La programmazione di Fuori Orario dal 16 al 22 gennaio

Suleiman, Artaud, Grifi, Hamaguchu, Enyedi, Bene sono i protagonisti delle tre nottate a Fuori Orario da stanotte a sabato 22

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NOVITA’ – CORSO ONLINE TEORIA DELLA SCENEGGIATURA


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Domenica 16 gennai dalle 2.00 alle 6.00

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CORSO ESTIVO DI RIPRESA VIDEO

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

IO È UN ALTRO

autoritratti, memorie, sdoppiamenti (13)

a cura di Fulvio Baglivi, Lorenzo Esposito, Simona Fina, Roberto Turigliatto

LACENO D’ORO 2021: INCONTRO CON ELIA SULEIMAN    PRIMA VISIONE TV

(Id., Italia, 2021, colore, 60’ circa)

Con: Elia Suleiman, Aldo Spiniello, Sergio Sozzo

Traduzione simultanea: Martina Zigiotti

Elia Suleiman è stato ospite lo scorso dicembre dell’edizione 2021 del festival internazionale Laceno D’oro, diretto da Maria Vittoria Pellecchia con Aldo Spiniello, Sergio Sozzo e Leonardo Lardieri. Il grande cineasta palestinese ha ricevuto il premio “Laceno D’oro” alla carriera ed è stato protagonista di un incontro pubblico con traduzione simultanea coordinato da Aldo Spiniello e Sergio Sozzo. Grazie al festival mandiamo in onda un lungo estratto della conversazione.

IL TEMPO CHE CI RIMANE           

(The Time That Remains, Regno Unito, Italia, Belgio, Francia, 2009, col., dur., 105’, v. o. araba, ebraico, inglese, con sott., it.)

Regia: Elia Suleiman

Con: Elia Suleiman, Alik Suleiman, Saleh Bakri, Samar Qudha Tanus

Il film è la cronaca di una famiglia palestinese residente a Nazareth lungo un arco temporale    che va dal 1948 ai giorni nostri. Elia Suleiman basa il suo racconto sui contenuti dei diari di suo padre e sui suoi ricordi personali, facendo di fatto un ritratto della vita quotidiana dei palestinesi che sono rimasti nella loro patria dopo la guerra del 1948 e la creazione dello stato d’Israele.

“I miei film si ispirano alla mia vita quotidiana. Quando vivi in una zona sensibile come il mio paese, la politica fa semplicemente parte della vita. Si dà il caso che la Palestina subisca un eccesso di esposizione mediatica, col conseguente risultato di lasciare campo libero agli ideologi sia a sinistra, sia a destra. Ho sentito che la mia sfida era quella di sottrarmi a questo approccio semplicistico e di fare film in cui non ci fosse nessuna lezione di storia da impartire. Mi sono focalizzato su momenti di intimità familiare, con la speranza di non ottenere altro che il piacere del pubblico e una certa verità nel modo di girare. Se raggiunge questo scopo, il film diventa universale e il mondo stesso diventa Palestina. (…)   Alcuni degli eventi rappresentati hanno avuto luogo in modo brutale e caotico. Io stesso sono stato segnato per sempre da ricordi di questo periodo. Volevo però presentare questo caos come una danza in cui la violenza è suggerita sul piano emozionale ma non esibita. La sfida era quella di tradurre la violenza in un linguaggio filmico alieno da ogni sensazionalismo. La violenza di quel periodo è stata estrema, ma il mio obiettivo era di alludervi, non di rappresentarla. (…)  Trovo che il silenzio sia molto cinematografico. Il silenzio è una cosa meravigliosamente sovversiva. Tutti i governi lo odiano perché è un’arma di resistenza. Quando leggi una poesia, per esempio, il respiro gioca un ruolo fondamentale. Molte persone si sentono intimidite dal silenzio, perché le destabilizza, li spossessa della loro identità. Il silenzio ti fa mettere in discussione le cose”. (Elia Suleiman)

 

Venerdì  21 gennaio dalle 1.10 alle 6.00

Ryusuke Hamaguchi e Ildikó Enyedi:

RACCONTI DEL CASO E DELL’IMMAGINAZIONE

a cura di Lorenzo Esposito

IL GIOCO DEL DESTINO E DELLA FANTASIA  PRIMA VISIONETV

(Guzen to sozo, Giappone, 2021, col., dur., 121’, v. o. sott., it.)

