La programmazione di Fuori Orario dal 18 al 24 luglio

Vent’anni dal G8 di Genova, l’omaggio a Pietro Balla e Philippe Garrel, Kelly Reichardt e Ingmar Bergman. Su Fuori Orario da stanotte a sabato 24

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Domenica 18 luglio dalle 2.30 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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#ArenediRoma2021 – Tutte le arene di cinema della capitale


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VENTI ANNI PRIMA – L’O DI G8

L’O DI G8

(Id., Italia, 2001, colore)

A cura di Fuori Orario cose (mai) viste

Nel ventesimo anniversario della tre giorni di Genova del G8 del 2001, Fuori Orario ripropone le immagini girate da enrico ghezzi, Daniel Franchina, Donatello Fumarola, gli operatori della Rai.

In questi due decenni sono cambiate più volte le narrazioni delle manifestazioni, degli scontri e delle violenze, le giornate di Genova sono state raccontate e analizzate in una miriade di libri, nei tribunali, sui giornali, nei dibattiti televisivi come nei documentari e tutto questo si è basato in gran parte sulle tante immagini girate in quei momenti. Le centinaia di ore di video girate a Genova restano la traccia più flagrante di un evento, con al centro l’assassinio di Carlo Giuliani, che segna una frattura forte e a suo modo chiude gli ultimi decenni del ‘900 e dà inizio al nuovo millennio.

 

Venerdì 23 luglio dalle 00.40 alle 06.00

Il ferroviere con la macchina da presa

Inseguire il cinema per Pietro Balla

a cura di Francesco Di Pace

Al filmmaker e produttore Pietro Balla, recentemente scomparso, Fuori Orario dedica la notte di venerdì 23 luglio, a partire dall’1.10.

Nel corso della notte verrà integralmente riproposto uno dei suoi ultimi lavori, realizzato con Monica Repetto, fondatrice con lui della Deriva Film: IL CORPO DELL’AMORE, miniserie doc realizzata per RAI3 e composta da quattro piccoli film incentrati su protagonisti con disabilità motoria o cognitiva in cammino verso una dimensione affettiva adulta, alla ricerca della felicità tra relazione e sessualità.

Ma sarà l’occasione per rivedere brani ed estratti di alcuni dei suoi tanti lavori, siano essi corti, documentari, programmi televisivi, o contributi per contenitori come Geo, caratterizzati sempre da una curiosità infinita per le storie e per le vite dei protagonisti che Pietro amava inseguire e spiare, con la passione di un cinephile diventato filmmaker alternando la sua attività professionale da ferroviere nella stazione di Pessione alla ricerca ostinata di storie da raccontare, di progetti da realizzare.

Vedremo, fra gli altri, brani da “ThyssenKrupp Bluess”, presentato nel 2008 nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia e incentrato sul tragico incidente del dicembre 2007 che ha causato la morte di sette operai; o ancora frammenti da “Operai” realizzato sempre per Rai3; o ancora “Derive Gallizio”, “Camerini ardenti”, “FIAT; C’eravamo tanto amati”, fino al programma-concerto con GianMaria Testa su Fred Buscaglione “Guarda che luna”.

FUORI ORARIO: IL FERROVIERE CON LA MACCHINA DA PRESA. INSEGUIRE IL CINEMA PER PIETRO BALLA  (PRIMA PARTE)

Montaggio di presentazione a cura di Francesco di Pace, durata: 30’ circa 

IL CORPO DELL’AMORE

(Italia, 2019, col.,  4 puntate, durata: 42’+46’+46’+46’)

Regia: Pietro Balla, Monica Repetto

Soggetto e sceneggiatura: Pietro Balla, Stella Biliotti, Teresa Lucente, Monica Repetto

Delegato alla produzione RAI: Barbara Paolucci

Produzione: Derive Film

Produttori esecutivi: Deriva Film, Monica Repetto, Pietro Balla

Quattro film con la regia di Pietro Balla e Monica Repetto, e la voce narrante di Enrica Bonaccorti. Racconti laceranti, a tratti buffi, perché del mondo della disabilità si conosce sempre una tonalità monocorde. Quattro piccoli film incentrati su protagonisti con disabilità motoria o cognitiva che affrontano le gioie e i dolori della libertà sessuale. Perché una delle prime libertà che si perde quando si è disabili è la propria intimità. La serie segue i quattro protagonisti alla ricerca di una sessualità libera e consapevole, dell’indipendenza, della scoperta di sé.  Una giovane donna su sedia a rotelle dalla nascita, un attivista omosessuale disabile, un’aspirante assistente sessuale, una madre con figlio disabile. Il corpo dell’amore racconta un mondo in cui ciò che apparentemente è “atipico”, in realtà così atipico non è. I problemi che i protagonisti “atipici” affrontano (o di cui hanno paura) sono problemi che tutti riconosciamo immediatamente come nostri, perché tutti li affrontiamo o vorremmo avere il coraggio di affrontarli nella nostra vita.

