La programmazione di Fuori Orario dal 7 al 13 agosto

Proseguono i cicli su Edward Dmytryk (con film anche di Cromwell e Stevenson) e Mario Soldati. E poi Delitto d’amore, L’amore in città e La ragazza di Via mille lire.

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SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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Domenica 7 agosto dalle 0.45 alle 6.00

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ, per Fare Cinema

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Fuori Orario cose (mai) viste

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SCUOLA DI SCENEGGIATURA: LA SPECIALIZZAZIONE

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di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

FIUME ROSSO inquisizione ed anticomunismo ad Hollywood (3)

Edward Dmytryk, le catene della colpa

a cura di Paolo Luciani 

La fine dell’alleanza antinazista tra Stati Uniti e Unione Sovietica dette il via al lungo inverno della “guerra fredda”.  La paura del comunismo, di sabotatori e spie avvolse come una cappa plumbea l’intero paese. Questa condizione di paranoia collettiva, identificata con il termine maccartismo ( dal senatore Joseph McCarthy), per il suo evidente riscontro mediatico, si abbatté anche e soprattutto sul mondo del cinema, tra i registi, gli attori, gli sceneggiatori, le maestranze tutte, prima alla ricerca di iscritti o simpatizzanti del Partito Comunista, subito dopo allargando una vera e propria persecuzione anche a quanti, negli anni precedenti compresi quelli dell’alleanza antinazista tra l’Urss e l’occidente,  avessero fatto parte di comitati di appoggio o solidarietà con i movimenti antifascisti, come con i repubblicani di Spagna, ovvero con gli intellettuali schierati a fianco dei movimenti europei di resistenza antinazista. Da un giorno all’altro centinaia di protagonisti e lavoratori del mondo dello spettacolo americano si trovarono inseriti in una lista nera di proscrizione, che rese impossibile loro di continuare a lavorare. Molti emigrarono in Europa, altri si mascherarono sotto pseudonimi o nomi falsi per continuare ad operare nel mondo del cinema. Quasi tutti si dovettero misurare con un vero e proprio tribunale, quello per le attività antiamericane, che con metodi degni dell’Inquisizione li poneva di fronte ad un dilemma: ripudiare pubblicamente le proprie idee, assumersi anche colpe non vere e, soprattutto, denunciare amici e colleghi. I produttori delle majors furono in prima fila nella caccia al comunista nel cinema; questa era anche la loro personale vendetta nei confronti del movimento di sindacalizzazione che, in particolare tra gli sceneggiatori e le maestranze, li aveva messi in difficoltà a partire dalla metà degli anni trenta. Naturalmente vi furono anche clamorosi casi di resistenza e denuncia: una delle prime liste di proscrizione stilata, quella dei “dieci di Hollywood”, suscitò un movimento di denuncia e condanna. Ma la forza del sistema fu tale che pochi mantennero la propria posizione iniziale di denuncia di anticostituzionalità dei processi e dei licenziamenti; amicizie e convinzioni infrante segnarono in qualche modo tutti gli anni ’50 del cinema americano. La lista fu formalmente abolita nel 1960, quando allo sceneggiatore Dalton Trumbo fu pubblicamente riconosciuto il suo contributo al film Exodus di Otto Preminger e Spartacus di Kubrick; ma soprattutto quando il processo di ristrutturazione industriale dell’industria dell’intrattenimento (cinema, tv, teatro, ecc. ) americano ebbe fine, con la presenza non più eludibile dei grandi network televisivi. In qualche modo la realtà reclamava i suoi diritti anche al cinema, sapeva scegliere con più discernimento le nuove streghe ed i nuovi mostri: la nuova Hollywood era alle porte.

