La programmazione di Fuori Orario dall’11 al 17 ottobre

Cinema italiano anni ’40 con la famiglia Brambillla e Mario Soldati. E poi Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Philippe Garrel e una prima tv di Kelly Reichardt

Domenica 11 ottobre dalle 2.45 alle 6.00

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

CINEMA SUL FONDO 2

da una idea di Ciro Giorgini ed enrico ghezzi (9)

a cura di Paolo Luciani

Sono centinaia i film italiani del periodo 1929/1945 considerati perduti, scomparsi, non ancora individuati. Le condizioni oggettive di deperibilità e difficoltà di conservazione di copie e negativi, si sono unite alle ventate di rimozione (culturale, critica, storica, politica…) che si alzarono impetuose ed immediate nei giorni della Liberazione. Ci sono voluti alcuni decenni prima che si risvegliasse una attenzione nei confronti di “quel cinema”; anche in questo caso, va attribuito alla nuova o giovane (…di allora…) critica italiana il merito di averlo considerato in maniera del tutto originale

Fin dalla sua nascita, la Rai ha rappresentato una delle possibilità maggiori di fruizione di questo cinema; oltre ad avere la disponibilità di decine e decine di titoli, via via diversi anno dopo anno, secondo la logica dei diritti tv, si è spesso impegnata nella ricerca, restauro e promozione di titoli importanti del periodo 1929/1945, collaborando attivamente con studiosi e cineteche. In particolare, questa funzione è stata assolta da Fuori Orario; CINEMA SUL FONDO, nasce alcuni anni fa da questa esigenza e dalla passione di Ciro Giorgini con enrico ghezzi.

Al lavoro ci CINEMA SUL FONDO si deve   ad esempio il ritrovamento di un titolo considerato scomparso come LA STELLA DEL CINEMA, che volutamente abbiamo scelto per inaugurare questa ripresa del ciclo.

Riprendiamo quindi questo progetto con la speranza di poter contribuire a tenere alta l’attenzione su questo segmento importante della storia del nostro paese. 

LA FAMIGLIA BRAMBILLA IN VACANZA

(Italia, 1942, b/n, dur.,65’)

Regia: Carlo Boese; soggetto Andrea Di Robilant, ispirato dalla omonima canzone di Casiroli e Rastelli; sceneggiatura e dialoghi Vincenzo Rovi, Akos Tolnay; fotografia Fernando Risi; montaggio Gian Noceti Della Casa; musica Duilio A. Lucarelli; scenografia Alfredo Montori

una produzione A. Di Robilant per la Sol Film realizzata a Cinecittà

con Cesco Baseggio, Massimo Girotti, Elena Luber, Amelia Chellini,Paolo Stoppa, Giulio Stival

La signora Brambilla vorrebbe trovare per la propria figlia un marito ricco e benestante; osteggia quindi l’amore di questa per un bravo giovane, ma di modeste condizioni sociali. Per dare seguito al suo piano, convince il marito ad indebitarsi, pur di condurre tutta la famiglia in una spiaggia di lusso, sperando che, a contatto con il bel mondo, sia più facile trovare il buon partito che lei anela per la figlia. Ma….

QUARTIERI ALTI

(Italia, 1943, b/n, dur., 79’)

Regia: Mario Soldati; soggetto ispirato liberamente al romanzo omonimo di Ercole Patti e alla commedia Le rendez-vous di Jean Anouilh; sceneggiatura Renato Castellani, E. Patti, M. Soldati, Steno; fotografia Otello Martelli, Aldo Tonti; montaggio Gisa Radicchi Levi; musica Giuseppe Rosati; scenografia Roberto Quintavalle, Gastone Medin; assistente regia Marino Girolami; collaboratore regia Leo Longanesi

una produzione I.C.I. realizzata negli Stabilimenti Titanus di Roma. La lavorazione fu interrotta a causa degli avvenimenti del 25 luglio e 8 settembre 1943; fu ripresa nel giugno 1944, dopo la Liberazione di Roma.

Con: Adriana Benetti, Massimo Serato, Nerio Bernardi, Enzo Bliliotti, Jucci Kellerman, Giulio Stival, Vittorio Sanipoli, Fanny Marchiò, Maria Melato, Gina Sammarco

Un giovane di bell’aspetto, nullatenente e nullafacente, è mantenuto da una matura ed eccentrica signora, sempre circondata da una corte personale di sfaccendati e parassiti. Il giovane però si innamora perdutamente di una studentessa, ragazza perbene e all’oscuro del suo vissuto. Per non mandare all’aria tutto, per il giorno del fidanzamento, decide di scritturare una coppia di anziani attori e farli passare per i suoi genitori. Ma….

