La programmazione di Fuori Orario dal 20 al 26 giugno

Su Fuori Orario da stanotte a sabato 26, cinque puntate di Le voci dei canti di Carmelo Bene. E poi Le livre d’image di Godard, Ex Libris di Wiseman e Un giorno da leoni di Loy

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Domenica 20 giugno dalle 1.50 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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#ArenediRoma2021 – Tutte le arene di cinema della capitale


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AUTOBIOGRAFIA TELEVISIVA DI UNA NAZIONE (9)

i materiali di cinema sul fondo 2

a cura di Paolo Luciani

La proposta CINEMA SUL FONDO 2, incentrata sul cinema italiano degli anni ’30 e ’40,  che da alcuni mesi trova collocazione nelle notti di Fuori Orario ed è la diretta continuazione del progetto originale curato negli anni scorsi da Ciro Giorgini ed enrico ghezzi, viene ora accompagnato da una nuova serie di appuntamenti in cui l’attenzione sarà concentrata sui materiali (i più diversi per le  modalità produttive, siano essi di taglio storico-giornalistico- educativo)  che la Rai, nel corso degli anni, ha dedicato a quella parte della nostra riflessione storica che ha dovuto fare i conti con il fenomeno del Fascismo.

A partire dai primi anni ’60, soprattutto grazie anche alla   cesura temporale di appena 15 anni dalla fine della guerra, come se non di più ad una realtà economica e culturale nuova, in grado di modificare in profondità anche il costume nazionale, proprio in quegli anni si moltiplicano le inchieste, i documentari, il film a soggetto che ritornano a studiare, raccontare, analizzare il ventennio,  i suoi protagonisti come la condizione del paese tutto; di più,  l’intenso e variegato lavoro storiografico trova anche  nel cinema, nella stampa specializzata  come in  quella popolare,  nella televisione in particolare, le  tribune e le  occasioni  per manifestarsi,  fino ad incidere  nella cultura di massa in forme del tutto originali, coinvolgendo un  pubblico vasto fatto “di chi c’era, come di quelli che sono venuti dopo”, capace anche di appassionarsi, confrontarsi, dividersi, sulle diverse tesi storiche a confronto.

Nelle notti che seguiranno cercheremo di dare conto di questa realtà , intrecciando materiali documentaristici televisivi con esperienze cinematografiche significative, bizzarre, meno scontate.

NASCITA DI UNA DITTATURA – 6° puntata

(Italia, 1972,  b/n, dur., 76’10”)

Di Sergio Zavoli, con la collaborazione di Edek Osser e Luciano Onder; coordinatore della fotografia Paolo Arisi Rota; riprese elettroniche Gianni Eleuteri; montaggio Giuseppa Baghdikian;

messa in onda Raiuno1 dicembre 1972 alle ore 21

Premio Saint Vincent 1973 per la televisione

Grande inchiesta storica che il giornalista realizzò in occasione del cinquantenario della Marcia su Roma. Siamo di fronte ad un lavoro esemplare dal punto di vista giornalistico e televisivo; Zavoli viene coadiuvato da una serie di storici come Alberto Aquarone, Gaetano Arfè, Gabriele De Rosa, Renzo De Felice, Gastone Manacorda, Salvatore Valitutti. Saranno 55 invece gli intervistati, testimoni diretti di quegli anni; per alcuni di questi, poi, si tratterà di dichiarazioni in esclusiva ed uniche (tra questi ricordiamo Rachele Mussolini ed Amadeo Bordiga). Ma ricordiamo ancora qualche altro nome: Franco Antonicelli, Sandro Pertini, Umberto Terracini, Riccardo Bacchelli, Oronzo Reale, Augusto De Marsanich, Leone Cattani, Giuseppe Spataro, Ugo Spirito, Pietro Nenni, Lelio Basso, Ferruccio Parri, Giuseppe Prezzolini…