Edward Dmytryk è una figura emblematica di questo periodo storico. Canadese di origine ucraina, Dmytryk svolge tutta la possibile gavetta cinematografica: alla metà degli anni ’30 risalgono le sue prime regie. Ben presto alla Rko si specializza in film di propaganda e di appoggio allo sforzo bellico Usa, il tutto declinato secondo il noir, il melodramma, il film bellico. Viene da subito inserito, unico regista, nella lista dei “dieci di Hollywood”, avendo rifiutato di rispondere alla Commissione per le attività antiamericane; incarcerato,  la sua carriera si blocca, come quella degli altri suoi compagni. In successivi interrogatori, decide invece di autodenunciarsi come ex iscritto al partito comunista e fa i nomi di tanti suoi colleghi, indicandoli come iscritti o simpatizzanti… Riprende a lavorare, firmando negli anni anche importanti successi commerciali. In alcuni di questi una critica attenta ha individuato elementi i narrativi che certamente si ricollegano alla sua drammatica esperienza.

FUORI ORARIO, con il titolo FIUME ROSSO,  ha deciso di ritornare su questo periodo del cinema americano,  presentando una scelta di film di Dmytryk, insieme con titoli ascrivibili a quel particolare momento, ad alcuni dei suoi protagonisti, siano essi registi, attori, sceneggiatori, e ad una scelta di materiali di archivio.

 

ANIME FERITE            

(Till the End of Time, Usa, 1946, b/n, dur., 100’)

Regia: Edward Dmytryk

Con: Dorothy Mc Guire, Robert Mitchum, Guy Madison, Bill Williams, Blake Edwards, Tom Tully

Insieme con I migliori anni della nostra vita di Wyler, forse il film che, appena a ridosso dalla fine del conflitto, affronta il tema del reducismo e delle difficoltà di reinserimento nella società “in pace” per i tanti a cui la guerra ha lasciato un carico di “fantasmi” e ferite molto reali. Qui i tre amici che continuano a frequentarsi da civili devono affrontare spaesamenti, disadattamento, mutilazioni dell’animo e del corpo…La loro fratellanza si ritroverà appieno nel rifiutare la proposta di adesione da parte di una associazione reduci dalle evidenti caratteristiche razziste. L’onda lunga della “guerra democratica e popolare” pervade ancora questo film di Dmytryk; insieme con il suo successivo ODIO IMPLACABILE,  offrirà  altro materiale che sarà giudicato per lui  compromettente e sufficiente, da parte della Commissione per le attività antiamericane, per citarlo in giudizio. 

ABRAMO LINCOLN            

(Abe Lincoln in Illinois, Usa, 1940, b/n, dur., 105’)

Regia: John Cromwell

Con: Raymond Massey, Gene Lockhart, Ruth Gordon, Herbert Rudley, Minor Watson

Basato sul lavoro teatrale di grande successo -Premio Pulitzer – di Robert Sherwood – che partecipò anche alla sceneggiatura, scontrandosi frontalmente con la produzione per imporre nel ruolo del presidente l’attore Raymond Massey, interprete della messa in scena teatrale – il film racconta gli anni della formazione  professionale, umana e politica del futuro presidente antisegregazionista; e poi gli studi da avvocato, il matrimonio con l’amata Ann Rutledge, la depressione in seguito alla morte di questa, l’incontro con Mary Todd che lo spronerà alla carriera politica e lo supporterà nella sua battaglia contro lo schiavismo., diventando anche la sua nuova consorte.

John Cromwell dal 1944 al 1946 fu presidente della Screen Directors Guild, e come tale finì nel mirino dell’ondata maccartista. Pur essendo un regista affermato ed attivo dagli anni ’30 con film di grande successo popolare, finito nelle liste dei simpatizzanti comunisti all’inizio degli anni cinquanta, vide di fatto reciso il suo lavoro per anni..

