La programmazione di Fuori Orario dal 24 al 30 luglio

Su Fuori Orario partono i cicli su Edward Dmytryk e Mario Soldati. E poi Felice D’Agostino/Arturo Lavorato e Franco Maresco

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SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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Domenica 24 luglio dalle 0.50 alle 6.00

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15 BORSE DI STUDIO DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi  Di Pace Esposito Fina Francia Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

FIUME ROSSO

Inquisizione ed anticomunismo ad Hollywood (1)

Edward Dmytryk, le catene della colpa 

a cura di Paolo Luciani

La fine dell’alleanza antinazista tra Stati Uniti e Unione Sovietica dette il via al lungo inverno della “guerra fredda”.  La paura del comunismo, di sabotatori e spie avvolse come una cappa plumbea l’intero paese. Questa condizione di paranoia collettiva, identificata con il termine maccartismo ( dal senatore Joseph McCarthy), per il suo evidente riscontro mediatico, si abbattè anche e soprattutto sul mondo del cinema, tra i registi, gli attori, gli sceneggiatori, le maestranze tutte, prima alla ricerca di iscritti o simpatizzanti del Partito Comunista, subito dopo allargando una vera e propria persecuzione anche a quanti, negli anni precedenti compresi quelli dell’alleanza antinazista tra l’Urss e l’occidente,  avessero fatto parte di comitati di appoggio o solidarietà con i movimenti antifascisti, come con i repubblicani di Spagna, ovvero con gli intellettuali schierati a fianco dei movimenti europei di resistenza antinazista. Da un giorno all’altro centinaia di protagonisti e lavoratori del mondo dello spettacolo americano si trovarono inseriti in una lista nera di proscrizione, che rese impossibile loro di continuare a lavorare. Molti emigrarono in Europa, altri si mascherarono sotto pseudonimi o nomi falsi per continuare ad operare nel mondo del cinema. Quasi tutti si dovettero misurare con un vero e proprio tribunale, quello per le attività antiamericane, che con metodi degni dell’Inquisizione li poneva di fronte ad un dilemma: ripudiare pubblicamente le proprie idee, assumersi anche colpe non vere e, soprattutto, denunciare amici e colleghi. I produttori delle majors furono in prima fila nella caccia al comunista nel cinema; questa era anche la loro personale vendetta nei confronti del movimento di sindacalizzazione che, in particolare tra gli sceneggiatori e le maestranze, li aveva messi in difficoltà a partire dalla metà degli anni trenta. Naturalmente vi furono anche clamorosi casi di resistenza e denuncia: una delle prime liste di proscrizione stilata, quella dei “dieci di Hollywood”, suscitò un movimento di denuncia e condanna. Ma la forza del sistema fu tale che pochi mantennero la propria posizione iniziale di denuncia di anticostituzionalità dei processi e dei licenziamenti; amicizie e convinzioni infrante segnarono in qualche modo tutti gli anni ’50 del cinema americano. La lista fu formalmente abolita nel 1960, quando allo sceneggiatore Dalton Trumbo fu pubblicamente riconosciuto il suo contributo al film  EXODUS di Otto Preminger e SPARTACUS di Kubrick; ma soprattutto quando il processo di ristrutturazione industriale dell’industria dell’intrattenimento (cinema, tv, teatro, ecc. ) americano ebbe fine, con la presenza non più eludibile dei grandi network televisivi. In qualche modo la realtà reclamava i suoi diritti anche al cinema, sapeva scegliere con più discernimento le nuove streghe ed i nuovi mostri: la nuova Hollywood era alle porte.

Edward Dmytryk è una figura emblematica di questo periodo storico. Canadese di origine ucraina, Dmytryk svolge tutta la possibile gavetta cinematografica: alla metà degli anni ’30 risalgono le sue prime regie. Ben presto alla Rko si specializza in film di propaganda e di appoggio allo sforzo bellico Usa, il tutto declinato secondo il noir, il melodramma, il film bellico. Viene da subito inserito, unico regista, nella lista dei “dieci di Hollywood”, avendo rifiutato di rispondere alla Commissione per le attività antiamericane; incarcerato,  la sua carriera si blocca, come quella degli altri suoi compagni. In successivi interrogatori, decide invece di autodenunciarsi come ex iscritto al partito comunista e fa i nomi di tanti suoi colleghi, indicandoli come iscritti o simpatizzanti… Riprende a lavorare, firmando negli anni anche importanti successi commerciali. In alcuni di questi una critica attenta ha individuato elementi i narrativi che certamente si ricollegano alla sua drammatica esperienza.

