La programmazione di Fuori Orario dal 28 giugno al 4 luglio

Domenica 28 giugno

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21st!
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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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WALK THE WALK

STORIE DI CINEASTI VIAGGIATORI (10)

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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RITRATTI DI CITTA’

a cura di Fulvio Baglivi e  Roberto Turigliatto

CAPITALI A CONFRONTO – COPENAGHEN 1° puntata

(Italia, 1982, col., dur., 70’37”)

Di: Raffaele Andreassi

Tra il 1981 e il 1982 Raffaele Andreassi gira per la RAI il ritratto di tre città: Londra, Parigi, Copenaghen più una quarta parte sulle periferie di Londra e Parigi. Nonostante sia un lavoro su commissione, finalizzato al confronto tra organizzazione economica e sociale e gli stili di vita in diversi punti d’Europa, Andreassi riesce sempre a mettere sé stesso, innanzitutto attraverso il testo fuoricampo che ha sempre voluto scrivere o controllare nel dettaglio. In questa notte il ritratto di Copenaghen, il più forte e il più personale dei quattro segmenti girati da Raffaele Andreassi.

HONG KONG CITTA’ DI PROFUGHI 1°, 2° e 3° puntata

(Italia, 1980, col., dur., 132’22”)

Regia: Vittorio De Seta

1° episodio: Un aereo in avvicinamento all’aeroporto di Hong Kong; foto fisse di “boat people”, i profughi dal Vietnam che arrivati a destinazione dovranno attendere in porto mesi prima di poter sbarcare. L’aereo è atterrato in una città ultramoderna, tutta grattacieli.

Nella sua baia ci sono barche sovraffollate di profughi. Uno dei campi di transito è nei capannoni in disuso della Compagnia delle Indie, stracolmi di gente. Riso e verdura sono amministrati a grandi secchi.

Hong Kong in realtà è una città cinese: porto franco, città cerniera tra capitalismo e   comunismo, frutto di un compromesso, rappresenta una mediazione tra la Cina e il resto del mondo. Ogni anno duecento-trecentomila persone entrano clandestinamente, soprattutto immigrati illegali dal resto della Cina, molti sono giovani così l’età media della popolazione è di ventiquattro anni.   Il lavoro, la vita in comune ha reso indistinguibili cinesi, vietnamiti e locali.

2° episodio: una suora salesiana fa da traduttrice alla signora Tran, che faceva parte di un gruppo di 42 persone arrivate a Hong Kong. Ora abita in un piccolo appartamento insieme ad altre quindici persone e lavora come operaia in un’industria elettronica situata in un grattacielo. I suoi compagni di lavoro sono per la maggior parte vietnamiti bisognosi di essere impiegati che vengono sfruttati e retribuiti con uno stipendio da fame.

3° episodio: De Seta affronta il problema degli immigrati clandestini provenienti dalla Cina. Quando vengono arrestati, vengono riconsegnati dalla polizia al governo cinese, ma presto riproveranno a varcare il confine. Dopo anni in cui nella città di Hong Kong si trovano a vivere e lavorare a stretto contatto. Il tempo ha livellato le differenze tra locali, cinesi e vietnamiti, rendendoli irriconoscibili ad un osservatore esterno.

Venerdì 3 luglio

COME UN GRIDO PURO

CORRISPONDENZE DALL’ATLANTICO

a cura di Simona Fina

CORRESPONDÊNCIAS                   PRIMA VISONE TV

(Id., Portogallo, 2016, col., dur., 146’03”, v.o. sott.italiano)

Sceneggiatura e regia: Rita Azevedo Gomes

Interpreti: Rita Durão, Luís Miguel Cintra, Mário Barroso, Tânia Dinis, Anna Leppänen, Pierre Léon, Francisco Nascimento, Luna Picoli-Truffaut, Hugo Tourita, Eva Truffaut

Presentato in concorso al Festival di Locarno nel 2016

Il film trae ispirazione dalla corrispondenza epistolare tra due poeti portoghesi, considerati fra i più importanti letterati lusitani del Novecento: Sophia de Mello Breyner Andresen e Jorge de Sena, all’epoca in esilio in California (1957-1978). Decine di lettere in cui emerge il profondo legame di amicizia che unisce i due poeti, un laccio affettivo che va oltre l’interesse comune per la poesia. Una corrispondenza che si protrasse per vent’anni, tracciando il racconto di un’amicizia. Nelle missive i due poeti affrontano la situazione politica portoghese (alcune lettere furono sequestrate dalla Polícia Internacional e de Defesa do Estado, PIDE), parlano di letteratura, del 25 Aprile e del silenzio mantenuto da tanti intellettuali portoghesi. In quegli scritti vi è anche spazio per esprimere il proprio disagio esistenziale, o lo sfogo causato dall’ingiusta attribuzione di premi letterari ad altri colleghi, rappresentano la testimonianza di quanto fosse importante, per entrambi, la lotta per la libertà, l’impegno civile e politico (tanto nella vita quotidiana quanto nell’opera poetica e letteraria), in un paese duramente oppresso dal regime di un uomo mite e poco carismatico come António de Oliveira Salazar. L’assenza di un leader forte contribuì sensibilmente a delegare agli apparati di controllo la repressione di qualsiasi forma di dissenso al regime. La Polícia Internacional e de Defesa do Estado (PIDE), fu senza subbio il pilastro principale dell’Estado Novo.

