La programmazione di Fuori Orario dal 6 al 12 giugno

Su Fuori Orario da stanotte a venerdì 12, sfida Hitchcock ) vs. Truffaut. Con Chabrol terzo incomodo e la 4° puntata di Nascita di una dittatura di Zavoli

Domenica 6 giugno dalle 3.40 alle 6.00

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi  Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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AUTOBIOGRAFIA TELEVISIVA DI UNA NAZIONE (7)

i materiali di cinema sul fondo 2 

a cura di Paolo Luciani

La proposta CINEMA SUL FONDO 2, incentrata sul cinema italiano degli anni ’30 e ’40,  che da alcuni mesi trova collocazione nelle notti di Fuori Orario ed è la diretta continuazione del progetto originale curato negli anni scorsi da Ciro Giorgini ed enrico ghezzi, viene ora accompagnato da una nuova serie di appuntamenti in cui l’attenzione sarà concentrata sui materiali (i più diversi per le  modalità produttive, siano essi di taglio storico-giornalistico- educativo)  che la Rai, nel corso degli anni, ha dedicato a quella parte della nostra riflessione storica che ha dovuto fare i conti con il fenomeno del Fascismo.

A partire dai primi anni ’60, soprattutto grazie anche alla   cesura temporale di appena 15 anni dalla fine della guerra, come se non di più ad una realtà economica e culturale nuova, in grado di modificare in profondità anche il costume nazionale, proprio in quegli anni si moltiplicano le inchieste, i documentari, il film a soggetto che ritornano a studiare, raccontare, analizzare il ventennio,  i suoi protagonisti come la condizione del paese tutto; di più,  l’intenso e variegato lavoro storiografico trova anche  nel cinema, nella stampa specializzata  come in  quella popolare,  nella televisione in particolare, le  tribune e le  occasioni  per manifestarsi,  fino ad incidere  nella cultura di massa in forme del tutto originali, coinvolgendo un  pubblico vasto fatto “di chi c’era, come di quelli che sono venuti dopo”, capace anche di appassionarsi, confrontarsi, dividersi, sulle diverse tesi storiche a confronto.

Nelle notti che seguiranno cercheremo di dare conto di questa realtà , intrecciando materiali documentaristici televisivi con esperienze cinematografiche significative, bizzarre, meno scontate.

NASCITA DI UNA DITTATURA – 4° puntata

(Italia, 1972,  b/n, dur., 78’37”)

di Sergio Zavoli, con la collaborazione di Edek Osser e Luciano Onder; coordinatore della fotografia Paolo Arisi Rota; riprese elettroniche Gianni Eleuteri; montaggio Giuseppa Baghdikian;

musiche originali Gianni Marchetti.

Messa in onda Raiuno1 dicembre 1972 alle ore 21

Premio Saint Vincent 1973 per la televisione

Grande inchiesta storica che il giornalista realizzò in occasione del cinquantenario della Marcia su Roma. Siamo di fronte ad un lavoro esemplare dal punto di vista giornalistico e televisivo; Zavoli viene coadiuvato da una serie di storici come Alberto Aquarone, Gaetano Arfè, Gabriele De Rosa, Renzo De Felice, Gastone Manacorda, Salvatore Valitutti. Saranno 55 invece gli intervistati, testimoni diretti di quegli anni; per alcuni di questi, poi, si tratterà di dichiarazioni in esclusiva ed uniche (tra questi ricordiamo Rachele Mussolini ed Amadeo Bordiga). Ma ricordiamo ancora qualche altro nome: Franco Antonicelli, Sandro Pertini, Umberto Terracini, Riccardo Bacchelli, Oronzo Reale, Augusto De Marsanich, Leone Cattani, Giuseppe Spataro, Ugo Spirito, Pietro Nenni, Lelio Basso, Ferruccio Parri, Giuseppe Prezzolini…

