La programmazione di Fuori Orario dal 18 al 24 gennaio
Umano disumano con Bruno Dumont e Stan Laurel & Oliver Hardy e le narrazioni perdute tra Ryusuke Hamaguchi e Hong Sangsoo. Da stanotte
Domenica 18 gennaio dalle 2.55 alle 6.00
Fuori Orario cose (mai) viste
di Ghezzi Baglivi Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto
presenta
Umano disumano (2)
di Lorenzo Esposito
Corso online PRODUZIONE del DOCUMENTARIO con Raffaele Brunetti dal 10 febbraio

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I LADRONI
(Night Owls, Usa, 1930, b/n., dur. 18′)
Regia: James Parrott
Con: Stan Laurel, Oliver Hardy, Edgar Kennedy, James Finlayson, Anders Randolf
Uno dei primi film sonori di Laurel e Hardy, I ladroni (Night Owls), oltre a utilizzare esplicitamente molte situazioni comiche che facevano parte dell’attività teatrale di Laurel, viene ricordato per l’iniziativa del produttore Hal Roach di realizzare versioni multilingue del film (cosa che venne ripetuta per altri dieci film successivi del duo).Per I ladroni (Night Owls) vennero fatte una versione spagnola e una italiana più lunghe di quella americana. Il film si fregia della collaborazione di due maestri: alla sceneggiatura Leo McCarey e alla fotografia George Stevens.
L’agente di polizia Edgar Kennedy si trova sotto pressione da parte del suo capo per affrontare un’ondata di furti nella sua giurisdizione, pena il licenziamento per mancanza di impegno e attenzione. Alla ricerca di una soluzione per placare il suo superiore, Kennedy incontra i vagabondi Laurel e Hardy e escogita un piano per inscenare un furto nella residenza del capo, nel tentativo di ingraziarselo e apparire efficace e vigile nella protezione della sua comunità. Inizialmente titubanti, Laurel e Hardy vengono costretti ad accettare il piano dalle minacce di Kennedy di una punizione severa per il loro vagabondaggio. Rassicurati da Kennedy che garantirà il loro rilascio dopo l’arresto, i due accettano con riluttanza di partecipare.
COINCOIN ET LES Z’INHUMAINS (Episodi 3 e 4)
Episodio 3: LA MELMA, durata 56′
Episodio 4: L’APOCALISSE, durata 51’
(Id, Francia, 2001, col., dur., 107’, v.o. sott., it.)
Regia: Bruno Dumont
Con: Alane Delhaye, Lucy Caron, Bernard Pruvost, Philippe Jore, Philippe Peuvion, Cindy Louguet
Dumont prolunga le avventure di Quinquin in quella che lui stesso ha definito “seconda stagione” di P’tit Quinquin. Dumont si inoltra nei territori più estremi della commedia esplorandone il lato più visionario e surreale.
Quinquin è ormai adulto e si fa chiamare CoinCoin. Frequenta la Côte D’Opale e partecipa alle riunioni del Partito Nazionalista con il suo amico d’infanzia Fatso. Il suo vecchio amore, Eve, lo ha abbandonato per Corinne. Quando viene rinvenuto uno strano magma nei pressi della città, gli abitanti iniziano improvvisamente a comportarsi in modo molto strano. I nostri due eroi, il capitano Van Der Weyden e il suo fedele assistente Carpentier, indagano su questi attacchi alieni. L’invasione extraumana è iniziata.
I DETECTIVE PENSANO?
(Do Detective Think?, Usa, 1927, b/n., dur. 20’, muto con cartelli)
Regia: Fred Guiol
Con: Stan Laurel, Oliver Hardy, James Finlayson, Noah Young, Viola Richard
Il primo film del duo in cui Laurel e Hardy indossano i loro abiti iconici con i vestiti sgualciti e i cappelli a bombetta.
Un giudice condanna a morte un pericoloso criminale, il Tipton Slasher, che giura di vendicarsi. Quando lo Slasher fugge, il giudice assume Laurel e Hardy, due detective maldestri, per proteggerlo. Nonostante i loro errori, Laurel e Hardy alla fine aiutano involontariamente la polizia a catturare lo Slasher.
Sabato 24 gennaio dalle 2.25 alle 7.00
Storia dell’eternità (ciclo di narrazioni perdute) (3)
di Lorenzo Esposito e Roberto Turigliatto
(Netemo Sametemo, 2018, col., 115’, v.o. sottotitoli italiani)
Regia: Ryusuke Hamaguchi
Con: Masahiro Higashide, Erika Karata, Koji Seto, Rio Yamashita
Il film, tratto dal romanzo di Tomoko Shibasaki, scrittrice molto nota in Giappone, pubblicato in italiano col titolo Sia da addormentata che da sveglia, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes passando praticamente inosservato alla critica italiana, che scoprirà il regista solo dopo il successo internazionale e i premi di Il gioco del destino e della fantasia e Drive My Car. Da parte sua Fuori Orario prosegue, dopo aver presentato anche Passion e Happy Hour, l’esplorazione della sua opera precedente, un work in progress intricato e appassionante, di diversi formati e durate, ancora in parte da scoprire.
Asako, timida studentessa di Osaka, incontra Baku di cui si innamora, ricambiata. Bello e imprevediile, Baku le promette l’eternità ma poi un giorno sparisce senza spiegazione, lasciando Asako senza respiro. Due anni più tardi a Tokyo, Asako crede di vedere Baku in un bar di saké. Da principio turbata, si lascia andare di nuovo all’amore con Ryohei, che sembra proprio il doppio perfetto di Baku, ma dal carattere più gentile e prevedibile. Con lui comincia una nuova vita e sperimenta una diversa relazione sentimentale. Ma il fantasma del passato bussa alla porta e mette Asako di fronte a una scelta.
