La programmazione di Fuori Orario dal 9 al 15 maggio

Su Fuori Orario da stanotte a sabato 15 ci saranno Lav Diaz, Fabrizio Ferraro, Kim Ki-duk con il suo Pietà e due imperdibile rarità, Ondekoza e Mattone e specchio

Domenica 9 maggio dalle 2.30 alle 6.00

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi  Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

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SCALE NEL VUOTO: LA MUSICA INSEGUITA DAL CINEMA

a cura di Fulvio Baglivi

WENN AUS DEM HIMMEL – QUANDO DAL CIELO          

(Italia, 2015, col., dur., 89′)

Regia: Fabrizio Ferraro

Con: Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, Manfred Eicher

In un auditorium deserto, un luogo sospeso nel tempo e nello spazio, due tra i più importanti musicisti jazz, Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, incontrano per la registrazione di un disco lo storico produttore della ECM Manfred Eicher. Qui, di fronte ad una platea spettralmente vuota, si sviluppa un lavoro artistico e artigianale in tutto analogo a quello di un laboratorio rinascimentale. Un lavoro nel quale la ricerca sul suono, l’esecuzione, la costruzione della struttura musicale, diventano espressioni di una fuga senza moto. 

ONDEKOZA                  

(Id, Giappone, 1981, col., dur. 105’,v.o. sott. in it.)

Regia: Tai Kato

Con: Eitetsu Hayashi, Toshio Kawauchi, Yoshiaki Ooi, Yoshikazu Fujimoto, Takumi Takano.

Ultimo lungometraggio di un maestro del cinema giapponese del dopoguerra, Ondekoza è un film materico che racconta e mette in scena la storia dell’omonimo gruppo e dei suoi membri fondatori, giovani musicisti che vivono in comune in una scuola abbandonata sull’isola di Sado nella prefettura di Niigata. Girato in più anni è il documento più forte sulla storia di Ondekoza, ensemble a metà tra la compagnia teatrale e un gruppo musicale, tuttora in attività, che attraverso il taiko drumming, una tecnica percussiva, è noto in tutto il mondo.

 

Venerdì 14 maggio dalle 1.15 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

IL SILENZIO DI DIO

  1. Maternità

a cura di Lorenzo Esposito

PIETÀ

(Id., Corea del Sud, 2012, col., dur., 100’)

Regia: Kim Ki-duk

Con.: Lee Jung-jin, Jo-Min-su, Kang Eun-jin, Woo Gi-hong, Cho Jae-ryong, Lee Myeong-ja, Heo Jun-seok, Kwon Se-in 

Presentato in Concorso alla 69a edizione della Mostra de Cinema di Venezia e vincitore del Leone d’oro.

Kang-do conduce una vita solitaria come brutale: per pagare gli interessi, i debitori firmano una domanda di assicurazione per handicap e Kang-do li ferisce per presentare la domanda. Durante questa trafila di quotidiana violenza, un giorno Kang-do si accorge di essere seguito da una donna di mezza età che si presenta come Mi-sun e afferma di essere la sua madre biologica, che lo ha abbandonato 30 anni prima. Nonostante inizialmente la respinga, Kang-do alla fine la fa entrare nella sua vita e si apre con lei, ammorbidendosi nel processo di recupero crediti. Mentre il compleanno di Kang-do si avvicina, Mi-sun finge un rapimento e lascia la casa. Si scopre che in realtà non è la madre biologica di Kang-do, ma la madre di un debitore suicida a causa di Kang-do che, storpiandolo, lo aveva costretto sulla sedia a rotelle. Non sapendo questo, Kang-do insegue disperatamente tutte le persone che ha storpiato in passato per rintracciarla. Durante questi incontri Kang-do è costretto a fare i conti con le sue azioni passate, molti dei suoi debitori muoiono o vivono in povertà. Nel frattempo Mi-sun fa in modo di essere ritrovata e, quando Kang-do arriva all’appuntamento, finge di suicidarsi. Kang-do la seppellisce e comprende il vero proposito della vendetta della donna: conquistare il suo affetto e poi strapparglielo. Convinto che la sua vita non abbia più senso, Kang-do si suicida per mano involontaria di una delle sue vittime.