FUORI ORARIO, con il titolo FIUME ROSSO,  ha deciso di ritornare su questo periodo del cinema americano,  presentando una scelta di film di Dmytryk, insieme con titoli ascrivibili a quel particolare momento, ad alcuni dei suoi protagonisti, siano essi registi, attori, sceneggiatori, e ad una scelta di materiali di archivio.

 

HITLER’S CHILDREN

(Usa 1943  bianco e nero) durata – 78′

VERSIONE ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO

Regia: Edward Dmytryk

Con: Tim Holt, Bonita Granville, Kent Smith, H.B. Warner, Otto Kruger

Cupo melodramma di propaganda, realizzato quando ormai è massimo lo sforzo bellico dei paesi dell’alleanza antinazista.  La storia comincia a Berlino nel 1933 e si sviluppa fino al 1939; protagonisti due giovani, Karl, tedesco nato però negli Stati Uniti, ed Anna, americana, nata invece in Germania. Le loro vicende personali si sviluppano nel periodo dell’ascesa e presa del potere del partito nazista; vicende che li vedranno spesso su fronti diversi, ma accumunati, alla fine,  dalla loro tragica e consapevole denuncia degli orrori del regime nazista.

Lo sceneggiatore e scrittore Emmet Lavery nel 1946 fu indicato in un articolo dell’Hollywood Reporter come simpatizzante comunista. Lavery dal 1945 al 1947 fu per altro vice presidente del Sindacato degli sceneggiatori

BEHIND THE RISING SUN

(Usa 1943 bianco e nero) durata – 84’

VERSIONE ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO

Regia: Edward Dmytryk

Con: Margo, Tom Neal, J. Carrol Naish, Robert Ryana, Gloria Holden

Film quasi fotocopia del precedente, sia come soggetto che cast produttivo (e con il titolo della distribuzione italiana declinato come TRAGICO ORIENTE). Qui l’azione si svolge in Giappone, un padre fortemente tradizionalista ed un figlio che, avendo studiato in America, è un fautore delle idee di democrazia e libertà apprese lontano dal suo paese, ormai votato al più estremo militarismo imperialista. Ma allo scoppiare della guerra, con la contrapposizione del Giappone agli Usa, il giovane non resiste al richiamo bellicista del suo paese di origine e trova la morte in combattimento. Il padre, ora convinto fautore delle idee democratiche, decide di fare harakiri, come forma di espiazione delle colpe natie.

SEVEN MILES FROM ALCATRAZ

(Usa 1942 bianco e nero) durata – 62′

VERSIONE ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO

Regia: Edward Dmytryk

Con: Bonita Granville, James Craig, Frank Jenks. Cliff Edwards, Tala Birrell, George Cleveland

Dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbor, i detenuti del famigerato carcere di Alcatraz temono che questo possa diventare un bersaglio dei bombardamenti aerei. Spinti da questa ulteriore necessità, alcuni di loro riescono a portare a buon fine una fuga, riparando in un isolotto-faro, semideserto. Qui però scopriranno che dovranno confrontarsi con un nemico ancora più temibile, delle spie naziste… Miscela di film carcerario con evasione insieme al più spudorato messaggio propagandistico, tale da raggiungere la più assoluta irrealtà…

 

Venerdì 29 luglio dalle 0.45 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

SI SALVI CHI PUO’ – LA VITA NON SI SCAMPA (5)

A cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

LAGGIÙ – UNA CONVERSAZIONE CON FELICE D’AGOSTINO E ARTURO LAVORATO

(Italia, 2022, col., 15’ circa)

Conversazione con i due registi di Essi bruciano ancora, a partire dalla loro visione “dal basso” e tornando su un percorso cinematografico che ha nella Calabria la materia e il segno dell’ingiustizia e della sopraffazione.