In questa quarta puntata  si ricostruiscono nei minimi dettagli i caotici, intricati e drammatici momenti che portarono alla marcia su Roma del 28 ottobre 1922. Per quanto riguarda i mesi precedenti l’attenzione è rivolta, sul piano strettamente politico, sulla fine del governo Bonomi, sulla partecipazione elettorale del movimento fascista alleato dei giolittiani nel Blocco  Nazionale,  sull’avventura dei due governi Facta; sul piano sociale e delle condizioni del paese viene evidenziato la profonda crisi economica, lo svolgimento dello Sciopero Legalitario, promosso dalle confederazioni sindacali e dal partito socialista, nella sua anima riformista  (molti intervistati riconosceranno come questa fu forse l’ultima manifestazione di opposizione di massa da parte delle forze democratiche e popolari…),   il dilagare  ed affinarsi dell’azione squadrista, in grado di investire e mettere a ferro e fuoco intere città e province (con il sorgere però anche  di originali momenti di autodifesa popolare, come gli Arditi del Popolo), oppure di portare a termine momenti di squadrismo emblematici, come la distruzione della tipografia  e degli uffici de l’Avanti! a Milano. Il clima di violenza dilagante, insieme alla forza di opposizione democratica   che comunque si palesa con lo Sciopero Legalitario, porterà al tentativo estremo e velleitario di un patto di Riconciliazione Nazionale, a cui anche Mussolini aderisce. Ma il caos istituzionale, insieme alla impossibilità di procedere velocemente ad un accordo tra forze politiche tanti differenti una dall’altra, spingono i fascisti ad accelerare l’organizzazione della Marcia su Roma. L’inchiesta di Zavoli ricostruisce minuziosamente l’evento, con una dovizia di intervistati, testimoni e protagonisti, in grado di mettere in luce le ambiguità, le impreparazioni, l’improvvisazione, le cecità ideologiche, le responsabilità ultime di tutti i protagonisti in campo.

 

Venerdì  11 giugno dalle 1.10 alle 6.00

ATTRAVERSO LO SPECCHIO

TRUFFAUT VERSUS HITCHCOCK (1)

a cura di Roberto Turigliatto

LA CALDA AMANTE                       

(La Peau douce, Francia, 1964, b/n, dur. 114’37”’ v. o. sott., in italiano)

Regia: François Truffaut

Con: Françoise Dorléac, Jean Desailly, Nelly Benedetti

Presentato in concorso al Festival di Cannes del 1964.

Pierre Lachenay, uno scrittore di successo, direttore della rivista letteraria “Ratures” e specialista di Balzac, durante un viaggio a Lisbona incontra Nicole, un’hostess che diventa la sua amante.  Pierre è sposato con Franca, ha una figlia, Sabine, e la nuova relazione lo rende insicuro, vulnerabile, maldestro, incapace di compiere delle scelte, mentre la moglie è una donna forte e sicura di sé.  Fatalmente arriverà il momento del sospetto e del regolamento di conti.

“Ho voluto fare La Peau douce proprio per dimostrare che l’amore è qualcosa di molto meno euforico ed esaltante. L’ho fatto quindi in risposta a Jules e Jim: ci sono le menzogne, il lato sordido, la doppia vita. È un film da incubo. (…)  Jules et Jim è la storia di una donna che ama due uomini e muore. Èanche una storia d’amore dove c’è l’idea che la nozione di coppia non sempre rappresenti una condizione riuscita, soddisfacente: sembra legittimo andare a cercare una morale diversa, un’altra maniera di vivere, malgrado tutti questi tentativi di aggiustamento siano votati al fallimento. (….) La Peau douce è una storia di adulterio, forse meno originale di Jules et Jim, più tradizionale e realista, restituisce un’immagine antipoetica dell’amore, quasi l’’inverso di Jules et Jim, una risposta polemica. L’amore per me è il soggetto principale, Gli altri soggetti non mi interessano. Ogni caso particolare merita un film, e potrei girare venticinque volte le stesse scene con personaggi diversi. Nella mia testa ci sono trenta film sull’amore e questi trenta film li realizzerò nei 45 anni a venire”. (François Truffaut)

Qualche mese prima dell’inizio della lavorazione, Truffaut visionò a Bruxelles insieme al suo co-sceneggiatore Jean-Louis Richard, tutti i film di Hitchcock in preparazione del grande libro dedicato al regista inglese. Accolto malissimo alla sua uscita La Peau douce è ormai considerato tra i più bei film realizzati dal regista.

 

IL SOSPETTO               

(Suspicion, USA, 1941, b/n, dur., 93’31”)

Regia: Alfred Hitchcock

Con: Joan Fontaine, Cary Grant, Cedric Hardwicke, Nigel Bruce, May Whitty

La giovane aristocratica inglese Lina MacKinlaw sposa contro il volere dei genitori John Aysgarth, un giovane play boy che vive di espedienti. Confinata nella sua ricca magione e prigioniera delle sue fantasie la donna matura ogni genere di sospetti sul marito, acquisendo sempre più la certezza che voglia avvelenarla. Ricorda Alfred Hitchcok parlando della scena più famosa del film con Truffaut: “Avevo fatto mettere una luce nel bicchiere di latte. […] Perché doveva essere estremamente luminoso. Cary Grant sta salendo le scale e bisognava che si guardasse solo questo bicchiere”.

