La programmazione di Fuori Orario dal 4 al 10 dicembre

Omaggio a Jean-Marie Straub e focus su Rodolfo Soneco. E poi Jean Renoir, George Cukor, Dorothy Arzner e Miklós Jancsó/Luca Roncni/Pier Paolo Pasolini

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Domenica 4 dicembre dalle 2.30 alle 6.00

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Fuori Orario cose (mai) viste

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di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

RODOLFO SONEGO, LA SCENEGGIATURA DI UN PAESE MANCATO

a cura di Paolo Luciani

INTERVISTA CON RODOLFO SONEGO

(Italia, 1990, col., dur., 70’)

Regia: Mirco Melanco; riprese: di Roberto Bistrot  e Redi Fornasier, in collaborazione con Stefano Mori

Realizzata il 14 luglio 1990 nella cascina di Rodolfo Sonego a Santa Maria di Feletto (Treviso)

UN EROE DEI NOSTRI TEMPI                    

(Italia, 1955, b/n, dur., 85’)

Regia: Mario Monicelli

Con:  Alberto Sordi, Franca Valeri, Giovanna Ralli, Mario Carotenuto, Alberto Lattuada, Carlo Pedersoli, Tina Pica, Leopoldo Trieste

Visceralmente pauroso e convinto che tutto e tutti complottino contro di lui, perennemente sospettoso e timoroso di finire nei guai, l’impiegato Alberto Menichetti nei guai ci finisce per davvero quando è ritenuto l’autore di un attentato. Per discolparsi accetta l’alibi che gli fornisce la sua capufficio, una zitella bruttina innamorata di lui. Fortunatamente il vero colpevole è arrestato ed Alberto, lasciata l’indesiderata complice, per esorcizzare le sue paure entra a far parte del Corpo di Polizia. (R. Chiti e R. Poppi, Dizionario del cinema italiano, Gremese editore, 1991)

“…Un eroe dei nostri tempi è stato girato nel periodo di Scelba. Periodo politicamente sclerotizzato, in cui lo stato era piuttosto poliziesco. Cercavo di raccontare, di descrivere la paura di un cittadino medio perseguitato che, per paura, diventerà persecutore, cioè poliziotto… Un eroe dei nostri tempi è un filmettino da strapazzo, scritto in venti giorni, di luglio, tutto scarruffato,  perché io, tra l’altro, dato che il cinema non mi dava la sicurezza di un avvenire, vivevo avventurosamente con mia moglie Allegra anche in situazioni tremende… però è un film concettuale. Alla base c’è un concetto che spinge ed insiste: è la storia di un uomo che ha paura. Avevo dato come sottotitolo al film appunto LA PAURA. L’idea del personaggio che ha sempre paura piaceva profondamente a Sordi. Un tipo che segna tutto su un taccuino, che è pronto ad alzare le mani in alto e a scappare. Che esce sempre di casa con l’impermeabile addosso perché ha timore che piova. Ricordate il trench? La divisa del piccolo borghese di quegli anni. …tutta la critica di sinistra quando vide il film rimase come intontita. Cominciò a dire “Ma cos’è questo film? E’ pericoloso ridere sulla Celere”. Sul Paese Sera ci fu un imbecille che scrisse “Ci meravigliamo che uno come Sonego, che non conosciamo, ma che sappiamo venire dalla guerra partigiana, abbia fatto un film qualunquista ed alla fine abbia optato per la Celere” Questi non avevano cervello. Devo dire che, rivisto oggi, mi sembra che il film abbia un inizio vitellonesco e notturno formidabile”. (da: Tatti Sanguineti IL CINEMA SECONDO SONEGO,   Edizione Transeuropa,   2000)

LA COMMEDIA CINEMATOGRAFICA ITALIANA 

(Italia, 1978, col., dur.,70’)

Di: Ugo Gregoretti

Gregoretti incontra numerosi protagonisti del cinema italiano che si sono misurati, fino a definirne i canoni, con la commedia non a caso denominata “all’italiana”: Luigi Zampa, Mario Monicelli, Ettore Scola, Sergio Amidei, Luigi Comencini, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Dino Risi, Nanni Loy, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Ennio De Concini, Luigi Magni, Cesare Zavattini, Lina Wertmuller e, per l’appunto, Rodolfo Sonego.

