La programmazione su Fuori Orario dal 23 al 29 gennaio

Su Fuori Orario da stanote a sabato 29 omaggi a Luigi Di Gianni e Tonino De Bernardi. E poi Skolimowski, Varda e Amico.

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NOVITA’ – CORSO ONLINE TEORIA DELLA SCENEGGIATURA


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Domenica 23 gennaio dalle 2.00 alle 6.00

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CORSO ESTIVO DI RIPRESA VIDEO

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta

SENTINELLE DEL NULLA. IL CINEMA ANTROPOCENTRICO DI LUIGI DI GIANNI (1)

a cura di Simona Fina

NASCITA E MORTE NEL MERIDIONE – (San Cataldo)    

(Italia, 1959, b/n da colore, dur., 21′)

Regia: Luigi Di Gianni

Il film rappresenta, in termini essenziali ed emblematici, la vita precaria di un piccolo paese a trentacinque chilometri da Potenza. Premio “Puccini Senigallia” 1959. Diploma di merito “Nastro d’argento” 1960. Segnalazione “Festival di Oberhausen”.

IL LAGNO

(Italia, 1966, col., dur., 13′)

Regia: Luigi Di Gianni

Il film vuole essere la denuncia di una particolare situazione sociale nella zona di S. Giovanni a Teduccio.

 FRANA IN LUCANIA

(Italia, 1959, col., dur., 13′)

Regia: Luigi Di Gianni

Una famiglia di contadini deve abbandonare il paese e la casa per l’incubo delle frane. Film documentario interamente “costruito” sulla base di un’elementare traccia narrativa.

MAGIA LUCANA                                        

(Italia, 1958, b/n, dur., 29’)

Regia: Luigi Di Gianni

I° Premio del Documentario al Festival di Venezia 1958. Il film, realizzato con la consulenza scientifica di Ernesto De Martino, tratta della sopravvivenza di antiche forme magiche in Basilicata.

VIAGGIO IN LUCANIA                                   

(Italia, 1965, b/n, dur., 24’)

Regia: Luigi Di Gianni

Viaggio fra tradizioni e denuncia sociale.

DONNE DI BAGNARA

(Italia, 1959, col., 18′)

Regia: Luigi Di Gianni

Tra barche e trasporti di sassi per costruire muraglie protettive, la vita quotidiana delle donne di Bagnara

LA MADONNA DI PIERNO    

(Italia, 1965, b/n, dur., 16′)

Regia: Luigi Di Gianni

Viene registrata in modo diretto, con qualche breve brano “ricostruito” , una festa arcaica che si svolge il 15 agosto sulle montagne del potentino; vengono esaminate forme religiose devozionali, dall’uso dei “cinti” (costruzioni votive con candele colorate che le donne portano sulla testa) alla processione propiziatoria nel bosco.

IL MALE DI SAN DONATO

(Italia, 1965, b/n, dur., 17′)

Regia: Luigi Di Gianni

Presentato al “Festival dei Popoli” 1965. A Montesano, nel Salento, in occasione della festa di S. Donato, protettore degli epilettici e dei malati di mente, esplodono particolari forme di ritualità magico-religioso-protettive, simili in parte al tarantismo della vicina Galatina.

IL MESSIA

(Italia, 1965, col., dur., 18′)

Regia: Luigi Di Gianni

Documentario prodotto dalla Nexus e girato in diversi luoghi del Gargano con un approfondimento sulla comunità ebraica fondata da Donato Manduzio a San Nicandro Garganico.

LA POTENZA DEGLI SPIRITI

(Italia, 1968, b/n, dur., 28’)

Regia: Luigi Di Gianni

Presentato al “Festival di Venezia” nel 1968 ed al “Festival dei Popoli” nel 1969. Ambientato nell’alta Irpinia, il documentario prende in esame, nella prima parte, le pratiche di Giuseppe Cipriani, mago ed esorcista. Vengono interrogati alcuni abitanti del luogo: la madre di un ragazzo che si crede fratello del diavolo ed una posseduta cieca. Nella seconda parte del film si assiste “in diretta” ad una seduta religioso terapeutica in cui un esorcista pentecostale tenta di liberare una donna dallo spirito maligno.