 

Venerdì 16 ottobre dalle 1.15 alle 6.00

presenta

THE FEMALE OF THE SPECIES (1)

a cura di Lorenzo Esposito e Roberto Turigliatto

CERTAIN WOMEN              PRIMA VISIONE TV

(Usa, 2016, col, dur., 102’30”, v.o. sott.italiano)

Regia: Kelly Reichardt

Con: Kristen Stewart, Laura Dern, Lily Gladstone, Michelle Williams, Jared Harris, James Le Gros, Rné Auberjonois

La vita di quattro donne si intrecciano sullo sfondo della cittadina di Livingston, nel Montana, in una sottile meditazione sui temi della solitudine, del desiderio e della ricerca del “luogo” di se stessi. Tratto da alcuni racconti di Maile Meloy raccolti in Both Ways is the Only I Want it.  Presentato in prima al Sundance del 2016 e vincitore del BFI London Film Festival dello stesso anno.

“Laura Dern è un avvocato, Kristen Stewart una studentessa di legge e insegnante di diritto per adulti in una specie di doposcuola. Davanti alla prima un operaio vittima di un incidente sul lavoro (Jared Harris) al quale sarà negato l’indennizzo, e alla seconda una giovane indiana Jamie (l’esordiente Lily Gladstone) cow-girl in un ranch per cavalli, innamorata della maestra. La quarta di certe donne è l’ex Marilyn Monroe Michelle Williams, anche lei nata nel Montana, che trasferisce il flusso interrotto d’amore per figlia teenager e marito su un cumulo di pietre d’arenaria, simbolo materico e poetico dello Stato, sognando una nuova casa/famiglia nel parco di Yellowstone […] Lo spazio si dilata e assorbe le parole spezzate dei protagonisti, dialoghi minimalisti, tra i parcheggi fotografati da Stephen Shore e i bar desolati di Hopper. Ma dentro questo indolente e gelido panorama di interni-esterni preme il grido di Kelly Reichardt. Freccia tesa nell’arco.” (Mariuccia Ciotta, Freccia tesa nell’arco, “Film parlato” n. 7, marzo 2017)

“Maile Meloy, dai cui racconti ho tratto il film, è cresciuta in quei luoghi. Certo, il freddo e l’isolamento sono determinanti. E’ un isolamento magnifico, ma che può rendere la tua vita molto solitaria. Sono due tensioni opposte – quella tra l’amore per il luogo e il desiderio di qualcosa di più – che coesistono, per esempio nel personaggio di Kristen Stewart; e che sentivo anche in una delle mie attrici, Lily Gladstone, nata proprio in Montana, a Misssoula. Come vivere? E’ la domanda intorno a cui ruota tutto, non trovi? (…) Ed è la domanda che si pongono i personaggi del film, quello di Stewart che vuole andare oltre ciò che la circonda; e quella di Michelle Williams, che arriva da fuori e crede di poter creare una vita perfetta per sé e la sua famiglia se costruisce una casa perfetta. (..) Presi singolarmente i miei film hanno tutti elementi western molto forti. Certain Women apre sull’immagine di un treno, il primo effetto sonoro è quello di una locomotiva. Ma è difficile girare il paesaggio del West senza tenere conto della sua storia. Parte del disagio che provano i personaggi nei confronti della loro esistenza è ascrivibile a quella storia”

(Kelly Reichardt, da un’intervista di Giulia D’Agnolo Vallan, “Il Manifesto”, 31 dicembre 2016)

LE AMICHE           

(Italia, 1955, b/n, 99’)

Regia: Michelangelo Antonioni

Con: Eleonora Rossi Drago, Gabriele Ferzetti, Franco Fabrizi, Valentina Cortese, Yvonne Furneaux, Madeleine Fischer, Anna Maria Pancani, Maria Gambarelli, Ettore Manni

Clelia, una ragazza di umili origini diventata un’importante modista di una casa di moda a Roma, ritorna nella natìa Torino per aprirvi una succursale. Qui incontra una ricca oziosa, Momina, la cui amica Rosetta ha tentato il suicidio. Clelia non ha amici a Torino, avendo lasciato la città molti anni prima. Momina la invita ad unirsi alla sua comitiva. Clelia così inizia la sua vita sociale a Torino.

Momina scopre che Rosetta, prima di tentare il suicidio, aveva cercato di chiamare Lorenzo. I due si conoscevano in quanto il pittore aveva realizzato, nei giorni precedenti, il ritratto della ragazza. Una domenica la comitiva va in gita al mare. Tutti cercano di divertirsi. A metà giornata, però, una battuta sbagliata di Mariella su Rosetta causa un litigio tra le due ragazze e Momina. Rosetta decide di ritornare in treno a Torino. Clelia si offre di accompagnarla. Durante il viaggio Rosetta rivela il motivo per cui aveva tentato il suicidio: si era innamorata di Lorenzo….

Liberamente tratto da Tra donne sole di Cesare Pavese.