Jorge de Sena fu costretto a un lungo esilio proprio a causa della sua dura opposizione al regime di Salazar. Si trasferì prima in Brasile e successivamente negli Stati Uniti, intraprendendo una brillante carriera accademica. Non fece mai ritorno nel suo paese di origine. Sophia de Mello è unanimemente considerata la più grande e più amata poetessa portoghese della seconda metà del Novecento, candidata al Premio Nobel per la Letteratura nel 2002. L’oceano Atlantico (l’acqua, elemento così centrale nella poesia della Andresen e unico orizzonte verso il quale tanta lirica portoghese ha teso il suo sguardo) divide la prossimità fisica tra i due amici, ma la distanza non estingue il sentimento che li unisce, le profonde affinità politiche e intellettuali, la consapevolezza dell’importanza della poesia e del ruolo del poeta, testimone e cantore del suo tempo. In Correspondências le lettere e i poemi costruiscono un dialogo tra la saudade e il desiderio di colmare la distanza vissuta durante lunghi anni. Gli scritti emergono come ‘testi vivi’ che attraversano corpi, luoghi, lingue, paesi e immagini, in un film in cui storia e politica, passato e futuro si misturano in assoluta libertà. Il cinema di Rita Azevedo Gomes è, fin dal suo esordio, uno ‘spazio’ misterioso, intimo, atemporale e discontinuo. La contaminazione del cinema con la musica, la pittura e la poesia è possibile e incessante, come la trama dell’immagine non è mai eterogenea in questo film, dalla risoluzione perfetta del digitale alla irregolarità del super 8, è un cinema di immagini fragili come il mondo. Frágil como o mundo, secondo lungometraggio della Gomes, è una celebre poesia della Andersen, che trova voce anche in Correspondências, stabilendo, tra la Andresen e la Gomes, quel legame misterioso che solo la poesia intuisce e suggerisce per frammenti.

“All’inizio pensai di realizzare un documentario, ma il film ha assunto una struttura diversa e si è trasformato in una sorta di film-saggio in cui voci diverse, di amici e attori, portoghesi e stranieri -come Eva Truffaut, Pierre Léon, Rita Durão, Luís Miguel Cintra o Anna Leppänen – leggono il carteggio tra i due poeti, permettendo che la vita e i luoghi d’elezione di entrambi possano scorrere davanti ai nostri occhi”. (Rita Azevedo Gomes)

CONVERSAZIONE TRA AGUSTINA BESSA – LUĺS E MANOEL de OLIVEIRA 

(Incontro al Torino Film Festival, 2000, col., dur.,108’38” ca, v.o.sott.it.)

Riprese di: Alberto Momo     

Una relazione, quella tra il decano del cinema portoghese e una delle più grandi scrittrici lusitane, che ha sempre oscillato tra alti e bassi, conflitti, schermaglie amorose che solo una forte amicizia e una complicità artistica possono sostenere. “In fondo”, come afferma de Oliveira, “ci siamo sempre inseguiti come il gatto con il topo”.

Sabato 4 luglio

WALK THE WALK

STORIE DI CINEASTI VIAGGIATORI (10)

VOYAGE EN ITALIE

a cura di Fulvio Baglivi e  Roberto Turigliatto

PER UN VIAGGIO IN ITALIA – IL DIALOGO DI ROMA (3° puntata) versione digitalizzata dalle Teche RAI

(Italia, 1983, col., 61’20”)

Di:Marguerite Duras

Voci off: Anna Nogara, Paolo Grazikosi

Prodotto dalla RAI all’interno della serie “Per un viaggio in Italia” il film segue il “percorso amoroso” di un uomo e di una donna tra Palazzo Farnese e Villa Medici, passando per Piazza Navona, le sponde del Tevere, il Palatino ed i siti archeologici della città imperiale.

“Il tema del film dovrebbe essere la conversazione tra un uomo e una donna. Una coppia di amanti o di sposi, è indifferente. Nessuna spiegazione dovrebbe intervenire quanto alla condizione sociale di questa coppia, la loro età, la durata del loro legame. La conversazione stessa non dovrebbe avere un vero inizio, ma subito avviarsi su un particolare della loro vita privata. Tutta la conversazione riguarderebbe un episodio passato della vita della coppia, un fatto mai esplicitato, impossibile da esplicitare, che in qualche modo rappresenta il male inguaribile di un amore. Questo male verrebbe messo in rapporto con quello dell’esilio” (Marguerite Duras).

