La programmazione di Fuori Orario dal 12 al 18 settembre

Su Fuori Orario questa settimana saranno protagonisti Ingmar Bergman, Tsai Ming-liang, Aleksei German, Lino Brocka e Frederick Wiseman. Il carrettiere di Sembene in prima tv

Domenica 12  settembre dalle 2.20 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Luciani Turigliatto

---------------------------------------------------------------
BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


---------------------------------------------------------------

presenta

VENEZIA  2001 – 2021

11 settembre, venti anni dopo (6)

a cura di Fulvio Baglivi, Lorenzo Esposito, Simona Fina, Roberto Turigliatto

IN JACKSON HEIGHTS     

(USA, 2015, col., dur., 180’, v .o. inglese, spagnolo, arabo, hindi con sottotitoli italiani)

Regia, produzione, montaggio: Frederick Wiseman

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2015 

Jackson Heights, nel Queens, a New York, è una delle comunità etnicamente e culturalmente più eterogenee degli Stati Uniti e del mondo. Ci sono immigrati da ogni paese del Sud America, da Messico, Bangladesh, Pakistan, Afghanistan, India e Cina. Alcuni sono cittadini, altri hanno la green card, altri ancora non hanno documenti. Le persone che abitano a Jackson Heights, nella loro diversità culturale, razziale ed etnica, sono rappresentative della nuova ondata di immigrati in America. Alcune delle questioni poste dal film – l’assimilazione, l’integrazione, l’emigrazione e le differenze culturali e religiose  – sono comuni a tutte le principali città dell’Occidente. Il tema del film è la vita quotidiana delle persone di questa comunità: i loro affari, i loro centri comunitari, le loro religioni, e le loro vite politiche, culturali e sociali; nonché il conflitto tra il mantenimento dei legami con le tradizioni dei paesi di origine e il bisogno di imparare e adattarsi ai costumi e ai valori americani. Questo è il terzo film di Frederick Wiseman nell’ambito di una trilogia sulle comunità, gli altri sono Aspen e Belfast Maine. In questi film, come in tutte le sue opere, il regista tenta di presentare un ritratto di ampio respiro della vita contemporanea.

“L’America è un paese di immigrati. Come nel XIX e nel XX secolo, molti si stabiliscono a New York. In Jackson Heights è un film su una comunità in cui si parlano 167 lingue e gli immigrati del Sud America e dell’Asia vivono e lavorano con i discendenti degli immigrati del XIX secolo, provenienti dall’Europa centrale e occidentale”. (Frederick Wiseman).

FUORI ORARIO: PAROLA (SU UNA) DATA (5: Amir Naderi, Abbas Kiarostami, Béla Tarr, Ermanno Olmi, Luca Ronconi, Ciprì e Maresco)

(Italia, 2002-2006, col., dur., 24’ca)

Di: enrico ghezzi

A vent’anni esatti dal tragico 11 settembre 2001, Fuori Orario ripropone PAROLA (SU UNA) DATA,  di Enrico Ghezzi , una serie di conversazioni filmate  sulle immagini dell’attentato alle Torri Gemelle  di  Ciprì e Maresco, Jacques Derrida, Amos Gitai, Abbas Kiarostami,   Amir Naderi, Ermanno Olmi,  Luca Ronconi,  Jerzy Skolimowski,  Susan Sontag, Bela Tarr, Tsai Ming-liang,  Slavoj Žižek.

 

Venerdì 17 settembre dalle 1.10 alle 6.00

DERIVE CIECHE IN UN DESERTO DI LUCE 

a cura di Fulvio Baglivi

IL CARRETTIERE                                          PRIMA VISIONE TV

(Borom sarret, Senegal/Francia, 1962, b/n, dur., 21’09’’, v. o. sott., it. )

Regia: Ousmane Sembene

Con: Ly Abdoulaye (il carrettiere), Albourah (il cavallo)

Opera prima del grande cineasta senegalese Ousmane Sembene di cui a breve Fuori Orario manderà in onda anche Le Noir de, è uno dei film fondativi del cinema africano. In poco meno di venti minuti Sembene racconta la giornata di un carrettiere povero e del suo cavallo nella città di Dakar, tra corse non pagate, sotterfugi dei clienti e impedimenti della polizia schierata a difesi dei quartieri ricchi. La visione e la forza del cinema di Ousmane Sembene, i corpi e la luce dell’Africa fanno di questo breve film un’opera fondamentale.

MANILA – NEGLI ARTIGLI DELLA LUCE (MANILA – IN THE CLAWS OF LIGHT)

(Maynila – Sa mga kuko ng liwanag, Filippine 1968, b/n e col., v.o. sott. it., dur., 121’11’’)

Regia: Lino Brocka

Con: Bembol Roco, Hilda Koronel, Lou Salvador Jr., Joonee Gamboa, Tommy Abuel

Fuori Orario presenta nella versione restaurata capolavoro di Lino Brocka del 1968. Brocka è stato il maestro del cinema filippino degli anni ‘70 e ‘80, a cui fanno riferimento sia Lav Diaz sia i giovani registi.  Un giovane pescatore Julio, si trasferisce a Manila per ritrovare il suo primo amore Ligaya. Qui scopre i duri conflitti di classe e la lotta per la sopravvivenza quotidiana della classe operaia e della maggior parte della popolazione. Fra questi anche la sua Ligaya, costretta a prostituirsi. I due giovani, in un crescendo parossistico, tentano un’ultima fuga che termina in tragedia. A questo punto nulla ha più senso, non resta che il delitto, la vendetta. Un circolo vizioso con cui il sistema economico perpetua l’oppressione.