In questa sesta puntata l’inchiesta coordinata da Sergio Zavoli prende in considerazione il biennio 1924/1925. Ancora nel ’24 le conseguenze politiche del delitto Matteotti e dell’operazione aventiniana dei maggiori partiti di opposizione costringono il movimento fascista in uno stato di  forte difficoltà; anche al sui interno si creano contraddizioni violente tra un’ala intransigente ed una moderata, tra  chi vuole rispondere alla crisi del movimento con un nuovo  slancio dell’azione squadristica su larga scala e chi vede possibile un fascismo inteso come elemento alla fine stabilizzatore di uno stato forte,  entro i confini di una legalità compressa. Si arriva quasi alla crisi di governo, ma alla fine prevarranno i primi, forti di un sostanziale immobilismo dell’opposizione e del mancato intervento, anche questa volta, della Corona. Così le violenze dello squadrismo, mai terminate, dilagano; colpiti in particolare tutti gli organi di stampa, nazionali e locali, con diffide, sequestri, denunce e processi. Ma anche le “bastonature” nei confronti degli oppositori si moltiplicano: viene ricostruita quella che subirà Piero Gobetti, esponente di spicco del nuovo liberalismo, acuto analista dei caratteri peculiari del fascismo. La puntata si concentra poi sulla serie di attentati che prendono di mira Mussolini in quel biennio, fatti che saranno utilizzati dal fascismo per arrivare a quella vera e propria svolta autoritaria che ha la sua premessa nel discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, in cui rivendica la piena e personale  responsabilità morale riguardo al delitto Matteotti e a quanto avvenuto in Italia negli ultimi mesi; discorso che di fatto apre la strada alla instaurazione del regime. Tra il 1925 ed il 1926 si avranno la emanazione delle leggi eccezionali di polizia, la creazione del   tribunale speciale per i reati politici,  la messa fuori legge dei sindacati e dei partiti politici, il confino di polizia, l’abolizione delle elezioni amministrative, l’istituzione dei podestà, la concentrazione dei poteri nelle mani di Mussolini…

Il regime si fa sempre più illiberale e totalitario; iniziano gli esili e gli espatri clandestini di numerosi esponenti politici, in particolare dei leader storici dei partiti di opposizione, si moltiplicano i processi , le condanne ed il confino, in particolare verso chi si organizza, in clandestinità, per continuare l’azione antifascista (in questi primi anni, soprattutto, comunisti ed esponenti di Giustizia e Libertà). Tra le tante interviste presenti nella puntata ricordiamo: Pietro Nenni, Oronzo Reale, Giovanni Gronchi, Amadeo Bordiga, Umberto Terracini, Ugo Spirito, Ferruccio Parri, Arturo Carlo Jemolo, Lelio Basso, Sandro Pertini.

UN GIORNO DA LEONI                                

(Italia, 1961,  b7n,  dur., 114’18”)

Regia: Nanni Loy; soggetto e sceneggiatura N. Loy , Alfredo Giannetti; fotografia Marcello Gatti; montaggio Ruggero Mastroianni; musica Carlo Rustichelli; scenografia Carlo Egidi; costumi Vera Marzot; una produzione Vides Cin ca, Lux Film, Galatea

Con:  Renato Salvatori, Tomas Milian, Nino Castelnuovo, Romolo Valli, Leopoldo Trieste, Carla Gravina, Anna Maria Ferrero, Valeria Moriconi, Saro Urzì, Corrado Pani, Carlo D’Angelo, Regina Bianchi, Enzo Turco, Gigi Ballista, Mario Brega

Presentato alla 22 edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia Fuori Concorso

Partigiani combattenti quasi per caso, tre amici affrontano le quotidiane difficoltà di sopravvivenza  dopo l’8 settembre, costretti a fare i conti con una realtà storica e personale che richiede ad ognuno di loro delle non facili  scelte nette.  Attraverso dure prove che mettono in discussione la loro stessa scelta militante,  non esiteranno a portare a conclusione, anche con il sacrificio della vita, l’azione per la quale si erano impegnati: far saltare un ponte ferroviario usato per il trasporto truppe e rifornimenti dai nazisti.

Liberamente ispirato ad un fatto realmente accaduto, la distruzione del ponte “Sette Luci” sulla linea ferroviario Roma – Fiuggi, il film, attraverso la descrizione ricca di sfaccettature dei personaggi principali, cerca di rappresentare lo stato di smarrimento che colse il paese all’indomani dell’8 settembre, soprattutto i più giovani, da quelli che avevano prestato servizio militare, trovandosi ora  sbandati, prigionieri  oppure internati in campi di lavoro dagli ex alleati,  a quelli, “gli imboscati”, che avevano fatto di tutto per evitarla, la guerra.. Allo stesso tempo il film ci mostra, con partecipe coinvolgimento, le diverse motivazioni che convinsero molti di questi a lasciare le città per unirsi con le formazioni partigiane; motivazioni sempre accompagnate da dubbi, paure, slanci di ritrovata consapevolezza… una descrizione delle diverse componenti  in cui  si articolò  la Resistenza  italiana.

 

Venerdì 25 giugno dalle 1.10 alle 6.00

PUISSANCE DE LA PAROLE

visioni, corpi, voci di scrittori e poeti alla deriva tra cinema e TV (1)

a cura Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

CARMELO BENE – VOCE DEI CANTI (puntata 1 e 2)                  

(Italia 1998, col.)

Di Carmelo Bene.

