La programmazione di Fuori Orario dal 19 al 25 giugno

Su Fuori Orario, la scuola di Vittorio De Seta e cicli su Mario Martone e Bernardo Bertolucci, in contemporanea con gli omaggi del Festival di Pesaro e Il Cinema Ritrovato.

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SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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Domenica 19 giugno dalle 2.15 alle 6.00

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OPEN DAY SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

LA SCUOLA PARLA, LA SCUOLA MUTA (1970-1980) (3) 

A cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto 

Dopo I bambini e noi di Luigi Comencini andato in onda con Ultimo giorno di scuola di Thomas Harlan andati in onda il 5 giugno e le prime due puntate di Diario di un maestro (1973) programmate la domenica successiva, Fuori Orario manda in onda l’altra inchiesta sulla scuola filmata da Vittorio De Seta, Quando la scuola cambia, che trasmettiamo contemporanea con il Festival Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro che dedica un premio alla figura dell’educatore Mario Lodi

 

QUANDO LA SCUOLA CAMBIA

(Italia, 1979-1980, col., durata totale 176′)

Regia: Vittorio De Seta

Dopo aver girato nel 1973 Diario di un maestro, Vittorio De Seta torna a girare nelle scuole italiane con la serie dal titolo Quando la scuola cambia. Diviso in segmenti dalla durata di un’ora, girato in luoghi diversi, il film di De Seta si concentra su figure di educatori eccezionali, a partire da Mario Lodi e la scuola di Vho di Piadena, protagonisti della prima parte Partire dal bambino. Il maestro pugliese Carmine De Padova, nella scuola di San Marzano sono i protagonisti di Tutti i cittadini sono uguali senza distinzioni di lingua, mentre Lavorare insieme non stanca si concentra sull’attività di Margherita Foschi Pini del Movimento di Cooperazione Educativa nella scuola di Gorla. Una quarta parte, intitolata I diversi sull’inserimento dei bambini diversamente abili nelle scuole di Lecce, andò in onda all’interno di un altro programma educativo.

 

Venerdì 24 giugno dalle 1.15 alle 6.00

DENTRO IL LABIRINTO – LA CITTA’ DEI MORTI, LA CITTÀ DEI VIVI 

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

In collaborazione con la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, in contemporanea con la retrospettiva dedicata a Mario Martone, Fuori Orario manda in onda  Morte di un matematico napoletano (1992) e Il sindaco del Rione Sanità (2019). Enrico Ghezzi e Fuori Orario hanno seguito e sostenuto fin dall’inizio l’opera del cineasta e l’omaggio a Martone proseguirà anche nel prossimo autunno con una programmazione più ampia a lui dedicata.

IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ

(Italia, 2019, col, dur., 120′)

Regia: Mario Martone

Con: Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Danila Ioia, Giuseppe Gaudino

Antonio Barracano, uomo d’onore che sa distinguere tra gente per bene e gente carogna, è ‘Il Sindaco’ del Rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi. Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo diventa un film di forte attualità, capace di raccontare l’eterna lotta tra bene e male.

 “Il Sindaco di Eduardo De Filippo, Antonio Barracano, è un uomo di settantacinque anni, il mio ne ha la metà. Un così deciso spostamento d’età del protagonista consente in questo film di mettere il grande testo di Eduardo alla prova della contemporaneità (oggi i boss sono giovanissimi) e di leggerlo come nuovo. Non aspettatevi le illusioni del vecchio Barracano nato nell’Ottocento, che ancora consentivano di tracciare dei confini morali: qui affiora un’umanità feroce, ambigua e dolente, nella quale il bene e il male si confrontano in ogni personaggio e le due città di cui sempre si parla a Napoli (la legalitaria e la criminale) si scontrano in una partita sorprendente.” (Mario Martone)

MORTE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO             

(Italia, col., 1992, dur., 103’)

Regia: Mario Martone

Con: Carlo Cecchi, Anna Bonaiuto, Toni Servillo, Renato Carpentieri, Licia Maglietta, Roberto De Francesco, Lucio Amelio, Vincenzo Salemme, Antonino Iuorio, Antonio Neiwiller, Enzo Moscato

Ultimi giorni nella vita di Renato Caccioppoli (1904-59), matematico insigne, eretico e lucido compagno di strada del PCI, protagonista della vita culturale di Napoli, dandy alcolista che finì suicida. Il professor  Cacciappoli vive gli ultimi giorni della sua vita da girovago disilluso del pensiero, in una deriva anti-psichiatrica della città, dove passato e presente si sovrappongono e dove il suicidio è un atto unico e rivoluzionario. Il ritratto del personaggio – un C. Cecchi di straziante intensità – convive con un racconto corale che lo riflette come uno specchio in frantumi: più che il disegno di una struttura conta la forza centrifuga che da esso si sprigiona. Scritto con Fabrizia Ramondino, fotografato da  Luca Bigazzi, è l’esordio al cinema di Mario Martone.

