipando al generale processo di rilettura e scandaglio del ventennio fascista. Anche in questo caso, subito dopo l’esperienza del suo precedente film IL GOBBO (incentrato sulla controversa figura de “il gobbo del Quarticciolo” )  Lizzani continua una sua  personale riflessione sulle diverse posizioni politiche che animarono la resistenza italiana, senza evitare di misurarsi con il dibattito sulla liceità, necessità ed ineluttabilità dell’uso della violenza.

LA RESA DEI CONTI  DAL GRAN CONSIGLIO AL PROCESSO DI VERONA – prima puntata

(Italia, 1969,  b/n, dur., 93’)

Regia: Marco Leto

Con: Ivo Garrani, Franco Parenti, Didi Perego, Franco Graziosi, Guido Celano, Mario Feliciani, Armando Spadaro, Antonio Salines, Silvano Tranquilli, Renato de Carmine, Vittorio Duse, Sergio Ammirata; partecipano i giornalisti: Ugo Zatterin ed Emilio Ravel

Marco Leto affronta uno degli snodi più drammatici e decisivi nella evoluzione verso la tragedia finale del ventennio fascista:  il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo vota un ordine del giorno presentato dal gerarca Dino Grandi, che priva Mussolini dei suoi poteri assoluti, restituendoli al Re. E’ l’estremo tentativo di salvare il regime, messo ormai in crisi dal disastroso andamento della guerra e dal crescente malcontento popolare. Mussolini viene arrestato a Villa Savoia e sostituito con il Maresciallo Badoglio, mentre nelle maggiori città la popolazione scende in piazza distruggendo le immagini del regime. Il lavoro di Leto si contraddistingue non solo per la sua solita accuratezza storica, questa volta assicurata da due studiosi quali De Felice e De Rosa, ma anche per una inedita formula narrativa, che vede non solo riportati nei dialoghi testi e documenti ufficiali di quei giorni, insieme con immagini di repertorio storico, ma soprattutto per la presenza di due giornalisti noti al grande pubblico, Ugo Zatterin ed Emilio Ravel,  che scandiranno i tempi dell’azione dallo studio, come se si trattasse dei servizi di un nostro telegiornale.

 

Venerdì 6 maggio dalle 1.20 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

MONDO BOGDANOVICH (1)

a cura di Lorenzo Esposito

TUTTO PUO’ ACCADERE A BROADWAY                                

(She’s Funny That Way, Usa, 2014, col., dur., 92’)

Regia: Peter Bogdanovich

Con: Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Cybill Shepherd, Austin Pendleton, Joanna Lumley, Richard Lewis, Rhys Ifans, Jennifer Aniston

Isabella, in art Glo, sogna di diventare attrice e nel frattempo arrotonda lavorando per un’agenzia di escort. Durante un appuntamento in una suite d’hotel, s’imbatte in Arnold Albertson, regista affermato, che le offre una cifre considerevole perché abbandoni il mestiere. Senza che nessuno dei due lo sappia, Glo si ritrova a fare un provino per la nuova pièce di Albertson proprio per la parte di una squillo insieme alla moglie dello stesso Albertson e al suo partner storico sulla scena (e suo neanche tanto nascosto pretendente). Qui cominciano gli equivoci e si scatena la commedia…

L’ultimo film di Bogdanovich è anche un ultimo raro omaggio a Ernst Lubitsch (di cui viene apertamente citato il capolavoro Cluny Brown). Così racconta lo stesso Bogdanovich: “Abbiamo iniziato con il titolo “Squirrels to the Nuts”, che è stato cambiato perché troppe persone pensavano che fosse un film per bambini e non si poteva tradurre o altro, ma è in Cluny Brown di Ernst Lubitsch come un modo per dire che il modo insolito di fare qualcosa è buono. Comunque, il punto di partenza è stato un incidente che mi è successo a Singapore in Saint Jack, che come sapete è un film su papponi e puttane e maitresse e così via. Abbiamo effettivamente usato diverse escort nel film, e ho conosciuto e apprezzato un paio di loro e ho dato loro del denaro oltre al loro stipendio per aiutarle a tornare a casa e uscire dal business. Dopo di che ho sempre pensato che sarebbe stato divertente fare una commedia su un tizio che dà a una escort dei soldi extra per smettere di essere una escort e poi si mette nei guai per questo. Non sapevo davvero cosa sarebbe successo, ma è da lì che è iniziato tutto”. (Playng all the parts: Peter Bogdanovich on She’s Funny That Way, Roger Ebert.com, agosto 2015)

PALCOSCENICO                                                                                         

(Stage Door, Usa 1937, b/n, dur., 87’)

Regia: Gregory La Cava

Con: Ginger Rogers, Katharine Hepburn, Adolphe Menjou, Gail Patrick, Lucille Ball

Terry Randall (Katharine Hepburn) si trasferisce in una pensione teatrale di New York. Le sue maniere raffinate e il suo atteggiamento di superiorità non la rendono amica del resto delle aspiranti attrici che vivono lì, in particolare della sua nuova compagna di stanza, l’impertinente e cinica ballerina Jean Maitland (Ginger Rogers). Le ragazze hanno varie vicissitudini, amori, tradimenti, equivoci, conflitti per realizzare i loro sogni fino alla liberatoria serata della prima.