STRAY DOGS

(Jiaoyou, Francia/Cina, 2013, col., dur., 128’23”, v. o. sott. it.)

Regia: Tsai Ming-liang

Con: Lee Kang-Sheng, Lu Yi-Ching, Yi-cheng Lee, Yi-chieh Lee, Chen Shian-Chyi

Un uomo, una donna, due figli e le loro difficoltà economiche. Dormono dove capita, si lavano nei bagni pubblici, vivono come possono ai margini della metropoli di Taipei. “Non c’è storia da raccontare”, se non quella che documenta il tragitto dei corpi degli attori sul fiume a ritroso di tutti i film di Tsai Ming-Liang stesso, fino a tornare al primigenio primo piano di Vive l’amour qui prolungato a circa dodici minuti e addizionato dalla presenza di Lee Kang-sheng. Presentato e premiato al Festival di Venezia, questo capolavoro è stato presentato da Tsai Ming-liang come il suo ultimo lungometraggio (volontà poi fortunatamente non rispettata).

 

Sabato 18 settembre dalle 1.40 alle 6.30

IL SILENZIO DI DIO

a cura di Lorenzo Esposito

LUCI D’INVERNO

(Nattvardsgästerna, Svezia, 1963, b/n, dur. 80‘ 42‘‘, v.o. sott.italiano)

Regia: Ingmar Bergman

Con: Ingrid Thulin, Gunnar Björnstrand, Max von Sydow, Gunnel Lindblom

Considerato l’episodio centrale di una trilogia dedicata al “silenzio di Dio” (preceduto da Come in uno specchio e seguito da Il silenzio), Luci d’inverno è ancora oggi uno dei film più discussi e ammirati di Ingmar Bergman (famosi, tra gli altri, gli interventi nel dibattito di Georges Sadoul, Susan Sontag, Alberto Moravia). Il film ottenne vari riconoscimenti, tra cui il Gran Premio OCIC ex-aequo con Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan.

Il pastore Tomas Ericsson ha appena terminato di dire la messa e già si prepara per un’altra funzione in una città vicina. Viene avvicinato da alcuni presenti, tra cui il pescatore Jonas Persson, ossessionato dalla notizia che la Cina sta sviluppando una bomba atomica. C’è anche Marta, l’ex amante di Tomas, che gli lascia una lettera e gli dichiara il suo amore. Nella lettera, Märta descrive la negligenza di Tomas nei suoi confronti, raccontando la storia di come un’eruzione cutanea che sfigurava il suo corpo lo disgustava, e né la sua fede né le sue preghiere fecero nulla per aiutarla. Tomas, nel frattempo, cerca maldestramente di dare consigli a Jonas, prima di ammettere finalmente che anche lui non ha fede. Tomas alla fine dice a Jonas che le cose hanno più senso se neghiamo l’esistenza di Dio, perché allora la crudeltà dell’uomo non ha bisogno di spiegazioni. Jonas se ne va, e Tomas affronta il crocifisso e si dichiara finalmente libero. Märta, che si è appostata nella cappella, è felicissima di sentirlo e abbraccia Tomas, che di nuovo non risponde al suo affetto. Vengono interrotti dalla vedova Magdalena, che dice loro che Jonas si è appena suicidato con un fucile. Tomas guida, da solo, fino alla scena del crimine e stoicamente aiuta la polizia a coprire il corpo di Jonas con un telo. Questo l’incipit del viaggio del Pastore Tomas Ericsson intorno al senso della vita e della fede che lo porterà faccia a faccia con i suoi errori e con le contraddizioni umane. Alla fine, giunto in una chiesa vuota, Tomas decide comunque di tenere la messa: le campane vengono suonate ed egli inizia la funzione recitando il Sanctus: “Santo Santo Santo, Signore Dio Onnipotente; il cielo e la terra sono pieni della tua gloria”.

HARD TO BE A GOD

(Trudno byt’ godom, Russia, 2013, b/n, dur., 172’, v.o. sott.it.,)

Regia: Aleksei German

Con: Leonid Yarmolnik, Dmitri Vladimirov, Laura Pitskhelauri, Aleksandr Ilyin, Yuri Tsurilo, Yevgeni Gerchakov, Aleksandr Chutko, Oleg Botin, Pyotr Merkuryev.

Uno scienziato viene mandato sul pianeta Arkanar per aiutare una civiltà sperduta nel buio di un’eterna età medievale. Lo scienziato si sente come un Dio, deve far evolvere un popolo intero ed è diviso fra un intervento moderato e una soluzione estrema. Per prima cosa decide, esplorando borgo dopo borgo, di salvare gli intellettuali, ma la scelta si rivela ben più difficile del previsto.

Tratto dall’omonimo romanzo di Arkady e Boris Strugatsky, è l’ultimo immenso film di Aleksei German.

---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative



    Rispondi

    Contenuto non disponibile
    Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"