«Come ci lascia capire il titolo il doppio del film non è solo quello tra i due sosia, Baku / Ruohei, ma quello del personaggio stesso Asako, che nel giro di una notte prenderà due decisioni. “La scelta di Asako tra Riohey e Baku, quando questo riappare, non è solo la scelta tra due uomini, ma una scelta morale sul modo di condurre la propria vita da parte di una donna che è sempre stata spossessata dalla possibilità di questa scelta» (Nicholas Elliott, “Cahiers du Cinéma”, gennaio 2019).
«Mi è stato proposto di fare un film con un budget maggiore. Prima di Asako I & II avevo realizzato solo film con budget molto modesti. In genere preferisco fare film a partire da storie originali. Il produttore conosceva il mio lavoro ma per l’industria ero un nuovo arrivato. Adattare un romanzo era una specie di garanzia, tanto più che si tratta di un romanzo popolare. Un romanzo che mi è piaciuto perché Tomoka Shibasaki è una scrittrice molto visuale. Il soggetto è classico, in una vena realista, ma con qualcosa di stravagante nella narrazione. Ci sono descrizioni che sembrano come irreali, ma proprio l’irreale è al centro della storia. Ma viene filmato come se fosse perfettamente reale. (…) Per l’immagine il nostro punto di riferimento è stato Flowing (Nagareru) di Mikio Naruse. Lo abbiamo visto con il nostro direttore della fotografia, Yasuyuki Sasaki, e abbiamo cercato di analizzarlo. Naruse aveva usato solo tre lenti: 35, 50, 70. È filmato in maniera classica e abbiamo cercato di ispirarci a questo metodo. Abbiamo lavorato sugli attori, la loro posizione e i loro movimenti, l’inquadratura e il découpage, in modo molto classico. Ma nello stesso tempo ci sono momenti in cui ci si distacca dal reale fino a un certo grado di parossismo. (…) Tra le ispirazioni di Asako I & II citerei Douglas Sirk, Jean Grémillon e Masahiro Makino…» (Ryusuki Hamaguchi, “ Le Polyester”, 2 gennaio 1919
«Mi sono interessato a questi due personaggi che hanno lo stesso volto, una specie di doppio, e al cambiamento di scelta da parte di Asako. Non avevo mai trattato il tema del doppio ma avevo spesso filmato dei personaggi che cambiano improvvisamente le loro decisioni. Con l’adattamento di questo romanzo potevo fare qualcosa di nuovo, affrontare una sfida, e nello stesso tempo approfondire un tema che avevo già trattato» (Ryusuki Hamaguchi, “Cahiers du Cinéma”, gennaio 1919)
(Jayuui Eondeok, 2014, col., dur., 64′, v.o. sott. it.)
Regia: Hong Sangsoo
Con: Ryo Kase, Moon So-ri, Seo Yuong-hwa, Kim Eui-sung, Youn Yuh-jung, Gi Ju-bong, Lee Min-woo, Jung Eun-chae
L’insegnante di lingua giapponese Mori arriva a Seoul per rintracciare Kwon, una donna sudcoreana di cui si è innamorato diversi anni fa. Mori arriva a Bukchon, un quartiere nel centro della città. Sperando di poterla rivedere, alloggia in una pensione vicino alla vecchia casa di Kwon e fa amicizia con l’anziana proprietaria, Gu-ok, e con il nipote Sang-won, squattrinato ma socievole. Mori inizia a frequentare un bar chiamato Jiyugaoka (“Collina della libertà”), dove scrive lettere a Kwon. Qui incontra Young-sun, la proprietaria del bar, e anche se Young-sun ha già un fidanzato, lei e Mori diventano amanti.
“Mi interessano le sottili differenze nelle espressioni facciali, nei toni di voce, nei gesti, tra le diverse parti. Queste differenze hanno un ruolo molto importante nei film. Voglio che queste differenze lavorino efficacemente sul pubblico” (Hong Sangsoo).
CONVERSAZIONE CON RYUSUKE HAMAGUCHI
di Roberto Turigliatto, 2023, durata 35’ circa, v.o. sottotitoli italiani
La conversazione è stata realizzata in due tempi, prima a Venezia in occasione della presentazione in concorso di Il male non esiste, il secondo a Lisbona, durante il Leffest. Il regista parla del suo metodo di lavoro con gli attori, del rapporto tra la parola e la messa in scena dello spazio, del ruolo del tempo nella costruzione dei suoi film, e infine dell’apparizione di un nuovo personaggio, la natura, con il Male non esiste, anche in rapporto alla sua collaborazione con la musicista Eiko Ishibashi. Nella parte di Lisbona si esamina la nascita del suo primo lungometraggio “ufficiale”, Passion, dopo il tirocinio all’Università delle Arti di Tokyo sotto la guida di Kiyoshi Kurosawa. Infine la conversazione verte sulle influenze sul suo cinema di Cassavetes, Rohmer e Edward Yang, così come dei tre grandi maestri classici giapponesi, Ozu, Mizoguchi, Naruse, influenze queste ultime che costituiscono la base del suo approccio al cinema.

