LO SCHIAVO DELLA VIOLENZA                    

(I married a communist, Usa, 1950, b/n, dur., 62′)

Regia: Robert Stevenson

Con: Laraine Day, Robert Ryan, John Agar, Thomas Gomez, Janis Carter, Richard Rober

Perfetto film di propaganda anticomunista, declinato con le tinte del melodramma; un affermato sindacalista dei lavoratori marittimi del porto di San Francisco, al ritorno dalla sua luna di miele, vede crollare la  sua esistenza di “perfetto americano”. L’arrivo di una sua precedente fiamma non solo lo mette in conflitto con la moglie, ma serve a far scattare un ricatto legato alla sua delittuosa appartenenza, anni prima, ad una cellula comunista: il riscatto in nome degli ideali di libertà americano non sarà indolore…

 

Venerdì 12 agosto dalle 0.10 alle 6.00

SI SALVI CHI PUÒ – LA VITA NON SI SCAMPA (7) 

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

DELITTO D’AMORE                                 

(Italia, 1974, col., dur., 100’)

Regia: Luigi Comencini

Con: Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Renato Scarpa, Brizio Montinaro

Presentato in concorso a Cannes, il film di Comencini è un lungo flashback di Nullo Bronzi (Giuliano Gemma) nell’attimo in cui sta per compiere la vendetta contro il padrone della fabbrica per cui lavora. Nullo, figlio di anarchici, ricorda la storia d’amore con Carmela (Stefania Sandrelli), sua collega di lavoro figlia di migranti siciliani. Comencini è duro e spietato nella sua visione lucida della storia del proletariato italiano del dopoguerra: l’emigrazione, la fabbrica, il disastro ambientale, l’incomunicabilità segnano la storia d’amore tra i due giovani. Delitto d’amore è un film senza compromessi, inconciliabile con il riformismo progressista e la retorica della “brava gente”, uno dei motivi che lo hanno tenuto lontano dalle ribalte e dalle mode che si sono succedute negli ultimi cinquant’anni.

LA RAGAZZA DI VIA MILLE LIRE                         

(Italia, 1980, col., dur., 94’)

Regia: Gianni Serra

Con: Oria Conforti, Maria Monti, Silvana Lombardi, Diego Dettori

Presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 1980, apprezzato da Umberto Eco che quell’anno era in giuria, il film del bresciano Serra prende il titolo da via Domenico Millelire, Mirafiori Sud, a sud di Torino, un quartiere costruito intorno alla Fiat. Girato con attori non professionisti, tra cui la tredicenne protagonista Oria Conforti, il film è uno spaccato crudo e secco, nel linguaggio parlato come in quello filmico, sulla città/fabbrica per antonomasia colta quando ormai è iniziata la fine dell’operaismo e del modello di città vagheggiato nel ventennio precedente. Nonostante il Comune di Torino e l’allora sindaco Novelli parteciparono attivamente alla produzione dell’opera insieme alla Rai, caso abbastanza raro nella storia del cinema italiano, La ragazza di via Millelire fu accolto malissimo dalla sinistra “ufficiale”, come da altre parti della “società civile”, che lo trovò troppo “sconcio” e “nocivo”. Al contrario il film ebbe una buona accoglienza in sala e in alcuni Paesi stranieri come la Francia e la Jugoslavia.

L’AMORE IN CITTÀ                                                           

(Italia, 1953 b/n, dur., totale 112′)

Frutto dell’inesausto slancio utopico di  Zavattini, ideato  come progetto di una “rivista filmata”  da Marco Ferreri, insieme punto d’arrivo e superamento del neorealismo, il film è composto da sei episodi diretti da altrettanti registi:

Amore che si paga, di Carlo Lizzani, inchiesta sulla prostituzione a Roma

Tentato suicidio, di Michelangelo Antonioni, inchiesta su protagonisti di tentati suicidi

Paradiso per tre ore, di Dino Risi, l’ambiente delle sale da ballo dei quartieri periferici

Agenzia matrimoniale, di Federico Fellini,  inchiesta sulle agenzie matrimoniali

Storia di Caterina, di Francesco Maselli e Cesare Zavattini, una madre senza lavoro abbandona il figlio per poi ritrovarlo

Gli italiani si voltano, di Alberto Lattuada, come in uno “specchio segreto”, gli sguardi dei maschi italiani si girano vistosamente a osservare le donne  per strada.