Regia e sceneggiatura: Ryusuke Hamaguchi

Con: Kotone Furukawa, Kiyohiko Shibukawa, Katsuki Mori, Aoba Kawai, Ayumu Nakajima, Hyunri, Shouma Ka

Presentato in Concorso alla Berlinale 71 e vincitore dell’Orso d’argento-Gran Premio della Giuria. 

Wheel of Fortune and Fantasy anticipa di qualche mese Drive My Car, selezionato in Concorso al Festival di Cannes (e vincitore del Prix du Scénario). Mentre Drive My Car è tratto dai racconti di Haruki Murakami, Wheel of Fortune and Fantasy è basato su una serie di appunti originali scritti da Hamaguchi per dei possibili racconti che invece, sviluppati, sono poi diventati la sceneggiatura del film. La traduzione letterale del titolo originale giapponese è “Caso e immaginazione”. 

Il film è suddiviso in tre episodi, che ruotano ciascuno intorno a un personaggio femminile. Come  tre movimenti di un brano musicale, raccontano le storie di un triangolo amoroso inaspettato, di una trappola di seduzione fallita e di un incontro che nasce da un malinteso. Il film costruisce poco a poco un organismo unico che riflette sulle nozioni di tempo e spazio e che culmina nel contesto fantascientifico dell’ultimo episodio. Coincidenza, destino, scelta, rimpianto: sono loro i veri protagonisti del film.

“All’inizio avevo diverse bozze di racconti. Li mettevo in sequenza a partire da quello che ritenevo più adatto ad aprire il film, e infine li trasformavo nella sceneggiatura vera e propria. Ricordo che i Six contes moraux di Éric Rohmer erano romanzi prima di diventare la sceneggiatura vera e propria. Non ho pensato di fare qualcosa di simile, però, perché non ero molto attratto dall’idea di scrivere dei veri e propri racconti.”

[…]

“Sono un regista, fondamentalmente la ragione per cui scrivo sceneggiature è per dirigere film. Certo, ho scritto la sceneggiatura di La moglie di una spia di Kurosawa Kiyoshi, ma non mi sono mai considerato uno sceneggiatore professionista. Quella è stata solo un’eccezione a causa del rapporto tra me e Kurosawa. Sono convinto che le parole siano uno strumento utile per la messa in scena. Al momento, cerco di riservarmi il diritto di cambiare la sceneggiatura durante la produzione perché, come ho detto prima, la considero come una sorta di linea guida, i dialoghi che danno istruzioni dirette agli attori. Per me è fondamentale mantenere la libertà di fare aggiustamenti in base alle mie intenzioni. Non mi aspetto che gli attori ripetano ogni singola parola come è scritta. Preferisco dare loro la libertà di ripetere le battute nel modo in cui suona più facile per loro”

[…]

“I principi per posizionare la macchina da presa sono semplici, eppure metterli in pratica è complicato. Bisogna capire la posizione da cui un volto è visibile, posizionandosi in modo tale da non essere troppo lontano, senza essere allo stesso tempo troppo vicino. Una volta decisi i movimenti e il posizionamento sul set, la posizione della camera principale viene scelta quasi naturalmente. Faccio ripetere le riprese dall’inizio alla fine diverse volte agli attori, e spesso succede che sono così liberi di muoversi che la macchina da presa non riesce a seguirli. Se succede, ripeto la ripresa senza cambiare la posizione. Capisco che non è facile per gli attori e il direttore della fotografia, ma finora non ho trovato un modo migliore. Ho bisogno di un certo livello di performance e ho bisogno di un certo numero di posizioni della macchina da presa per il montaggio. Tuttavia, trovo straordinaria quella scintilla irripetibile che si crea ad ogni ripresa. Trovo che gli attori abbiano una parte dentro di loro che si stanca sempre di più ripetendo una sequenza, mentre un’altra parte, al contrario, brilla. Penso che la ragione per cui non perdono quella scintilla fino alla fine potrebbe essere perché hanno interiorizzato la lettura. Poi, con il taglio finale, cerco di mettere insieme quelle scintille.”(cit. tratte da “The power of the word”, Interview with Ryusuke Hamaguch, film parlato n. 16)

CORPO E ANIMA                        

(Testról és lélekről, Ungheria, 2017, col., dur. 113′, v. o. sott., it.)