 

Venerdì 28 gennaio dalle 1.10 alle 6.00

FRAGMENTS OF TEMPORARY PERIODS

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

CLÉO DALLE 5 ALLE 7         PRIMA VISIONE TV

(Cléo de 5 à 7, Francia, 1962, b/n, dur., 89′, v. o. sott., it)

Regia e sceneggiatura: Agnès Varda

Con: Corinne Marchand, Antoine Bourseiller, Dominique Davray, Dorothée Blamk, Michel Legrand, Jean-Luc Godard, Anna Karina

Prodotto come film “nouvelle vague” a basso costo da Georges de Beauregard sulla scia di A bout de souffle  di Godard e Lola di Jacques Demy. Alle 5 del pomeriggio, il 21 giugno 1961, Cléo scoppia a piangere da una cartomante. Attende il risultato di un esame medico. Ha paura di avere un cancro. Per novanta minuti, in mezzo a orologi a pendolo che segnano il trascorrere del tempo, non la abbandoniamo per un istante.  La paura l’ha svegliata. Inizia a osservare gli altri, i passanti, gli avventori dei caffè e un’amica premurosa. Va in un parco a guardare gli alberi e incontra un soldato a fine licenza. La complicità che nasce tra i due, in questo momento pericoloso delle loro vite, placa Cléo. Lui l’accompagna all’ospedale prima di ripartire per la guerra d’Algeria. Vivono un momento di grazia nel giorno più lungo dell’anno.

“Un ritratto di donna inserito in un documentario su Parigi, ma anche un documentario su una donna e l’abbozzo di un ritratto di Parigi (…). Il film si snoda al presente. La macchina da presa non abbandona mai Cléo dalle cinque alle sei e mezzo. Se il tempo e la durata sono reali, lo sono anche i tragitti e le distanze. All’interno di questo tempo meccanico, Cléo sperimenta la durata soggettiva: “il tempo non passa mai” o “il tempo si è fermato”. Lei stessa dice: “Ci resta così poco tempo” e, un minuto dopo: “Abbiamo tutto il tempo”. Mi è sembrato interessante far sentire questi movimenti vivi e diseguali, come una respirazione alterata, all’interno di un tempo reale in cui i secondi si misurano senza fantasia”. (Agnès Varda, 1962)

11 MINUTI   

(11 Minut, Polonia-Irlanda  2015, col.,  dur., 81’, v. o. sott., it.,)

Regia: Jerzy Skolimowski

Con: Richard Dormer, Paulina Chapko, Agata Buzek, Jan Nowicki, David Ogrodnik, Wojciek Mecwaldowski

In prima visione tv su Fuori Orario  quello che ad oggi resta l’ultimo film diretto dal grande maestro polacco Jerzy Skolimowski  racconta e moltiplica con un montaggio apocalittico e cubista gli stessi undici minuti vissuti da personaggi differenti in parallelo. Un film dai tratti profetici che già allora Skolimowski spiegava così: “Camminiamo verso il bordo dell’abisso tra ordine e caos. Dietro ogni angolo si nasconde l’imprevisto, l’inimmaginabile. Niente è certo – il prossimo giorno, la prossima ora, o anche il prossimo minuto. Tutto potrebbe finire all’improvviso, nel modo meno atteso”.

Un reticolo di vita urbana, con tanti personaggi che vivono in un mondo instabile, dove tutto può succedere in ogni momento. Un’inaspettata concatenazione di eventi  – a effetto domino – può segnare tanti destini in appena undici minuti. È stato uno scherzo matematico, o potrei dire che c’è stata una certa precisione nel coordinare gli episodi. Una volta che ho deciso che avrei raccontato una storia che si svolgeva in un arco di tempo molo limitato, 11 minuti, sapevo che alcune di queste storie si potevano interconnettere facendo così capire al pubblico che succedono simultaneamente. (…) Nel film do alcuni segnali che qualcosa di terribile sta per accadere, ma credo di essere riuscito a guidare il pubblico a muoversi istintivamente. Non dovevano sapere quello che sarebbe successo esattamente, ma in un certo senso avere la sensazioni quasi di un thriller”. (Jerzy Skolimowski)

STORIE IN UNA STANZA – IL REGISTRATORE

(Italia, 1975, col., dur., 35′)

Regia: Gianni Amico

Interpreti: Macha Meril e la voce di Sergio Graziani

Trasmesso il 3 maggio del 1975 all’interno della serie Storie in una stanza, è un film breve centrato sull’atmosfera claustrofobica e l’inquietudine attraverso una dattilografa impegnata con la voce registrata dello scrittore per cui lavora.