Sabato 17 ottobre dalle 1.45 alle 6.30

presenta

THE FEMALE OF THE SPECIES (2)

a cura di Lorenzo Esposito e Roberto Turigliatto

ALL’OMBRA DELLE DONNE                 

(L’ombre des femmes, Francia, 2015, b/n, 73’06”, v.o. sott.italiani,)

Regia: Philippe Garrel

Con: Clotilde Coureau, Lena Paugam, Stanislas Merhar, Vimala Pons

Secondo film della cosiddetta trilogia amorosa, dopo La Jalousie, in onda recentemente per i 30 anni di Fuori Orario e prima di L’Amant d’un jour. Fedele al 35 mm.in bianco e nero (un bianco e nero unico e folgorante nel cinema contemporaneo, officiato religiosamente da Renato Berta), a una concezione pura e sensuale del cinema che si incarna nell’atto di filmare e in cui ogni inquadratura è indispensabile nella durata brevissima del film e nel gioco tra campo e fuori campo inscenato in una Parigi quotidiana e insieme fantasmatica. Presentato come film d’apertura alla Quinzaine des réalisateurs al Festival di Cannes 2015.

Pierre e Mamon sono   sono due quarantenni parigini poveri, che vivono grazie a lavori precari pur cercando di    realizzare dei film documentari. Durante la realizzazione di un film su un vecchio membro della Resistenza Pierre incontra Elisabeth, stagista nell’archivio di una cineteca, e diventa il suo amante. Un giorno Elizabeth scopre che anche Manon ha una relazione con un altro.

Film sulla resistenza, nel cinema, nella vita, nella politica, nella trama dei rapporti amorosi, ma anche sull’inevitabile disimmetria che sottende ai rapporti umani, Garrel traccia una storia intima di coppie che fa parte del suo universo da sempre, fin da Le Rèvélateur e La Concentration, e che si affina variando magistralmente di film in film: quell’”ombra” che gli uomini trasmettono e impongono alle donne da una generazione all’altra.  “In che modo, in rapporto a un tema e a uno schema classico – lo studio della coppia che è stato fatto fin dalla notte dei tempi – si poteva cercare di creare situazioni che non erano mai state espresse? Mi piace un artista quando mostra qualcosa che non è mai stato fatto. E’ per questo che giovanissimo ho preso Godard come mio oggetto di ammirazione” (Philippe Garrel).

LA CITTÀ DELLE DONNE                    VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI

(Italia, 1980, col., dur., 135’36”)

Regia: Federico Fellini

Con: Ettore Manni, Marcello Mastroianni, Anna Prucnal, Bernice Stegers, Donatella Damiani, Jole Silvani, Marina Frajese, Fiammetta Baralla, Rosaria Tafuri, Gabriella Giorgelli, Alessandra Panelli, Sibilla Sedat

Marcello Snàporaz è un uomo maturo e stralunato che durante un viaggio in treno ha un flirt con una misteriosa signora, che decide di seguire, scendendo alla fermata di un’irreale stazione in mezzo alla campagna. Snàporaz si ritrova in un albergo, nel bel mezzo di un tumultuoso congresso di femministe che parlano per slogan e formule preconfezionate, procedono su temi frusti e rivendicazioni scontate che, tuttavia, il protagonista non riesce a comprendere. L’atteggiamento ostile delle astanti consiglia Snàporaz a una fuga precipitosa. Rimasto a piedi, riceve un passaggio da un gruppo di strane ragazze: non gli resta che scappare di nuovo. Snàporaz arriva al castello di Katzone, un maturo santone dell’eros che sopravvive nell’adorazione di una femminilità ormai desueta, custodendo gelosamente e metodicamente un’ordinata collezione di testimonianze delle sue conquiste, una sorta di pinacoteca dove è possibile ascoltare le voci delle donne ritratte nei momenti di intimità. La notte stessa Marcello scopre sotto il letto della camera dove alloggia un passaggio segreto che lo conduce a uno strano lungo scivolo sul quale assiste a visioni delle donne protagoniste della sua infanzia e che finisce in una gabbia. Fatto prigioniero, viene condotto in un’aula di tribunale dove, ancora inconscio della propria colpa, viene condannato dalle femministe che lo portano in un’arena dove assisterà al proprio pubblico linciaggio uscendone però “vincitore” e riuscendo a uscire da quello strano luogo. Si risveglia sul treno, davanti alla moglie Elena: tutto farebbe pensare a un brutto sogno, ma Snàporaz nota che i suoi occhiali sono rotti, proprio come nel sogno. Ancora più incomprensibile è per Marcello il fatto che, poco dopo, si siedano accanto a lui tre donne che erano personaggi del suo sogno. Ma il suo volto, inizialmente perplesso e preoccupato, subito cambia e volgendosi alla moglie esprime un compiaciuto atteggiamento di serena indifferenza. Uno dei capolavori meno riconosciuti di Federico Fellini.

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