Regia: Ildikó Enyedi

Con: Géza Morcsányi, Alexandra Borbély

Il film ha conquistato l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 2017, a quasi trent’ anni di distanza da Il mio ventesimo secolo, vincitore della Caméra d’Or al Festival di Cannes del 1989, che aveva consacrato internazionalmente la regista ungherese fin dal suo primo film. Fuori Orario ritorna su Ildikó Enyedi, di cui aveva presentato agli albori del programma proprio Il ventesimo secolo.

Mária e Endre lavorano nello stesso mattatoio industriale nella periferia di Budapest, lei come responsabile del controllo di qualità, lui come direttore amministrativo. Tutti e due conducono una vita solitaria e dedita al lavoro, nulla sembra animare la routine quotidiana della loro vita. Ma nei colloqui con la psicologa aziendale scopriranno che ogni notte si incontrano da oltre due anni nello stesso sogno, ritrovandosi in una foresta innevata, popolata da due cervi.

“Sentivo la necessità di raccontare una storia d’amore passionale e travolgente nel modo meno passionale e spettacolare possibile (…) Volevo evocare quella situazione dove nulla è visibile ad occhio nudo, mentre ci sono tante cose da scoprire all’interno». (Ildikó Enyedi)

 

Sabato 22 gennaio dalle 1.50 alle 6.30

Fuori Orario cose (mai) viste

PUISSANCE DE LA PAROLE

Ultime, penultime, testamenti

a cura di Fulvio Baglivi

ARTAUD (MOVIMENTI, SUONI, VERSI E SOFFI)

(Id., 2020, col., dur., 35’ca)

Con: Pierpaolo Capovilla, Gianluca Bottoni, Paki Zennaro

Riprese audio e video: Mauro Lovisetto

Lettura di brani di Antoni Artaud messa in scena a Genova a settembre 2020 in occasione di Parole Spalancate. Festival internazionale di poesia. Pierpaolo Capovilla con alcuni brani da Succubi e supplizi e Gianluca Bottoni con altri movimenti e versi poco noti di Artaud tratti dal CI-GIT. L’accompagnamento musicale è a cura di Paki Zennaro, musicista-compositore veneziano, le riprese sono di Mauro Lovisetto. Un momento del lavoro è dedicato alle “jeunes filles de cœur à naître” artaudiane, donne a cui il poeta si rivolgeva epistolarmente e idealmente, eleggendole custodi dei suoi umori e delle sue conoscenze. 

DERIVA ARTAUD

(Id., 2022, audio, dur., 20’ca)

Di: Pierpaolo Capovilla

Lettura di altri brani di Antoni Artaud registrati da Pierpaolo Capovilla per questa notte di Fuori Orario.

PER ARTAUD!

Incontro con Pierpaolo Capovilla, Gianluca Bottoni, Paki Zennaro e Mauro Lovisetto

(Id., 2022, col., dur., 25’ ca)

A cura di: Fulvio Baglivi

Una conversazione a partire da Artaud, la necessaria presenza della sua figura e delle sue parole, per arrivare all’orrore della contenzione e la crudeltà umana verso il disagio psichico

.DINNI E LA NORMALINA

Ovvero la videopolizia psichiatrica contro i sedicenti nuclei di follia militante          (Italia 1978, col., dur., 28’)

Regia: Alberto Grifi

È costruito con due materiali diversi: videotape “militanti” in bianco e nero registrati nel 1976-77 durante le contestazioni al convegno di antipsichiatria organizzato a Milano da Armando Vermiglione e un racconto di fantapolitica. In questo ultimo si ipotizza che lo Stato attraverso una sua droga, la normalina, i cui effetti stabilizzanti durano 8 mesi, con successiva, dolorosa, crisi di astinenza, trasformi tutti i cittadini in impiegati e operai modello desiderosi di sottoporsi al trattamento. Alcune partite avariate di normalina creano però gruppi clandestini di dissidenti e terroristi. La videopolizia si serve dei videotape per sgominarli e sta per mettere le mani su una leader, Dinni, ma lei si sveglia. Era un sogno, ma la realtà non sarà più tenera…

QUATTRO MOMENTI SU TUTTO IL NULLA

(Italia, 2001, col., dur., 108’)

Di: Carmelo Bene

I Quattro momenti su tutto il nulla, girati e andati in onda nel 2001 pochi mesi prima della morte, sono un film testamento in quattro parti (Il linguaggio, La Conoscenza / Coscienza, L’Eros, L’Arte). CB, solo di fronte alla camera, ripete il suo pensiero, la sua visione, il suo genio.

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Sentieriselvaggi21st #11: JONAS CARPIGNANO La nuova frontiera del cinema italiano

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