 

Venerdì 9 dicembre dalle 1.40 alle 0.00

“QUANDO DI NUOVO LA TERRA RISPLENDERÀ PER VOI” 

a Jean-Marie Straub

DALLA NUBE ALLA RESISTENZA                            

(Italia/Germania/Francia, 1979, col., dur., 101′)

Di : Danièle Huillet, Jean-Marie Straub

Da: Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese (1947) e La luna e i falò (1949) di Cesare Pavese

Con: Olimpia Carlisi, Guido Lombardi, Gino Felici, Lori Pelosini, Walter Pardini, Mauro Monni,Gianni Toti.

Film in due parti. Nella prima, tratta da 6 dei 27 Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, viene ricreato il mondo del mito, dove gli dèi tiranni svolgono un’influenza fondamentale sulle vite degli uomini. La seconda parte è tratta da La luna e i falò di Pavese, dove si racconta l’incontro tra un uomo detto “bastardo” tornato dall’America dopo la guerra di liberazione, e Nuto, il falegname musicista. Nuto e Bastardo ricordano e discutono della Resistenza, ma il Bastardo scopre che tutti quelli che conosceva sono morti e che la guerra ha profondamente cambiato i rapporti fra le persone. La parabola dell’umanità dal mito alla storia, un film  sul potere e sulla “resistenza con la r minuscola” (Fortini) contro i dominatori di ogni genere sullo sfondo di una campagna sensuale e mitica

TROPPO PRESTO TROPPO TARDI              

(Trop tôt/Trop tard, Francia, Egitto, 1981, col., dur.,100’, v. o sott., it)

Regia: Jean-Marie Straub, Danièle Huillet

Interpreti: Danièle Huillet, Bahgat Elnadi

Nella prima parte, sulle immagini attuali della campagna bretone, una voce fuori campo legge alcune pagine di Friedrich Engels dedicate alla condizione miserevole dei contadini di quei luoghi alla fine del Settecento. La seconda parte mostra immagini dell’Egitto dei giorni nostri con, nel sonoro, un testo dello storico Mahmoud Hussein sulla lotta di classe da Napoleone fino a Sadat e su come tutti i movimenti di liberazione in quella terra siano sempre stati stroncati dagli inglesi o recuperati dalle caste dirigenti locali.

PROPOSTA IN QUATTRO PARTI

(Italia 1985, b/n e col., dur., 41′)

Di: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet

Montaggio video per il programma di RAI3 “La Magnifica Ossessione”, articolato in quattro movimenti: 1) A Corner in Wheat di David Wark Griffith (1909); Moses und Aron, fine del primo atto; 3) Fortini/Cani, sequenza da “I consigli comunali delle Apuane” a “C’è stato un modo”… 4) Dalla nube alla resistenza, ultimo dialogo della prima parte: il padre e il figlio.

“C’è un film di Griffith di dieci minuti dal titolo “L’accaparramento del grano”. Anche a livello del montaggio in senso brechtiano e ejzensteiniano è un film che riesce a far vedere in poche inquadrature, con un’economia totale, come funziona lo sfruttamento e la speculazione a tutti i livelli della catena, fino al prezzo del pane; si comincia e si finisce col contadino che semina il grano e in mezzo c’è tutto quello che succede con l’intervento della speculazione”. (J-M Straub, 1977)

 

Sabato 10 dicembre dalle 1.10 alle 7.00

DOPPIA VITA ovvero

IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO

a cura di Roberto Turigliatto

LA CARROZZA D’ORO

(Le carrosse d’or, 1952, col., dur.,100’, versione italiana)

Regia: Jean Renoir

Con: Anna Magnani, Edoardo Spadaro, Duncan Lamont, Paul Campbell, Riccardo Rioli

“La vicenda di questa commedia è una fantasia all’italiana. Essa si svolge nel secolo decimottavo, in una colonia spagnola dell’America Latina” (didascalia iniziale del film). Girato in Italia, omaggio alla commedia dell’arte, è uno dei grandi capolavori di Renoir, e Jean-Marie Straub non esitò a definirlo il più bel film della storia del cinema italiano. Il film è stato enormemente ammirato anche da Jean-Luc Godard, Eric Rohmer e François Truffaut (che chiamò la sua casa di produzione, “Le Carrosse d’Or”).

