La programmazione di Fuori Orario dal 13 al 19 settembre

Domenica 13 settembre 2020

Fuori Orario cose (mai) viste

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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VENEZIA, IL CINEMA

FONDAMENTA DEGLI INVISIBILI (6)

 

L’ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA                 

(Toivon tuolla puolen, Finlandia, 2017, col., 96’)

Regia e sceneggiatura: Aki Kaurismäki

Con: Shrwan Haji, Sakari Kuosmanen,

Due storie che si incrociano in una cittadina finlandese. Quella di Khaled, un rifugiato siriano che arriva di nascosto in una nave che porta carbone e chiede asilo senza successo. E quella di Wikström, un venditore all’ingrosso di camicie che, dopo una giocata a poker, decide di cambiare vita, lasciare la moglie, e aprire un ristorante. Wikström incontra Khaled, ora clandestino, che dorme dietro il locale. Gli offre cibo, alloggio e un lavoro. E decide di sfruttare il suo aspetto di straniero per convertire il locale in ristorante etnico.

Dedicato alla memoria del grande critico e programmatore Peter van Bagh, con un cameo della sua attrice di culto Kati Outinen, il film ha vinto l’Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino.

“I personaggi di Kaurismäki non hanno mai davvero una casa. (…)  Kaurismäki sta sempre su questi margini di esclusione, storie di rifiuti, di residui, racconti di diaspore e esili. Che sono sempre, innanzitutto, individuali e poi, solo poi, per il tramite di un destino comune, collettivi. Ma se l’esilio è una costante, il fatto che in L’altro volto della speranza, come già in Miracolo a Le Havre, si parli di immigrati clandestini, di fughe dalla guerra, di confini blindati, è una naturale conseguenza. Tra Khaled, Wikström e gli improbabili dipendenti della Pinta d’Oro, il miserabile ristorante rilevato dal vecchio rappresentante di camicie, non c’è reale differenza. In fondo, Kaurismäki immagina la comunione o solidarietà come un’evoluzione naturale della solitudine. E col cinema costruisce ipotesi di resistenza e di altre famiglie, a cominciare dai volti che lo attraversano nel corso degli anni” (Aldo Spiniello).

FUOCOAMMARE
(Italia, 2016, col., 109’20”)

Regia: Gianfranco Rosi

Vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 2016

Samuele ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, nell’inferno umano dei nostri tempi. 

Sulla roccia aspra di Lampedusa Gianfranco Rosi fa scontrare due mondi, entrambi a loro modo arcaici: uno ha trovato culla nell’isola, e non sembra accorgersi del mondo che lo circonda; l’altro cerca un riparo impossibile, in fuga da guerra, fame e disperazione. Un viaggio che apre innumerevoli interrogativi, anche sulla stessa essenza del fare cinema” (Raffaele Meale)

 

LA CAROVANA DEI MORMONI                    

(Wagon Master, USA 1950, b/n, 87’31”)

Regia: John Ford

Con:  Ben Johnson, Joanne Dru, Jarry Carey Jr. Ward Bond, Jane Darwell,

Nel 1870 una carovana di mormoni diretta alla “Terra Promessa” (nel caso il fiume Sa Juan in Utah) assume come guida per un viaggio attraverso territori impervi i due giovani cowboy Travis e Sandy dopo che si sono dichiarati alieni dall’uso degli armi come prevede la fede mormone.  Nel corso della traversata faranno molti incontri, dagli Indiani Navajo a una banda di fuorilegge, contro la quale sarà giocoforza “sparare ai serpenti” (sciacalli nella versione italiana), per poter sopravvivere. Considerato a torto un film minore dalla critica dell’epoca, con un budget ridotto e senza grandi star (ma con alcuni dei suoi straordinari attori amici e specialisti nei secondi ruoli), per Ford era invece, insieme a The Fugitive e The Sun Shines Bright “l’opera più vicina a ciò che avrei voluto realizzare”. Un capolavoro di dialettica girato in pieno periodo maccartista.