 

Sabato 29 gennaio dalle 1.35 alle 6.30

TONINO DE BERNARDI, L’HOMME CINÉMA

Lontane Province al Centre Pompidou

a cura di Fulvio Baglivi

Una notte dedicata al nostro amico Tonino De Bernardi, presenza costante di questi 32 anni di Fuori Orario, in occasione dell’omaggio che il Centre Pompidou dedica al suo cinema dal 24 al 31 gennaio 2022.

ARCOBALENO/ BEATRICE SOLINAS DONGHI

(1986, col., video da 16mm, dur., 30’)

Di: Tonino De Bernardi

Con: Beatrice Solinas Donghi

Girato per la RAI regionale Liguria, è un ritratto della scrittrice nata a Serrà Riccò il 29 marzo 1923, dal marchese Jack Donghi, liberale antifascista e collaboratore del SecoloXIX nell’immediato secondo dopoguerra. Madre e nonna paterna inglesi e cultura decisamente bilingue. Ha vissuto a Genova dove si era laureata in letteratura inglese, esordì come scrittrice sulla rivista Paragone nel 1957. Molto amata da Anna Banti e Giorgio Bassani, fu autrice della prima fase della Feltrinelli (L’estate della menzogna, 1959; Natale non mio, 1962). Passò poi con Rizzoli negli anni Sessanta e vinse il Premio Campiello nel ’65 con il romanzo L’uomo fedele.

ELETTRA

(1987, col., video da 16mm, dur., 93’)

Di: Tonino De Bernardi

Con: Anna Coppo, Cristina Crovella, Luciana Pasin, Rosetta Rej, Stefania Terzuolo

A partire dalla tragedia di Sofocle Tonino De Bernardi gira il suo primo lungometraggio con una produzione, un’opera corale che unisce la tragedia greca, il mondo contadino e l’underground.

«Ecco un altro modo di far incontrare cinema e letteratura, quello di Tonino De Bernardi e della sua Elettra, che ha girato ora per la Terza Rete regionale il suo primo lungometraggio “professionale”. Ma restando con l’occhio e con lo spirito a Casalborgone, provincia di Torino, e trovando qui, tra campi e colline, il suo Sofocle. La reggia degli Atridi è una cascina con stalla e fienile, Elettra spannocchia il granturco, Egisto gioca a bocce con gli amici e balla la mazurka con Clitennestra. Le battute sono quelle della tragedia, dette con impegno e con pesante accento piemontese da contadini, donne con la borsa della spesa, bottegai. Sembrerebbe un’operazione tutta di testa, tributaria da un lato del cinema di Straub e dall’altro del teatro “artigiano” o contadino degli anni ’70 e invece tutto funziona perfettamente e sembra naturalissimo, con un incanto che vien da definire magico.

Perché non basta dirsi che quello di Elettra è, come molti altri dell’antica Grecia, un mito contadino che qui ritroverebbe la sua matrice. La bellezza del film di De Bernardi è la bellezza del vero cinema, quando supera la “letteratura” e incontra la poesia». (A. Farassino, “la Repubblica”, 23 ottobre 1987)

YOU ARE MY DESTINY

(1998, col., video, dur., 91’ca)

Di: Tonino De Bernardi

Con: Giulietta De Bernardi, Antonella Bosco, Veronica De Bernardi

Diviso in otto episodi, montati insieme nel 1998 dal nostro montatore Dario Cece.

La vita è così. All’insegna di una canzone americana cantata nella notte, che diventa una sorta di leit-motiv, contrapposizione e congiunzione tra linee, ora lontane, ora vicine. Le eroine – un tempo si chiamavano Amazzoni – scivolano dal presente al passato e viceversa, mentre non lontano o lontano da loro, altri ripetono gesti che già padri e madri facevano. Pentesilea lancia il suo richiamo, mentre Abulfo va incontro al fratello segreto e Giovanna prosegue il suo cammino cieco: ognuno al proprio destino. Si cerca una musica più nascosta che tarda a farsi sentire. “You are my destiny”, la canzone, echeggia invano nella notte e la ricerca continua. Seconda parte: “La vita precedente – Perdimi”. I personaggi vivono una loro doppia vita segreta, diversa da quella che si è vista nella prima parte del film. Carmela, Salvatore, Nunziata e Rita incrociano i loro destini, per puro caso e non, al ritmo di una canzone che ritorna.” [Tonino De Bernardi]

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Sentieriselvaggi21st #11: JONAS CARPIGNANO La nuova frontiera del cinema italiano

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