ESSI BRUCIANO ANCORA Prima visioneTV

(Italia, 2017, col., 90’)

Regia e montaggio: Felice D’Agostino, Arturo Lavorato

Con: Lamine Bodian, Toni Capua, Girolamo Gallone, Caterina Pagano, Francesco Saverio Pagano, Natale Restuccia, Enzo Tropepe, Loredana Gurzì

Ultimo, finora, lungometraggio della coppia di registi già autori di Un racconto incominciato e Inamabile azzurro, Essi bruciano ancora è uno sguardo diverso, feroce e radicale sulla narrazione dell’Unità d’Italia e della “questione meridionale”.

Sole e carestia! Quaggiù in Calabria, politica, ’ndrangheta e carabineri parinu tutti lu stessu misteri, di tutti quanti ’ndavimu a spagnari… Combattenti e combattivi, ladri, schiavi, servi e cafoni, negri, mafiosi e puttane. S-confinamenti e barriere, denari, lealtà e realtà, visibile e non. Scelte. E noi? Corpi scaraventati nel cinema, paesaggi versati dalla storia – e tra centinaia di parole dette, almeno altrettante taciute. È Fanon… è Césaire… Regalo in pagina di una condizione di cui non riuscivamo a parlarci… Tensione di carni e muscoli pronti a scattare… Violenza di sogno, schiavo d’uomo… Colonisation! Colonisation! Colonisation!»” (albertoarturofelicecaterinakaterinalamineloredanamarianataletoni)

NEL REGNO DI NAPOLI                                     

(Italia/RFT, 1978, col., 131’)

Regia: Werner Schroeter

Con: Liana Trouché, Antonio Orlando, Cristina Donadio, Ida Di Benedetto, Margaret Clementi, Gerardo D’Andrea

Trent’anni di storia napoletana (tra il 1942 e il 1972) visti attraverso le vicende delle famiglie Cavioli e Pagano. Parlato in napoletano, primo film di Schroeter girato in Italia (seguirà subito dopo Palermo oder Wolfsburg), è un’immersione totale nel cuore della città, filmata come i cineasti italiani non l’avevano ancora fatto, da un regista che ha messo in scena molte opere liriche e che si definisce “orfano di Maria Callas”.

GLI UOMINI DI QUESTA CITTA IO NON LI CONOSCO – VITA E TEATRO DI FRANCO SCALDATI              

(Italia, 2016, col., 89’)

Regia: Franco Maresco

Con: Franco Scaldati, Roberto Andò, Letizia Battaglia, Gaspare Cucinella, Mimmo Cuticchio

La vita e l’opera di Franco Scaldati, che ci ha lasciati nel 2013 e che è stata una delle figure più significative della seconda metà del novecento europeo. Resta nella sua opera l’irripetibile rappresentazione di un’umanità marginale, sconosciuta e ormai scomparsa nella sua essenza. Il suo percorso è stato sinonimo di radicalità e impegno nel farsi portatore di un’idea di teatro lontana dagli schemi tradizionali. Una voce forte, contro l’ipocrisia del “potere”, che affermava: “Tutto sommato, vorrei essere la coscienza critica del teatro italiano, vorrei essere la spina nel fianco, ma so che gli altri se ne fregano e non mi considerano tale […] Un teatro che sia portatore di poesia, poesia violenta, che chiede implicitamente un cammino più solidale fra gli uomini, senza guardarsi allo specchio, senza appagarsi di se stesso, così come sembra essere tutto il teatro italiano di oggi”. “La bellezza è degli sconfitti. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è inevitabilmente sconfitto. E` qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vincitori che non esisteranno più. Questo è il grande splendore dell’esistenza”. (Franco Scaldati)

 “Il teatro di Franco Scaldati è uno straordinario esempio di resistenza morale e culturale di fronte alla barbarie che avanza senza tregua. E` stato per me un privilegio averlo conosciuto ed essere stato suo amico. Spero con questo mio documentario di contribuire alla conoscenza di un grande poeta e di un grande uomo, la cui arte ha tanto da dire a questa nostra generazione confusa e disperatamente sola” (Franco Maresco).