Venerdì  18 settembre 2020

IL PRURITO

I mille occhi in convergenza con Fuori orario (1)

Il prurito è il titolo della XIX edizione del festival I Milleocchi di Trieste, e riprende quello dell’unica regia perduta di Carlo Levi, prodotta da Marco Ferreri.  Il Festival, diretto da Sergio M. Grmek Germani, che da sempre si occupa delle zone più segrete e appassionanti del cinema, viene realizzata in quest’anno di emergenza sanitaria anche con la programmazione televisiva di tre notti di Fuori Orario, una convergenza frutto di anni di ricerche comuni e di affinità elettive. Sergio M. Grmek Germani, che inoltre è stato anche uno degli autori di Fuori Orario nei primi anni del programma, scrive nella presentazione del Festival pubblicata su Film Tv: “La storica amicizia con Fuori orario ha portato a una di quelle convergenze parallele che coltiviamo. Il ringraziamento va a Roberto Turigliatto, che con me cura le tre notti, al coordinamento di Simona Fina, ai montaggi di Dario Cece. (…)  La parte digitale/terrestre del festival (per cercare un’impronta rosselliniana nel termine tecnico delle trasmissioni) include solo film profondamente voluti, di ogni epoca perché il cinema è uno e infinito, e tra questi alcune prime televisive: il sommo Rohmer Agente speciale (di cui scrivo meglio qui nella rubrica), Fiamme sul mare di Waszyński e Cottafavi, e Le officine della Fiat di Luca Comerio (dall’Archivio Cinema d’Impresa di Ivrea). Vi sono inoltre ritrovamenti di film italiani dati per perduti: un episodio di Gente delle Langhe di Cottafavi, e un raro film di Ellis Donda. Inoltre gli amatissimi La casa è nera di Forugh Farrokhzad in rima con le uscite dalla fabbrica di Lumière (negli occhi di Rohmer) e di Comerio, L’intrusa di Raffaello Matarazzo, Love Affair di Leo McCarey e altre meraviglie in via di svelamento”.

 

AGENTE SPECIALE (TRIPLE AGENT)   PRIMA VISIONE TV

(Francia, 2004, col., durata: 115’, v.o. sott.in italiano)

Regia, sceneggiatura: Eric Rohmer

Con: Katerina Didaskalou, Serge Renko, Cyrielle Clair

Nel 1936 il giovane generale russo emigrato Fiodor vive in esilio a Parigi. Lavora per un’associazione zarista di militari russi bianchi con Arsinoé la moglie greca pittrice, che si tiene al di fuori della politica e del lavoro del marito. La coppia intrattiene anche dei rapporti di amicizia coi vicini di casa, una coppia di militanti comunisti.

Fiodor segretamente sembra anche essere anche una spia che negozia alleanze misteriose con gli uni e con gli altri coltivando l’illusione di poter dominare il gioco dello spionaggio e di evitare tuttel trappole.  Forse neppure lui sa più se sta servendo gli interessi dei Bianchi, di Stalin, di Hitler o dell’organizzazione militare e politica clandestina La Cagoule. Perfino Arsinoé comincia ad avere dei dubbi. Ma quando il superiore di Fiodor viene rapito da degli sconosciuti, è già troppo tardi… e anche Arsinoé verrà coinvolta in modo tragico brutale nella storia segreta del marito. Il gioco della verità e della menzogna, della seduzione e del disvelamento, dello scarto inevitabile tra la consapevolezza e l’illusione, dei Racconti morali travestito in una storia di spionaggio attraverso i dialoghi di una coppia.

“Rohmer, dopo aver aperto il nuovo millennio con un film che rovescia la dittatura della storia (L’Anglaise et le duc), compie con questo gemello novecentesco un atto sovrano oltre la politica: nel suo film più dreyeriano e hitchcockiano, il perdersi nel fuoricampo del personaggio femminile è tra i punti più altamente commoventi del cinema”. (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi)

 

L’INTRUSA                                       

(Italia, 1956, b/n, durata 108’)

Regia: Raffaello Matarazzo

Con: Amedeo Nazzari, Lea Padovani, Andrea Checchi, Cesco Baseggio, Pina Bottin, Ada Colangeli, Franca Dominici, Rina Morelli, Paola Quattrini

Tratto dal dramma La moglie del dottore, con sceneggiatura di Matarazzo, Piero Pierotti, Silvio Zambaldi, Giovanna Soria e, la fotografia di Tonino Delli Colli e il montaggio di Mario Serandrei. Luisa, una giovane insegnante, è sedotta da un uomo, l’ingegnere Roberto, e rimane incinta. Quando lo viene a sapere, Roberto l’abbandona. Il bambino muore per aborto spontaneo. Depressa e sola, Luisa tenta il suicidio ma il medico Carlo Conti a sua voltaprovato dalla morte della moglie, decide di occuparsi di lei e di sposarla, più tenerezza e compassione che per vero amore. Mentre la donna lentamente ritrova la gioia di vivere riappare Roberto e ritornano i dolori e i fantasmi del passato.