 

Sabato 12 giugno dalle 1.15 alle 6.30

ATTRAVERSO LO SPECCHIO

TRUFFAUT VERSUS HITCHCOCK (2)

a cura di Roberto Turigliatto

LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO                                          

(La Femme d’à côté, Francia, 1981, col., dur., 102’51” v.o. sott., in italiano)

Regia: François Truffaut

Con: Gérard Depardieu, Fanny Ardant, Henri Garcin. Michèle Baumgartner

Bernard e Arlette Coudray conducono una vita tranquilla in un piccolo paese vicino a Grenoble. Due nuovi vicini, Mathilde e Philippe, vengono ad abitare nella casa di fronte. In passato Mathilde e Bernard erano stati amanti e si erano poi separati in modo tumultuoso. I due non rivelano nulla alle rispettive famiglie, ma presto la passione che li ha uniti torna più forte che mai mentre la vita sociale prosegue apparentemente normale intorno a loro.

“Mettere uno di fronte all’altro un uomo e una donna che si sono già amati in passato è un tema che avevo in testa da anni e sul quale avevo scritto degli appunti, col titolo Sur les rails.  Ma avevo bisogno di trovare la coppia ideale… Ho dovuto assistere all’incontro tra Gérard Depardieu e Fanny Ardant per dirmi: “Ecco gli amanti di cui ho bisogno”. Di cosa tratta La femme d’à coté? D’amore, naturalmente, ma di un ’amore ostacolato, altrimenti non ci sarebbe una storia. Ma qui l’ostacolo non è la pressione della società, la presenza di estranei, la disparità di due temperamenti, ma al contrario la loro somiglianza. Sono ancora immersi nell’esaltazione dell’“o tutto o niente”, la stessa che ha finito per separarli otto anni prima. Quando il caso li fa ritornare vicini, in un primo tempo Mathilde si mostra ragionevole, mentre Bernard non riesce ad esserlo. Poi. la situazione, come il cilindro di vetro di una clessidra, si capovolge e si arriva al dramma. La storia avvicina due esseri che non erano fatti per incontrarsi: è la base stessa di ogni intrigo sentimentale. Ho voluto raccontare la storia di un amore appassionato. I miei personaggi vivono nella quotidianità del 1981 ma si amano come si amava nel secolo precedente. Sono forse gli ultimi dei romantici”. (François Truffaut)

UNA PARTITA DI PIACERE       

(Une Partie de Plaisir, col., Francia, 1975, col., dur. 94’ 27’’)

Regia: Claude Chabrol

Con: Paul Gégauff, Danièle Gégauff, Clémence Gégauff

Philippe e Esther vivono insieme senza essere sposati con la figlia Henriette. Philippe pratica la libertà sessuale totale e propone alla compagna di seguire il suo esempio. La donna è turbata ma accetta il gioco che si rivela ben presto incontrollabile e pericoloso, fino sfuggire di mano e a sfociare nel delitto. Autore della sceneggiatura e attore principale è Paul Gégauff, uno dei nomi più importanti anche se più segreti della nouvelle vague, amico e complice di Rohmer, Godard e Chabrol, personaggio fascinoso di anarchico “di destra” e nichilista, scrittore e sceneggiatore unico e paradossale. Une partie de plaisir è a sua volta uno dei film più fascinosi e segreti di Chabrol, che è riuscito a convincere lo stesso Gégauff, la moglie Danièle e la figlia Clémence   a interpretare essi stessi i tre personaggi del film in un ambiguo e vertiginoso gioco di specchi tra la realtà e la finzione. Quando girano il film i coniugi Gégauff si sono appena separati. Dieci anni dopo la vita di Gégauff si concluderà in modo tragico: la notte di Natale del 1984 verrà ucciso con tre coltellate dalla giovane amante con cui trascorreva le vacanze in Norvegia.

IL SIGNORE E LA SIGNORA SMITH                

(Mr. & Mrs. Smith, USA 1941, b/n, dur., 90’37”)

Regia: Alfred Hitchcock

Con: Carole Lombard, Robert Montgomery, Gene Raymond, Jack Carson

Da tre anni il matrimonio del signore e della signora Smith è retto felicemente da regole fisse, una sorta di decalogo per il benessere della coppia. Ma un giorno vengono a sapere dal loro avvocato che il loro matrimonio, per un vizio di forma, non è valido e dovranno celebrarlo di nuovo. Le regole stabilite si infrangono, ognuno si considera libero di frequentare altri partner e dovranno passare attraverso le vicissitudini della “commedia del rimatrimonio” prima di tornare ad essere coniugi.

Tratto da una sceneggiatura di Norman Krasna, fu l’unica commedia diretta da Hitchcock, anche se molti altri suoi film sono ricchi di contaminazioni tra suspense e commedia. Fu Carole Lombard, amica del regista, a suggerirgli il soggetto e a chiedergli di realizzare il film. Come notarono Chabrol e Rohmer la costruzione in soggettiva rende lo spettatore complice dei personaggi, “potremmo benissimo essere in un film di suspense”.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #8


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