A Recanati per il bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi Carmelo Bene legge i Canti del grande poeta. Questo incontro tra due delle personalità più importanti della cultura italiana degli ultimi duecento anni ci sembra l’inizio più significativo di questo ciclo dedicato alla poesia e più in generale alla presenza di testi, corpi, voci di scrittori e poeti all’interno di opere cinematografiche e televisive. L’intera lettura di Bene fu mandato in onda dalla RAI nel 1998 divista in sette puntate che riproponiamo integralmente; nella prima puntata ci sono l’inno Ad Arimane, Amore e morte, Il sogno; nella seconda Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia, La vita solitaria, Il passero solitario e Alla luna.

EX LIBRIS – THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY        

(USA, 2017, col., dur., 197’22”, v.o. sott.it.)

Regia e montaggio: Frederick Wiseman

Titolo doppio per questo ennesimo capolavoro di Fred Wiseman, pluripremiato cineasta americano (tra i vari riconoscimenti sei lauree honoris causa, Leone d’oro e Oscar alla carriera) di cui Fuori Orario ha mostrato quasi tutti film. Mentre racconta, con il suo inconfondibile metodo, la Public Library di New York, la città che ha filmato più di ogni altra, Wiseman ci parla dei libri, la sua più grande passione, e del sapere in essi conservato che rappresenta una fragile ma forse unica ancora di salvezza dalla catastrofe umana.

 

Sabato 26  giugno dalle 2.20 alle 6.30

PUISSANCE DE LA PAROLE

visioni, corpi, voci di scrittori e poeti alla deriva tra cinema e TV (2)

a cura Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

LE LIVRE D’IMAGE                                                  

(Francia-Svizzera, 2018, col., dur., 86’35”, v.o. sott. italiano)

Di: Jean-Luc Godard

Palma d’oro speciale al Festival di Cannes del 2018, l’ultimo capolavoro di Jean-Luc Godard, realizzato con la collaborazione di Jean Paul Battaggia, Fabrice Aragno, Nicole Brenez, è il frutto di un lavoro incessante durato ormai sessant’anni: il corpo a corpo col cinema, il movimento della mano nella pratica del montaggio (che ha definito ”mon beau souci”), la perenne infanzia dell’arte come rinnovata cosmogonia  e “ardente speranza”.

Sulla soglia dei 90 anni Godard procede con un incessante “aller et retour” nella sterminata selva di lacerti letterari e cinematografici (di ogni formato e provenienza), nella polifonia delle voci, nello scontro di costellazioni da cui emergono il romanzo di Cossery, Une ambition dans le desert e l’evocazione dell’Arabia felice di Dumas.

Negli ultimi anni Godard ha ripetuto spesso la frase paolina “L’immagine verrà al tempo della resurrezione”. Dopo l’” adieu au langage”, nella sua battaglia contro il Logos, il Libro, la Legge, con Le livre d’Image si può forse cominciare a pensare come le immagini – anche nella catastrofe contemporanea dello spettacolo – possono ancora essere il contrario della legge e della rappresentazione, e come anzi possano contrastarle. “Le livre d’image integra e rilancia tutta questa tradizione magnifica – Artaud, Apollinaire, Epstein – che ha pensato il cinema come capace di liberarci dalla legge dell’identità” (Nicole Brenez). Il cinema non era forse pensato all’inizio come l’arte della luce? E nel finale di Scénario du film Passion (già programmato da Fuori Orario) non si passava dalla pagina bianca al mare per giungere al raggio di sole?

Verso la fine di Le livre d’image la voce cavernosa di Godard, nel nero dello schermo, come proveniente dall’oltre tomba, riprende e distorna le frasi di Peter Weiss: “Anche se nulla doveva essere come lo avevamo sperato, questo non cambierebbe nulla alle nostre speranze, esse resterebbero un’utopia necessaria, il campo delle speranze è più vasto di quello del nostro tempo, e così come il passato era immutabile, allo stesso modo le speranze resterebbero immutabili”.

CARMELO BENE – VOCE DEI CANTI (puntata 3, 4 e 5)                  

(Italia 1998, col.)

Di Carmelo Bene.

A Recanati per il bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi Carmelo Bene legge i Canti del grande poeta. Questo incontro tra due delle personalità più importanti della cultura italiana degli ultimi duecento anni ci sembra l’inizio più significativo di questo ciclo dedicato alla poesia e più in generale alla presenza di testi, corpi, voci di scrittori e poeti all’interno di opere cinematografiche e televisive. L’intera lettura di Bene fu mandato in onda dalla RAI nel 1998 divista in sette puntate che riproponiamo integralmente; nella terza puntata ci sono Consalvo, Il primo amore, A Silvia; nella quarta

Le ricordanze, L’infinito, Alla sua donna, La sera del dì di festa; nella quinta Aspasia, Sopra un basso rilievo antico SepolcraleIl tramonto della luna, Il sabato del villaggio.

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

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