1° episodio: Valentina. La settimana enigmistica

Valentina, sensuale e disinibita trentaseienne mantovana, affronta l’incontro con Carlo, giovane attore in transito nella sua vita in una settimana speciale. Sempre a ruota libera per la ricerca della felicità, a questa principessa eternamente seduta – perché la displasia diastrofica ha impedito agli arti di crescere e svilupparsi – le occasioni di sesso non sono mai mancate e neppure la voglia di raccontarsi nell’intimità del gioco amoroso.

2° episodio: Giuseppe. Todos Santos

Giuseppe, 24 anni, attivista disabile e omosessuale di Bologna, va a Napoli per partecipare al Gay Pride e con l’occasione recuperare qualcosa che gli appartiene, rimasta in una vecchia cantina dopo il trasloco della sua famiglia. Qui incontra il giovane fotografo Andrea, e il viaggio che doveva durare un solo giorno si trasforma in un percorso di accettazione di sé o forse d’amore.

3° episodio: Patrizia. L’ombra della madre

Il giorno del sessantesimo compleanno Patrizia è di fronte ad una questione che rimanda da anni. Suo figlio Giorgio, 32 anni disabile con sindrome di Williams, vuole fare l’esperienza del sesso con una donna. È la settimana di Carnevale, Napoli è in festa. La vita di Patrizia si sdoppia: da una parte il sentiero oscuro in cui si immerge attraverso l’incontro con una prostituta, dall’altra quello chiaro della routine frenetica con Giorgio e i suoi amici.

4° episodio: Anna. La prima volta

Anna ha 42 anni, vive a Ferrara dove lavora come operatrice olistica. È la prima tirocinante assistente sessuale in Italia, in attesa che il diritto alla sessualità dei disabili entri nella legislazione italiana. La “lovegiver” in diversi Paesi è una figura che aiuta la persona con disabilità a vivere l’esperienza non solo sessuale ma anche affettiva.

Gli otto mesi di tirocinio sperimentale che Anna svolge con Matteo, 39 anni tetraplegico, la costringono a riconsiderare la propria forza di incanto e seduzione.

FUORI ORARIO: IL FERROVIERE CON LA MACCHINA DA PRESA. INSEGUIRE IL CINEMA PER PIETRO BALLA  (SECONDA PARTE)

Montaggio di commento a cura di Francesco di Pace, durata: 70’ circa

 

Sabato 24 luglio dalle 1.10 alle 06.30

SOGNI DI DONNA

(prima e dopo la nouvelle vague)

a cura di Roberto Turigliatto

MONICA E IL DESIDERIO

(Sommaren med Monika, Svezia, 1953, b/n, 92’14”, .v.o. sottotitoli italiani)

Regia: Ingmar Bergman

Con: Harriet Anderssen, Lars Ekborg

Harry e Monika, due giovani proletari di Stoccolma, inesperti della vita,si conoscono in un caffè e vanno a vedere il film “Sogno di donna”. Tornata a casa Monika trova il padre ubriaco e sogna di evadere dalla sua vita miserabile. Insieme a Harry passa la notte in un canotto. Anche Harry non sopporta più le angherie del suo padrone. Decidono di fuggire lontano da tutto,  nell’isola di Ofrno, per vivere l’estate della  loro passione completamente liberi e al di fuori di qualsiasi costrizione sociale. Ma l’amore dura il tempo di un’estate ed è già  un ricordo.

“In Monica e il desiderio c’è la tensione limpida e il senso di fine imminente del cinema di Jean Vigo. Si avverte tutta la forza di un cinema en plein-air: il temporale, il fiume, i riflessi sull’acqua, le nuvole. Un continuo incanto, frammenti idilliaci che combaciano con un sogno brevissimo e indimenticabile e che si alternano con le prigioni domestiche e sociali dei due protagonisti” (Simone Emiliani)

Riconosciuto come uno dei capolavori di Bergman soltanto molti anni dopo, è uno dei film che – negli anni ’50 – più ha influenzato i critici-registi della nascente Nouvelle Vague francese, in particolare Truffaut e Godard. Nei 400 colpi Antoine Doinel (ideale figlio della coppia di sposi dell’Atalante) ruberà la foto di Harriet Anderssen. Quanto a Godard scriverà che “quegli straordinari minuti durante i quali Harriet Anderssen, prima di tornare a letto con l’uomo  che aveva lasciato, guarda fisso nella macchina da presa, i suoi occhi ridenti velati di sgomento, prendendo lo spettatore a testimone del disprezzo che ha di se stessa per aver scelto involontariamente l’inferno invece del cielo. E’ il primo piano più triste della storia del cinema. (…) Ognuno dei film di Bergman nasce da una riflessione dei protagonisti sul presente, approfondisce tale riflessione attraverso una sorta di frantumazione della durata, un po’ alla maniera di Proust, ma con maggior forza, come se Proust fosse stato moltiplicato da Joyce e Rousseau insieme, e infine diventa una gigantesca e smisurata meditazione a partire da un’istantanea. Un film di Bergman è, per così dire, un ventiquattresimo di secondo che si trasforma e dilata per un’ora e mezza. E’ il mondo tra due battiti di palpebra, la tristezza tra due battiti di cuore, la gioia di vivere tra due battiti di mani” 

