La programmazione di Fuori Orario dal 17 al 23 maggio

Domenica    17   maggio    2020

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21st!
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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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CINEASTA DEL PRESENTE

“NON SI PUO’ VIVERE SENZA ROSSELLINI”

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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(8) 

BLAISE PASCAL

(Italia, 1971, col., durata totale, le 137’07”) 1° e 2° puntata

Regia: Roberto Rossellini

Sceneggiatura: Roberto Rossellini, Luciano Scaffa, Marcello Mariani

Con: Pierre Arditi, Claude Baks, Giuseppe Addobbati, Christian De Sica, Rita Forzano

Le biografie dei grandi, da Socrate ad Agostino, da Cartesio agli Apostoli e Cosimo de’ Medici, furono il progetto divulgativo di un regista che usò il cinema per parlare a uomini del presente, sempre più frastornati dalle accelerazioni esponenziali del ventesimo secolo, di uomini del passato dalle vite non facili, in alcuni casi drammaticamente segnate da persecuzione, malattia e morte.

Come avverrà in Cartesio due anni dopo, Rossellini offre lo spunto didattico didascalico per conoscere uno dei grandi filosofi del passato, nascondendo dietro l’intento educativo una visione del mondo molto personale e problematica. Il Pascal scienziato è colui che sperimenta la pressione atmosferica (confutando le tesi torricelliane), che inventa una rudimentale macchina per calcoli matematici (antesignana delle moderne calcolatrici) e cerca di dimostrare l’esistenza del vuoto come necessità anche metafisica (contravvenendo le teorie aristoteliche e rischiando l’accusa di ateismo).

E in quale mondo, ancora pieno di contraddizioni, si muova Pascal lo chiarisce la scena del processo della strega, apparentemente una inutile appendice, che è però emblematico, nel quadro che ci vuole offrire Rossellini, dell’idea di una permanenza di elementi arcaici e medievali in una società che tramite uomini come Pascal e Cartesio, sentiva la necessità di voltare pagina, rimettere in discussione le certezze del passato ed offrire strumenti più moderni di decodificazione della realtà (vedi l’acceso confronto con un non meglio identificato denigratore delle ardite idee di Pascal). Una visione insomma complessiva di una realtà storica che probabilmente era il riflesso di una realtà, quella italiana anni Settanta in cui si muove Rossellini, fortemente attraversata da spinte innovative e rivoluzionarie, ma ancora orientata da altre forze più reazionarie e conservatrici.

INCONTRI 1969ROBERTO ROSSELLINI: I SEGRETI DI UN MITO

(Italia, 1969, b/n., dur., 62’51”) Puntata del programma televisivo Incontri 1969.

Regia: Gastone Favero e Ugo Gregoretti

Un’ora con Roberto Rossellini, riferimento primo, costante e assoluto, di Fuori Orario. Il regista di Paisà e Europa 51 intervistato da Gregoretti racconta di sé e della sua vita, ripercorre la sua opera, il rapporto con i giovani critici dei Cahiers du Cinema che diventeranno gli autori della Nouvelle Vague francese ma anche della sua partecipazione alle manifestazioni del maggio ’68 parigino. Passando da un argomento all’altro emerge il pensiero di quella che è una delle figure chiave non solo del secolo scorso e non solo nel campo cinematografico, una visione lucida e appassionata, propria di Rossellini, che unisce scienza, coscienza e conoscenza e un’ostinata fiducia nelle capacità dell’essere umano.

 

Venerdì    22 maggio   2020

CORPI E LUOGHI

(9)

a cura di Roberto Turigliatto

 

CORPO E ANIMA                                   PRIMA VISIONE TV

(Testról és lélekről, Ungheria, 2017, col., dur. 112’58”, v.o.sottotitoli italiani)

Regia e sceneggiatura: Ildikó Enyedi
Con: Géza Morcsányi, Alexandra Borbély

Il film ha conquistato l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 2017, a quasi trent’ anni di distanza da Il mio ventesimo secolo, vincitore della Caméra d’Or al Festival di Cannes del 1989, che aveva consacrato internazionalmente la regista ungherese fin dal suo primo film. Fuori Orario ritorna su Ildikó Enyedi, di cui aveva presentato agli albori del programma proprio Il ventesimo secolo.

Mária e Endre lavorano nello stesso mattatoio industriale nella periferia di Budapest, lei come responsabile del controllo di qualità, lui come direttore amministrativo. Tutti e due conducono una vita solitaria e dedita al lavoro, nulla sembra animare la routine quotidiana della loro vita. Ma nei colloqui con la psicologa aziendale scopriranno che ogni notte si incontrano da oltre due anni nello stesso sogno, ritrovandosi in una foresta innevata, popolata da due cervi.