“Ho cercato di rappresentare la doppia natura del rapporto di Renato con Napoli. Da un lato c’è l’enorme generosità con cui essa si dà ai suoi figli, quasi che personaggi come Renato potessero essere partoriti solo dal ventre di una città così complessa e ricca. D’altra parte c’è invece il lato oscuro di Napoli, quello che ti deruba e ti nega ogni consolazione, quando questa ti è necessaria…. parlavo della doppia natura del rapporto dei napoletani con la loro città. Ecco, sicuramente per questo film si è manifestata la prima di queste due nature, quella generosa. La città si è data continuamente, attraverso le persone, gli ambienti, la luce…  (…) Io pensavo di girare il film in bianco e nero, per vicinanza alla memoria che la mia generazione può avere degli anni Cinquanta. Che è in bianco e nero: dal film alle fotografie…. Luca Bigazzi – a cui è affidata la fotografia nel film _ dopo lunghissime passeggiate fatte insieme per la città, mi ha proposto di girare a colori, perché era rimasto colpito dal giallo della luce napoletana. Mi ha subito convinto, perché mi è sembrato di cogliere in questo giallo un’altra manifestazione della doppia natura di cui si parlava; il giallo del raggio di sole, elemento di conforto, e quello pallido e polveroso, segno di malattia… “. (Mario Martone, da un’intervista di Bruno Roberti)

 

Sabato 25 giugno dalle 1.40 alle 6.30

LO SPECCHIO SCURO – BERNARDO BERTOLUCCI NEL 1970

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

In collaborazione con il Festival Cinema Ritrovato,  Fuori Orario cose (mai) viste manda in onda, nella notte Il conformista di Bernardo Bertolucci, film di inaugurazione del Festival presentato sulla Piazza Grande nella serata di inaugurazione, e il film immediatamente precedente, Strategia del ragno. Una notte in collaborazione con Cinema Ritrovato dedicata a un cineasta legato a Fuori Orario da un rapporto complice e appassionato 

IL CONFORMISTA

(Italia, 1971, col., dur., 111’)

Regia: Bernardo Bertolucci

Con: Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli, Gastone Moschin, Dominique Sanda, Enzo Tarascio, Fosco Giachetti, José Quaglio, Pierre Clémenti, Yvonne Sanson, Milly, Giuseppe Addobbati, Christian Alegny, Benedetto Benedetti, Alessandro Haber

[Strategia del ragno e Il conformista] hanno in comune il tema del tradimento, la presenza del passato che ritorna e il peso della figura paterna, con la differenza che ne Il conformista il figlio, Trintignant, tradisce il professor Quadri (la figura paterna), mentre in Strategia del ragno è Athos padre a avere tradito. In ogni caso si tratta di due parricidi che suppongono un pas-sato e una memoria. Ne Il conformista la memoria è quella del cinema francese e americano degli anni ’30, mentre Strategia del ragno si nutre di ricordi di infanzia reali

“Al centro del film c’è un uomo, il Marcello interpretato da Jean-Louis Trintignant, che per nascondere la propria diversità sceglie di essere uguale alla massa che lo circonda, così diventa fascista e si trasforma nel killer del suo maestro, un professore antifascista. Il conformista era ambientato nel 1937, ma anche oggi non mi sembra così difficile trovare chi è disposto a tradire i propri ideali per salire sul carro dei vincitori. I conformisti non muoiono mai”. (Bernardo Bertolucci)

“Ho girato Il conformista lasciando aperta la possibilità di raccontarlo cronologicamente, come nel romanzo di Moravia. Fin dall’inizio delle riprese ero affascinato però dalla possibilità di usare il viaggio in automobile come il “presente” del film, il contenitore della storia. Insomma, il protagonista viaggia anche nella memoria. Per questo avevo girato molto materiale sul viaggio di Trintignant. Con un grande montatore come Kim [Arcalli], accade di poter vedere, poco a poco, la struttura del film che si materializza. La struttura di un film è solo annunciata dalla sceneggiatura e comincia a esistere e a manifestarsi durante le riprese, ma è durante il montaggio che prende definitivamente corpo”.  (Bernardo Bertolucci, da Enzo Ungari, Scene madri di Bernardo Bertolucci, Ubulibri, Milano 1982)

STRATEGIA DEL RAGNO

(Italia, 1970, col., dur., 94’)

Regia: Bernardo Bertolucci

Interpreti: Giulio Brogi, Alida Valli, Pippo Campanini, Franco Giovannelli

Ispirato al racconto Tema del traditore e dell’eroe di Borges del 1944, Bertolucci ambienta la storia in un immaginario paese del parmense, Tara, dove Athos ritorna per indagare sulla morte del padre, ucciso dai fascisti, eroe della Resistenza. Chiamato dall’amante del padre, Athos scopre man mano che il padre aveva tentato senza successo, per via di una soffiata ai carabinieri, a uccidere il Duce durante una messa in scena del Rigoletto. Entrato nel teatro un pomeriggio mentre s sta provando ancora il Rigoletto Athos scopre anche che la morte eroica del padre era stata orchestrata da lui stesso e messa in pratica con l’aiuto degli amici.

Strategia del ragno nasce sul bisogno di affrontare l’ambiguità della storia, sulla demistificazione delle figure eroiche dei padri, sulla scoperta che le notti padane sono fatte di luce azzurra come le notti di Magritte, sui microfoni eroici della presa diretta assediati dalle enormi zanzare del Po. Il film è stato girato in una condizione di trance simile al sogno, è il sogno di un film, il cinema verità della memoria. Almeno metà del film è blu, perché ho girato molto nel breve intervallo della luce che c’è tra il giorno e la sera. È un blu speciale, inequivocabile, che tutti gli operatori allora temevano. Noi, invece, cominciavamo a girare proprio quando un operatore tradizionale avrebbe detto ‘basta’ “(Bernardo Bertolucci, dal Catalogo della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 1970).

 

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Le Arene estive di Cinema a Roma

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