CERTAIN WOMEN

(Usa, 2006, col, dur.,102’30”, v.o.sott.italiano)

Regia: Kelly Reichardt

Con: Kristen Stewart, Laura Dern, Lily Gladstone, Michelle Williams, Jared Harris, James Le Gros, René Auberjonois

Mai distribuiti in Italia i film di Kelly Reichardt sono oggetto in questo momento di una diffusa consacrazione internazionale, dal premio alla carriera appena ottenuto  Festival di Rotterdam e alla retrospettiva completa  al Centre  Pompidou a Parigi, dal titolo L’Amérique retraversée. Fuori Orario ripresenta il settimo film della regista, già proposto dal programma nei mesi scorsi.

La vita di quattro donne si intrecciano sullo sfondo della cittadina di Livingston, nel Montana, in una sottile meditazione sui temi della solitudine, del desiderio e della ricerca del “luogo” di sé stessi. Laura Dern è un avvocato, Kristen Stewart una studentessa di legGe e insegnante di dirtitto per adulti, Lily Gladstone una giovane indiana, cow girl in un ranch, Michelle Williams che sogna per sè la sua famiglia una nuova casa nel parco di Yellowstone. Tratto da alcuni racconti di Maile Meloy raccolti in Both Ways is the Only I Want it.  Presentato in prima al Sundance del 2016 e vincitore del BFI London Film Festival dello stesso anno.

“Maile Meloy, dai cui racconti ho tratto il film, è cresciuta in quei luoghi. Certo, il freddo e l’isolamento sono determinanti. È un isolamento magnifico, ma che può rendere la tua vita molto solitaria. Sono due tensioni opposte – quella tra l’amore per il luogo e il desiderio di qualcosa di più – che coesistono, per esempio nel personaggio di Kristen Stewart; e che sentivo anche in una delle mie attrici, Lily Gladstone, nata proprio in Montana, a Misssoula. Come vivere? È la domanda intorno a cui ruota tutto, non trovi? (…) Ed è la domanda che si pongono i personaggi del film, quello di Stewart che vuole andare oltre ciò che la circonda; e quella di Michelle Williams, che arriva da fuori e crede di poter creare una vita perfetta per sé e la sua famiglia se costruisce una casa perfetta. (..) Presi singolarmente i miei film hanno tutti elementi western molto forti. Certain Women apre sull’immagine di un treno, il primo effetto sonoro è quello di una locomotiva. Ma è difficile girare il paesaggio del West senza tenere conto della sua storia. Parte del disagio che provano i personaggi nei confronti della loro esistenza è ascrivibile a quella storia”

(Kelly Reichardt, da un’intervista di Giulia D’Agnolo Vallan, “Il Manifesto”, 31 dicembre 2016

ALL’OMBRA DELLE DONNE

(L’ombre des femmes, Francia, 2015, b/n, 73’06”, v.o.sott.italiani,)

Regia: Philippe Garrel

Con: Clotilde Coureau, Lena Paugam, Stanislas Merhar, Vimala Pons

Secondo film della cosiddetta trilogia amorosa, dopo La Jalousie, in onda recentemente per i 30 anni di Fuori Orario e prima di L’Amant d’un jour. Fedele al 35 mm.in bianco e nero (un bianco e nero unico e folgorante nel cinema contemporaneo, officiato religiosamente da Renato Berta), a una concezione pura e sensuale del cinema che si incarna nell’atto di filmare e in cui ogni inquadratura è indispensabile nella durata brevissima del film e nel gioco tra campo e fuori campo inscenato in una Parigi quotidiana e insieme fantasmatica. Presentato come film d’apertura alla Quinzaine des réalisateurs al Festival di Cannes 2015.

Pierre e Mamon sono   sono due quarantenni parigini poveri, che vivono grazie a lavori precari pur cercando di    realizzare dei film documentari. Durante la realizzazione di un film su un vecchio membro della Resistenza Pierre incontra Elisabeth, stagista nell’archivio di una cineteca, e diventa il suo amante. Un giorno Elizabeth scopre che anche Manon ha una relazione con un altro.

Film sulla resistenza, nel cinema, nella vita, nella politica, nella trama dei rapporti amorosi, ma anche sull’inevitabile disimmetria che sottende ai rapporti umani, Garrel traccia una storia intima di coppie che fa parte del suo universo da sempre, fin da Le Rèvélateur e La Concentration, e che si affina variando magistralmente di film in film: quell’”ombra” che gli uomini trasmettono e impongono alle donne da una generazione all’altra.  “In che modo, in rapporto a un tema e a uno schema classico – lo studio della coppia che è stato fatto fin dalla notte dei tempi – si poteva cercare di creare situazioni che non erano mai state espresse? Mi piace un artista quando mostra qualcosa che non è mai stato fatto. E’ per questo che giovanissimo ho preso Godard come mio oggetto di ammirazione” (Philippe Garrel).

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