 

Sabato 13 agosto dalle 1.30 alle 6.30

IL ROMANZO DEL CINEMA – Mario Soldati viaggiatore tra due città (3)

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

LE MISERIE DEL SIGNOR TRAVET                   

(Italia, 1946, b/n, dur., 100′)
Regia: Mario Soldati

Sceneggiatura: Tullio Pinelli, Aldo De Benedetti, dalla commedia Le miserie di monsu Travet (1863), di Vittorio Bersezio.

Con: Carlo Campanini, Vera Carmi, Paola Veneroni, Gino Cervi, Luigi Pavese, Laura Gore, Alberto Sordi

L’impiegato regio Travet, prossimo alla cinquantina, è afflitto dalla prodigalità della seconda moglie, Rosa, molto più giovane di lui, e assolutamente contraria al fidanzamento della figlia, Marianin, con il figlio del panettiere Giachetta. Modesto e sottomesso, spera in una promozione che gli consenta di far fronte ai debiti…

Nei primi mesi del ‘45, mentre l’Italia del Nord è ancora occupata dai tedeschi, a Roma Roberto Rossellini mette in scena la tragica occupazione appena finita. Sempre a Roma, Soldati cerca invece degli scorci di città dove rievocare la Torino di fine Ottocento, per la versione cinematografica della commedia ottocentesca di Vittorio Bersezio: l’affettuosa elegia di una piccolissima borghesia del tempo che fu, di quella che spregiativamente il fascismo chiamava l’‘Italietta’.

Ricorda il regista: “Girai il film con grande slancio; non avevo ancora quarant’anni e volli girare il film dei torinesi a Roma quando Torino non era ancora liberata. Ricostruimmo la città in studio, la Torino che ricordavo io e come era rimasta fino ai bombardamenti. […] Questo film fu il mio Roma città aperta: ne sono molto fiero, soprattutto perché ho potuto fare una cosa che i fascisti mi avevano proibito”. Infatti il regista aveva tentato negli anni Trenta di portare sullo schermo il personaggio del piccolo impiegato torinese”. (dal catalogo di Cinema Ritrovato, 2016)

POLICARPO, UFFICIALE DI SCRITTURA                        

(Italia, 1959, col.,  dur., 107’)

Regia: Mario Soldati

Con: Renato Rascel, Peppino De Filippo, Renato Salvatori, Luigi De filippo, Carls Gravina, Romolo Valli

Ultimo film di Soldati. L’impiegato ministeriale Policarpo, eccessivamente zelante nell’osservanza dei propri doveri d’ufficio, urta la suscettibilità del proprio capufficio, il cavaliere Pancarano, il quale è contrariato anche dal+ fatto che suo figlio Gégé corteggi Celeste, la figlia di Policarpo. Celeste incontra Mario, un meccanico che le insegna a scrivere a macchina e la spinge a cercare un posto di dattilografa. Policarpo è contrario , poiché vede sfumare a possibilità dell’agognato “scatto” e dell’ambito avanzamento sociale. Ed è soprattutto orgoglioso del proprio diploma di calligrafia e, proclamandosi “ufficiale di scrittura”, dichiara guerra alla macchina da scrivere…Il film vinse il premio come migliore commedia al Festival di Cannes.

CHI LEGGE? VIAGGIO LUNGO IL TIRRENO4°, 5° e 6° puntata

4° puntata Capriccio napoletano, 5° puntata Maremma trenta anni,  6° puntata Il nido dell’aquila

(Italia, 1960, b/n, dur., totale 98’39’’)

Di: Mario Soldati e Cesare Zavattini

Viaggio/inchiesta che ripercorre all’inverso il viaggio dei Mille lungo le coste del Tirreno, ideato da Zavattini con Mario Soldati che firma la regia e conduce in prima persona. Diviso in otto puntate in cui Soldati incontra persone diverse, lavoratori, intellettuali, emarginati per chiedere cosa leggono e che rapporto hanno con i libri. Nella notte: Capriccio napoletano, Maremma trenta secoli, Il nido dell’aquila.

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