A PROPOS DE VENISE                                  

(Francia, Svizzera, 2013, col., 22’27”, v.o.)

Regia: Jean-Marie Straub

Gloria e crollo della grande Repubblica (di Venezia): le ragioni sono molteplici, complesse, storiche, psicologiche e umane, fin troppo umane. Sono gli stessi ingredienti la cui miscela e i cui movimenti decideranno se e in che condizioni l’Europa attuale sopravviverà? Jean- Marie Straub ci pone la domanda…“Nel 1902, dopo diversi viaggi in loco, Maurice Barrès pubblica La mort de Venise. Nel 2014 Jean-Marie Straub isola nove pagine e ne fa un film, À propos de Venise, con un lago al posto dei canali. Per entrambi, la Serenissima è già perduta nel ‘700, quando due “cariatidi” come Goethe e Chateaubriand la frequentano…” (Rinaldo Censi)

FESTIVAL                                                                                        

(Francia, 2010, col., 80’, v.o. sott. it.)

Di: Jean-Claude Rousseau

Jean-Claude Rousseau è tra i più segreti cineasti contemporanei, autore totale dei propri film, realizzati praticamente da solo. Festival è stato realizzato tra il 2000 e il 2010, e riunisce in un unico film 5 cortometraggi (i primi quattro realizzati al Festival di Torino, l’ultimo in un Festival in Spagna), presentati   in precedenza come film autonomi: Lettre à Roberto, La  Nuit sans étoiles, Non rendu, 301, Mirage.   Ma il lungometraggio trascende i cinque film precedenti e si costituisce dunque come film nuovo e del tutto autonomo “Festival non ha altro soggetto che la vita dell’immagine nelle sue variazioni, che in permanenza minacciano di disfarla. Quello che fa sprofondare l’immagine è il senso, il voler dire o la pretesa di mostrare, mentre l’immagine non ha altra essenza che il fatto di mostrarsi essa stessa. (…) Festival, si. Filmare è una festa, un rito di celebrazione sotto forma di sacrificio. Ogni inquadratura è uno spazio delimitato, uno spazio sacro nel quale l’immagine sorge alla presenza, e in cui il mondo si assenta, si ritrae. Ri-tratto, ritratto” (Cyril Neyrat)

 SENZA MOSTRA                

(Francia, 2011, col., 10’30”, v.o. senza dialoghi)

Di: Jean-Claude Rousseau

“Veduta” su un frammento di paesaggio veneziano in inverno (senza “festival”).  Veduta fa parte di un insieme di brevi o brevissimi cortometraggi girati dal cineasta negli ultimi anni, film senza “soggetto” né sceneggiatura, alcuni brevissimi, che ritornano all’esigenza originaria del cinema come “veduta” o visione: “Mi piace la parola visione perché contiene in sé un’ambiguità: visione nel senso di percezione visiva e visione nel senso di venire trasportati da ciò che si vede, avere delle ‘visioni’. Di fronte a un’opera d’arte, se la si vede veramente, si tratta sempre di una visione. La bellezza può essere vista solo nella contemplazione, mai nell’osservazione”. (Jean-Claude Rousseau)

TEMPO DI VIAGGIO

(Italia, 1983, col., 62’13”, v.it.)

Regia: Tonino Guerra, Andrej Tarkoskij

Fotografia: Luciano Tovoli

Viaggio in Italia del grande regista russo insieme all’amico e sceneggiatore Tonino Guerra alla ricerca dei luoghi per Nostalghia

ROSABELLA. LA STORIA ITALIANA DI ORSON WELLES      

(Italia, 1993, col. e b/n, 59’)

Regia: Gianfranco Giagni, Ciro Giorgini, con Maia Borelli

Sceneggiatura: Ciro Giorgini

Interviste a Mauro Bonani, Suzanne Cloutier, Armoldo Foà, Gary Graver, Francesco Lavagnino, Maurizio Lucidi, Roberto Perpignani, Alessandro Tasca di Cutò, Giorgio Tonti

Rosabella è un viaggio sulle tracce di Welles in Italia, paese in cui il regista visse a lungo e a cui si sentiva molto legato. “La vita di Welles in Italia ha lasciato molti ricordi in coloro che l’hanno conossciuto da vicino. La nostra ricerca di testimonianze dirette si è trasformata in un piacevole viaggio attraverso gli anni da lui trascorsi nella Penisola. Sulle sue tracce, lontano dal folklore della Dolce Vita e dei ristoranti romani, raccontiamo anche La storia di numerosi italiani che spiegano l’importanza che Welles ha avuto per loro e quanto ne sentono la mancanza”. (Ciro Giorgini)