“Benché Rohmer non si sia occupato di Matarazzo e Cottafavi volle accogliere sui Cahiers i macmahoniani che ce li rivelano: e L’intrusa è il film più prenouvellevague di Matarazzo, il nostro Leenhardt, un mélo in presa diretta, con una donna che viene dal mare e sfugge dreyerianamente alle morti”. (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi)

 

Sabato 19 settembre 2020

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

IL PRURITO

I mille occhi in convergenza con Fuori orario (2)

 

FIAMME SUL MARE       PRIMA VISIONE TV DELLA VERSIONE RESTAURATA

(Italia, 1947, b/n, 75’)

Regia: Vittorio Cottafavi, Michał Waszyński

Con: Carlo Ninchi, Silvana Jachino, Evi Maltagliati, Giacomo Rondinella, Edda Albertini

Importante restauro della Ripley Film del primo film che ha visto la collaborazione tra Cottafavi e Waszinski, a cui seguirà   Lo sconosciuto di San Marino. Un capitano di lungo corso, che la guerra ha costretto all’inazione, costituisce con alcuni marinai una cooperativa e recupera una nave da carico sommersa nel porto entrando in conflitto con un armatore senza scrupoli.

“Preceduto da una tarda, commossa intervista con Cottafavi, questo film di accensioni marine dell’apolide Waszinsky è anche tra le tappe di Cottafavi massimo secondo regista (altrove con De Robertis, Vergano, De Sica, Germi). (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi)

 

INCONTRO CON IL PADRE (terzo episodio di GENTE DELLE LANGHE)

(Italia, 1974, b/n, 31’ circa)

Regia: Vittorio Cottafavi

Sceneggiatura: Davide Lajolo

Con: Gian Paolo Rosmino, Alfedo Piano, Luigi Ferraris, Urbano Marino

Il film televisivo di Vittorio Cottafavi Gente delle Langhe, composto di tre episodi, L’eremita (dal racconto omonimo di Cesare Pavese), La torta di Riccio (da Una questione privata di Beppe Fenoglio), Incontro con il padre (da libro Come e perché di Davide Lajolo), è stato trasmesso una sola volta diviso in tre parti il 15, 22, e 29 ottobre del 1974 all’interno della TV dei ragazzi.

Il film è da allora irreperibile ed è stato considerato perduto.

Fuori Orario ha ritrovato la terza parte, Incontro col padre, nelle Teche di Torino, presumibilmente un supporto derivato dal riversamento di una copia lavoro in pellicola. Il film, sprovvisto di titoli di testa e di coda, risulta per il resto apparentemente completo. Si tratta di un ritrovamento importante di un film maggiore di Cottafavi – la storia del ritorno di un figlio alla casa paterna (dove il padre sta morendo) nelle Langhe -, e lascia sperare che ulteriori ricerche portino al ritrovamento degli altri due episodi.

In una programmazione ideale non sarebbe inappropriato programmare il film insieme a Sicilia di Jean-Marie Straud e Danièle Huillet.

“Sinora unico (finale) episodio ritrovato di uno dei massimi cineasti del paesaggio italiano, tra Langhe, Maremma, Dolomiti e Carnia. L’incontro di Davide Lajolo col padre morente è toccante, in questa emersione della grande televisione “dei ragazzi” cottafaviana”. (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi)

 

SEGUENDO PETOTI

(Italia, 1981, col., dur., 24’07”)

A cura di Giancarlo Deganutti

Programma documentario realizzato dalla sede Regionale del Friuli Venezia Giulia sulla realizzazione di Maria Zef con interviste a Vittorio Cottafavi, lo sceneggiatore e attore Siro Angeli, le attrici Renata Chiappino, Neda Meneghesso, Anna Bellina, lo scenografo Carlo Leva, e riprese sul set e sui luoghi in esterni del film.

“Sul set del magnifico Maria Zef con Cottafavi e lo sceneggiastore-attore Siro Angeli che riscrive in friulano il romanzo della veneta Paola Drigo, progetto giovanile del regista realizzato alfine come primo film della Terza Rete”. (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi)

 

SETTE PICCOLE CROCI

(Italia, 1957, b/n, durata 65’12”)

Regia: Vittorio Cottafavi

Dalla novella “Sept petites croix dans un carnet” (1950) di Georges Simenon.

“Fu il primo lavoro che feci per la televisione, un adattamento da un racconto poliziesco. Era una storia tipica di Simenon, che si svolgeva interamente in un’unica scena: un commissariato di polizia in cui si presenta un padre che ha perduto suo figlio e sospetta sia stato sequestrato” (Vittorio Cottafavi)

“Nella prima regia televisiva, ispirata al grande Simenon, Cottafavi offre alla televisione lo specchio più veritiero: ciò che vi si interroga avviene altrove, nel fuoricampo”. (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi).

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