Dopo averne seguito la produzione con continuità, programmandone negli anni film come Coccodrillo (esordio alla regia, 1996), Guardia costiera (2002), Primavera, Estate, Autunno, Inverno (2003), Ferro 3 (La casa vuota) [2004], Soffio (2007), Arirang (2011) Moebius (2013), “Fuori Orario” omaggia il controverso e certamente unico cineasta coreano recentemente scomparso Kim Ki-duk. Su Pietà, uno dei suoi film di maggiore successo, Kim Ki-duk spiega che, benchè tragga ispirazione dalla tragedia greca, il film “è una messa in scena del capitalismo estremo e delle sue conseguenze sulle relazioni umane e di come vengano trasfigurate in senso negativo”.

MATTONE E SPECCHIO                                                         

(Brick and Mirror / Khesht o ayeneh, 1963-1966, versione restaurata del 2016, b/n, 125’, v.o. sott. it.)

Regia e sceneggiatura: Ebrahim Golestan

Con: Zackaria Hashemi, Taji Ahmadi, Jalal Moghadam, Masoud Faghih, Parviz Fannizadeh, Manouchehr Farid, Forough Farrokhzad

A Teheran, nel 1963, all’indomani del colpo di stato. Il tassista Hashem trova nella sua vettura un bambino in fasce, lasciato da una donna velata che aveva trasportato. Trascorrerà la giornata in una ricerca vana della madre.  In una Teheran tentacolare, vera e propria giungla urbana, Golestan mette in scena quasi in presa diretta un clima di incertezza, di paura, di corruzione e di tradimento. Il titolo allude a una poesia di Farid al-Din Attar (“Ciò che i vecchi vedono in un mattone/ i giovani vedono in uno specchio”).  “La forma del soliloquio riflette sia l’ammirazione di Golestan per Orson Welles, sia la tradizione orale e il frequente uso della metafora nella cultura persiana” (Ehsan Khoshbakht)

Golestan è stato il cineasta pioniere del cinema iraniano, fondatore della casa di produzione Golestan Fim Studio, la cui intera opera viene oggi riscoperta. Film chiave della nouvelle vague iraniana, Mattone e specchio viene oggi considerato un capolavoro incompreso nella sua epoca. Primo film in presa diretta del cinema iraniano, fu girato da una troupe di sole cinque persone nel corso di diversi mesi durante i quali la lavorazione fu interrotta più volte a causa degli eventi politici e delle proteste per l’arresto dell’Ayatollah Khomeini. La collaboratrice principale di Golestan fu la grande poetessa Forough Farrokhzad, anche montatrice e occasionalmente attrice nonché regista di La casa è nera, già presentato da Fuori Orario.

 

Sabato 15 maggio dalle 1.50 alle 6.30

IL SILENZIO DI DIO

  1. Perdono

a cura di Lorenzo Esposito

THE WOMAN WHO LEFT – LA DONNA CHE SE NE È ANDATA                

(Angbabaenghumayo, Filippine, 2016, b/n, 220’12”, v.o. sott. italiano)

Regia:Lav Diaz

Con: Charo Santos-Concho, John Lloyd Cruz, Michael De Mesa, Nonie Buencamino

Ispirato al racconto di Tolstoj “Dio vede quasi tutto, ma aspetta”, il film ha vinto il Leone d’oro alla Mostra di Venezia nel 2016, facendo seguito ai premi di Locarno e Berlino dei suoi film precedenti.

Il cineasta filippino mette al centro del racconto una donna (in Tolstoj al contrario è un uomo) e sposta l’ambientazione nel contesto urbano contemporaneo delle Filippine. Mentre Horacia ritorna in città dopo essere stata ingiustamente detenuta per trent’anni emergono le storie di violenza e ingiustizia delle Filippine degli ultimi quarant’anni.

Lav Diaz l’ha definita “una storia di morte e di perdono. Un racconto spirituale che non riguarda Dio ma una persona che soffre ed è spinta a fare qualcosa di buono per tutta l’umanità”.

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