Capolavoro di La Cava, punto di riferimento per tutti i film sul teatro e sull’universo femminile, è stato realizzato col tipico metodo di improvvisazione che ha reso La Cava famoso.

 

Sabato 7 maggio dalle 01.50 alle 06.30 (280’) 

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

MONDO BOGDANOVICH (2)

a cura di Lorenzo Esposito

SUSANNA                                          

(Bringing Up Baby! USA 1938, b/n, dur., 98’)

Regia: Howard Hawks

Con: Katherine Hepburn, Cary Grant, May Robson, Charles Ruggles.

Lo zoologo professor David Huxley, intento da anni alla ricostruzione di un brontosauro e vicino alla conclusion dell’impresa, il giorno prima di sposare la sua segretaria incontra causalmente l’ereditiera Susan, stravagante e capricciosa, che gli procurerà una lunga serie di guai fino a protrarlo all’inseguimento di un leopardo di nome Baby.

Ancora Cary Grant e Katherine Hepburn, dopo Sylvia Scarlett e subito prima di Incantesimo, altrettanti capolavori realizzati in un breve arco temporale, ovvero la guerra dei sessi vista in modo completamente diverso da due dei più grandi registi della commedia americana classica.

Il volume di conversazioni di Bogdanovich Who the Devil Made It? deve il titolo a una dichiarazione di Hawks che, non a caso, apre il libro: “Che registi mi piacciono? Quelli che ti fanno capire chi diavolo ha fatto quel film”. Scrive Bogdanovich: “La specialissima abilità di Hawks è di piazzare infallibilmente la mdp nel posto più esatto per raccontare quel che succede, e di montare in modo da coinvolgere quasi fisicamente lo spettatore nel movimento; e lo fa sempre così impercettibilmente, con tanta apparente assenza di sforzo, che lo spettatore non si rende mai conto di essere guidato”. (P. Bogdanovich, Who the Devil Made It?, Fandango 2010, p. 399)

IL VENTAGLIO DI LADY WINDERMERE                    

(Lady Windermere’s Fan, USA 1925, b/n, dur., 79’, muto con cartelli in it.,)

Regia: Ernst Lubitsch

Con: Ronald Colman, May McAvoy, Bert Lytell, Irene Rich

Capolavoro del periodo muto di Lubitsch tratto dal testo teatrale del 1892 di Oscar Wilde, è dal 2002 nella lista di film appositamente preservati dal National Film Registry americano per valori estetici e culturali.

A Londra, Lady Margaret Windermere è impegnata a scoraggiare i flirt di Lord Darlington, mentre suo marito riceve una lettera da Edith Erlynne, “una perfetta sconosciuta”, che chiede di incontrarlo per una questione urgente. Donna di grande bellezza ma di pessima reputazione, rivela di essere la madre di Lady Windermere, che la crede morta e ne venera la memoria. Temendo che sua moglie venga schiacciata dalla verità e vedendo una pila di banconote sulla scrivania della signora Erlynne, Lord Windermere le dà un assegno di 1500 sterline per il suo silenzio. Per il compleanno di Lady Windermere, il marito le regala dei gioielli e un bel ventaglio. Quando lascia la villa, lei e Darlington lo vedono per caso congedare il suo autista e prendere un taxi. Darlington le dice allora che il nome della signora Erlynne si trova nel libretto degli assegni del marito e le dichiara il suo amore per lei. Nel frattempo, la signora Erlynne ricatta Lord Windermere per invitarlo a un ballo quella sera. Quando torna a casa, sua moglie lo affronta con la sua copia dell’assegno da 1500 sterline, che ha trovato dopo aver forzato il cassetto della sua scrivania chiusa a chiave. Lui le dice che ha solo aiutato una donna meritevole in difficoltà, ma lei si infuria ulteriormente. Di fronte alla forte opposizione della moglie, egli invia un biglietto alla signora Erlynne, chiedendole di non venire. Lei non lo apre, supponendo che sia il suo invito, e va al ballo. Qui induce un riluttante Lord Windermere a presentarla formalmente a sua moglie…

Su Lubitsch, che Bogdanovich indica appositamente nell’introduzione di Who the Devil Made It?, come “Il regista che non ho mai incontrato”, la sua opinione è chiara: forse è il più grande. “Lubitsch è anche il regista che tutti o quasi i registi da me intervistati menzionano sempre, con ammirato rispetto, tra i migliori in assoluto” (P. Bogdanovich, Who the Devil Made It?, Fandango 2010, p. 51). Ed è a Lubitsch che si ispira per quello che resta il suo ultimo film e che “Fuori Orario” ha mandato in onda la scorsa notte.

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Le Arene estive di Cinema a Roma

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