“Sentivo la necessità di raccontare una storia d’amore passionale e travolgente nel modo meno passionale e spettacolare possibile (…) Volevo evocare quella situazione dove nulla è visibile ad occhio nudo, mentre ci sono tante cose da scoprire all’interno». (Ildikó Enyedi)

LA FORESTA DEI SOGNI                     

(The Sea of Trees, USA, 2015, col., dur., 108’30”, versione italiana)

Regia: Gus Van Sant

Con: Matthew McConaughey, Ken Watanabe, Naomi Watts, Ami Haruna

Accolto malissimo alla sua presentazione in concorso al Festival di Cannes del 2015 il film non è certamente tra i più riusciti di un cineasta peraltro disuguale (e controverso anche tra gli autori di Fuori Orario). Ma a distanza di qualche anno, come tutti i “film raté” (per usare l’espressione di François Truffaut), il film può ritrovare un interesse nel suo tentativo eccentrico di riscrivere le storie di fantasmi giapponesi in nuova declinazione del cinema del suo autore, fatto di traiettorie e spostamenti insieme fisici e esistenziali.  

L’americano Arthur Brennan, raggiunge la foresta di Aokigahara, in Giappone, per togliersi la vita per il rimorso che lo tormenta dopo la morte della moglie in un incidente automobilistico. 

Nell’“ampia  foresta” , “mare d’alberi”  dove ogni anno decine di persone si recano per  suicidarsi,  incontra un giapponese, Takumi Nakamura, che ha cercato a sua volta di uccidersi e ora è alla  ricerca del sentiero che può portarlo  fuori dalla foresta.  I due si uniscono in un viaggio nel labirinto che li porterà a incontrare tra i cadaveri gli spiriti della foresta.

Sabato 23  maggio 2020

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

IL PAESE MANCATO:

il cinema di Marco Tullio Giordana

a cura di Paolo Luciani

Troppo a lungo identificato come figlio (il)legittimo del cinema di Visconti, Bellocchio, Bertolucci…  Marco Tullio Giordana ha da tempo dimostrato di saper declinare il racconto di un “paese mancato” confrontandosi in maniera del tutto originale con le sue “storie”: terrorismo, mafia, i fantasmi e le catene di un passato – anche remoto, ma troppo spesso radice ed autobiografia della nostra contemporaneità –  che non passa e anzi si ripropone, travestendosi con contraddizioni   nuove e dirompenti, detonatori di lacerazioni e sconvolgimenti tanto epocali quanto intimi.

QUANDO SEI NATO NON PUOI PIU’ NASCONDERTI

(Italia, 2005, col., dur.,115’)

Regia: Marco Tullio Giordana; soggetto dal romanzo omonimo di Maria Pace Ottieri; sceneggiatura M.T. Giordana, Stefano Rulli, Sandro Petraglia; fotografia Roberto Forza; montaggio Roberto Missiroli

Con: Alessio Boni, Michela Cescon, Matteo Guadola, Rodolfo Corzato, Ester Hazan, Vlad Alexandru Toma

IN CONCORSO AL 58° FESTIVAL DI CANNES

Il dodicenne Sandro, in barca con il padre, cade ina mare; disperso, viene fortunosamente raccolto da un barcone di immigrati clandestini. La solidarietà di alcuni di loro gli permette di ritornare sano e salvo dalla sua famiglia. Per Sandro inizierà   percorso di crescita e consapevolezza ricco di contraddizioni e dolore come una drammatica variazione di CAPITANI CORAGGIOSI.

 LEA

(Italia, 2015, col., dur.,95’)

Regia: Marco Tullio Giordana; soggetto Monica Zapelli, M.T, Giordana, M. Zapelli; fotografia Roberto Forza; montaggio Francesca Calvelli; musica Franco Piersanti

Con: Vanessa Scalera, Linda Caridi, Alessio Praticò, Mauro Conte, Diego Ribon

La vera storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa e fatta scomparire   dal fidanzato mafioso; la figlia Denise troverà forza di denunciare e fare arrestare il padre, rendendo l’onore alla sua coraggiosa mamma. Da uno sconvolgente fatto di cronaca, Giordana mette in scena la tragedia   del degrado morale in cui può precipitare un paese, insieme ad una   possibilità di riscatto, ormai   sempre di più rappresentata unicamente dall’universo femminile.

SCARPETTE BIANCHE

(Italia, 1996, col., dur., 31’11”)

Scritto e diretto: Marco Tullio Giordana; fotografia Vincenzo Carpineta; montaggio Cecilia Zanuso; prodotto da Elda Ferri

Con: Luis Jacob Sabino, Maria Joaquina, Paul Helsop

Realizzato all’interno del progetto OLTRE L’INFANZIA, curato dalla Rai insieme con l’Unicef, SCARPETTE BIANCHE affronta in maniera del tutto personale il dramma della diffusione delle mine antiuomo, che continuano a devastare l’Angola (come tanti altri paesi africani) dopo decenni di lotta anticoloniale e guerra civile.