 

Sabato 30 luglio dalle 0.55 alle 6.30

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

IL ROMANZO DEL CINEMA – Mario Soldati viaggiatore tra due città (1)

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

DORA NELSON                                             

(Italia, 1939, bianco e nero, durata 77’)

Regia: Mario Soldati;

Con: Assia Noria, Carlo Ninchi, Nino Crisman, Miretta Mauri, Carlo Campanini, Luigi Cimara, Massimo Girotti

La presunta vedova di un principe russo, eccentrica attrice cinematografica che ha assunto il nome di Dora Nelson, rischia di mandare a monte il fidanzamento borghese dell’unica figlia del suo secondo marito, Giovanni. Dopo aver abbandonato il set per seguire un corteggiatore, viene sostituita con l’operaia Pierina, chele assomiglia alla perfezione…  “Dora Nelson era il rifacimento di un film francese ricavato da una sceneggiatura e da una commedia di Louis Verneuil, il famoso commediografo Verneuil. E lì devo veramente molto a Luigi Zampa, che allora faceva solo lo sceneggiatore e che ha sceneggiato il film con me, riscrivendo tutta la sceneggiatura dal film francese. Cambiandola moltissmo. Ma molte cose, molte idee, sono anche mie. Per esempio quella del marito carbonizzato, che avevo ricavato da Stevenson: 8…) Un filmetto, una cosa leggera, ma l’ho girato divertendomi molto, moltissimo. Certamente è molto macchinoso perché alla macchina della pochade francese di Verneuil, noi abbiamo aggiunto altre macchine. Perché volevamo divertirci” (Mario Soldati)

QUARTIERI ALTI                                     

(Italia, 1943, b/n, durata 79′)

Regia: Mario Soldati

Con: Adriana Benetti, Massimo Serato, Nerio Bernardi, Enzo Biliotti, Jucci Kellerman, Giulio Stival, Vittorio Sanipoli, Fanny Marchiò, Maria Melato, Gina Sammarco

Un giovane di bell’aspetto, nullatenente e nullafacente, è mantenuto da una matura ed eccentrica. Il giovane Giorgio vive in una pensione di Via Venet0, alle spalle di una matura ereditiera che mantiene una piccola corte di parassiti senza scrupoli. Innamoratisi della studentessa Isabella, assume due anziani attori cui fa impersonare la parte dei propri genitori per fare buona impressione su di lei…

La lavorazione fu interrotta a causa degli avvenimenti del 25 luglio e 8 settembre 1943; fu ripresa nel giugno 1944, dopo la Liberazione di Roma.

 “Leo Longanesi, molto amico di Soldati, partecipava a quasi tutte le riprese, e discuteva via via con Soldati dell’andamento del film. (…) Longanesi era uno spirito pirotecnico, e, messo vicino a Soldati, altro spirito pirotecnico, quindi spesso, venivano fuori delle discussioni (…) Molte scene erano decise così, all’ultimo momento, tra Soldati e Longanesi. Noi non ci preoccupavamo più del copione, eravamo sempre in attesa che da Soldati e Longanesi venisse fuori l’idea nuova per continuare il film” (Massimo Serato)

DUE MILIONI PER UN SORRISO                      

(Italia, 1939, b/n, 73’)

Regia: Carlo Borghesio, Mario Soldati

Con: Enrico Viarisio, Elsa De Giorgi, Dhia Cristiani

Un industriale che ha fatto fortuna in America compie un viaggio in Italia sperando di trovare la fanciulla che molti anni prima gli aveva sorriso e di cui si era innamorato a prima vista. Viene ben presto indotto a finanziare un film che racconta questo mancato amore giovanile. “Due milioni per un sorriso è stato un film straziato dalla doppia regia, mia e di Carlo Borghesio, con un soggetto che era quello che era, un film nel film, molto complicato e con attori che erano quello che erano. Roberto Dandi voleva farmi fare un altro film, perché aveva preso fiducia in me, e mi ha affidato Dora Nelson, che considero il mio primo film” (Mario Soldati)

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Le Arene estive di Cinema a Roma

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