Prodotto dalla Panaria Film di Francesco Alliata il film si ispira all’opera teatrale Le Carrosse du Saint-Sacrement di Prosper Mérimée. Nel diciottesimo secolo, una compagnia italiana di teatranti   approda in una colonia spagnola dell’America Latina per cercare nuove fortune sul palcoscenico. Colombina sulla scena, la primattrice Camilla resta affascinata da una carrozza d’oro che il viceré ha acquistato come strumento di prestigio e potere agli occhi del popolo. La donna si ritrova al centro delle attenzioni amorose di tre uomini: lo stesso viceré, un cavaliere e un torero. Alla fine l’attrice deluderà i suoi innamorati e regalerà la carrozza alla Chiesa, volterà le spalle a ogni vanità e consacrerà la sua vita al teatro chiedendosi dove cominci l’una e dove finisca l’altro. Così Don Antonio, il capocomico, si rivolge a Camille: “Tu non sei fatta per ciò che chiamiamo la vita, il tuo posto è tra noi, mimi, acrobati, clowns e saltimbanchi. La tua felicità la troverai soltanto sul palcoscenico, ogni sera, durante le due ore in cui farai il tuo mestiere di attrice, cioè dimenticando te stessa. Attraverso i personaggi che incarnerai tu forse potrai scoprire la vera Camilla”.

IL DIAVOLO È FEMMINA                     

(Sylvia Scarlett, USA, 1935, b/n, dur., 87′)

Regia: George Cukor

Con: Katharine Hepburn, Cary Grant, Brian Aherne, Edmund Gwenn, Natalie Paley, Dennie Moore

Per aiutare il padre truffatore Sylvia Scarlett si traveste da uomo. Sulla Manica incontrano il giovane Jimmy, col quale formano in Inghilterra una compagnia di attori ambulante. In un film che sfugge a ogni regola, fortemente voluto dal regista e dall’attrice contro le perplessità del produttore, Sylvester apprende il gioco del “doppio” e delle apparenze.  Scoprendo l’amore Sylvester si ricorderà di Sylvia: dove finisce il teatro, dove comincia la vita?

BALLA, RAGAZZA, BALLA                                

(Dance, Girl, Dance, USA, 1940, b/n, dur., 90′)

Regia: Dorothy Arzner

Con: Maureen O’Hara, Lucille Ball, Louis Hayward, Virginia Field, Ralph Bellamy.

Judy, ballerina di fila, aspira a far carriera, mentre la sua collega Bubbles molla tutto e tenta la strada del burlesque. Dopo lo scioglimento della compagnia, Bubbles rimedia un ingaggio anche per Judy, ma l’amicizia si rompe quando entrambe si innamorano dello stesso uomo. Uno dei film più ammirati di Dorothy Arzner, che riflette sulla società dello spettacolo (e sulla dicotomia tra arte e commercio incarnata dal cinema).

LABORATORIO TEATRALE DI LUCA RONCONI (Il Calderón di Pier Paolo Pasolini)

(Italia, 1977, col., dur., 79’)

Regia: Miklós Jancsó

Con: Miriam Acevedo, Marisa Fabbri, Antonello Fassari, Luca Ronconi, Tullio Valli, Gabriella Zamparini

Il regista ungherese Miklós Jancsó realizza nel 1977 per Rai 2, un programma sul Calderón di Pier Paolo Pasolini (ispirato a La vita è sogno dii Calderón de la Barca) , messo in scena dal Laboratorio Teatrale di Prato per la regia di Ronconi. Per Jancsó lo spettacolo è un’occasione per esplorare l’universo pasoliniano. Dalla gigantesca pedana che ingloba anche la platea e lo spazio scenico dove si muovono gli attori, il pubblico assiste dai palchi dove un enorme ritratto di Pier Paolo Pasolini, spettatore immaginario, sovrasta su tutta l’azione. Gae Aulentì è l’autrice delle scenografie, ispirate al famoso quadro di Velázquez Las Meninas. Roberto Perpignani il montatore.

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