La ragazza con la pistola, di Mario Monicelli

La commedia all’italiana dal punto di vista femminile. Il ribaltamento della lezione di Pietro Germi (Divorzio all’italiana, Sedotta e abbandonata) e un accenno alla Sicilia come stato mentale secondo la lezione di Leonardo Sciascia (A ciascuno il suo, Il giorno della civetta). Mario Monicelli approfitta della folgorante vis comica di Monica Vitti, già intravista in opere come Il disco volante (1964) di Tinto Brass e Ti ho sposato per allegria (1967) di Luciano Salce, per costruire un castello di luoghi comuni e poi distruggerlo con la evoluzione della protagonista sulle martellanti note psichedeliche delle musiche di Peppino De Luca.

Dopo essere stata rapita per errore e posseduta dal Don Giovanni in Sicilia (in realtà è Polignano a mare in Puglia) Vincenzo Macaluso (Carlo Giuffrè), la giovane Assunta Patanè (Monica Vitti) deve partire per la Gran Bretagna per lavare col sangue l’onore perduto e raggiungere il pavido Vincenzo, in fuga dal matrimonio riparatore. Tra Edimburgo, Sheffield e Londra farà una serie di pittoreschi incontri che le faranno mutare identità e convinzioni socio-culturali.

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Monicelli stabilisce subito le coordinate comiche con un prologo accelerato che balla sulle note rock-swing e si conclude con un rapimento rocambolesco che copre di ridicolo il siculo senso dell’onore; poi cominciano gli equivoci grotteschi come ne L’Armata Brancaleone e le battute al vetriolo esaltano la ingenua impertinenza di Assunta. Nell’affollata piazza dove si svolge il giudizio sommario sulla ragazza sedotta e abbandonata, il fatto di essere stata come un “pezzo di mammo” e di non avere goduto dell’amplesso non viene calcolata come attenuante generica. L’arrivo di Assunta in Scozia con tanto di “pistolona” vendicatrice dà il via a una serie di brillanti quadri che acquistano forza satirica proprio per la differenza culturale tra la giovane siciliana e il fermento del Regno Unito di fine anni ’60, tra contro-rivoluzioni e liberazione sessuale.

Due scene sono irresistibili: la prima è la telefonata tra Assunta e Vicenzo commentata dagli invitati a un party con inflessibile umorismo inglese, la seconda è la comparsa dei “picciotti” (Tiberio Murgia e Aldo Puglisi) che annunciano la falsa dipartita terrena del bellimbusto Vincenzo. Monicelli è attento anche alle figure di contorno che contribuiscono a tenere il tono al limite del farsesco: ricordiamo l’omertoso cameriere (Stefano Satta Flores) al ristorante Capri, il giocatore di rugby (Anthony Booth) dal cuore d’oro che preferisce la TV alle grazie della bella Assunta, il giovane omosessuale (Corin Redgrave) che subisce il super-io materno censorio fino a tentare il suicidio e infine il dottor Osborne (Stanley Baker) che ha un ruolo determinante nel processo di emancipazione di Assunta. Mentre gli avvenimenti si incanalano verso un caos strutturato, gli inserti onirici ricordano ad Assunta il destino che l’attende qualora dovesse tornare in Sicilia. Monica Vitti conduce il film da mattatrice e la sua trasformazione da neoprimitiva bigotta a modella inglese dalla mente aperta e dal corpo libero stile Blow Up, risulta credibile quanto irresistibile.

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Sceneggiato con Rodolfo Sonego e Luigi Magni, fotografato da Carlo di Palma, La ragazza con la pistola è un manifesto protofemminista che ironizza su come l’ambiente possa modificare intolleranze e pregiudizi. La evoluzione socioculturale di Assunta a contatto con i movimenti culturali del 1968 si concretizza in un atteggiamento attivo verso la propria vita: il magnifico finale è il sigillo definitivo a questa apertura mentale. Chioserebbe Jim Morrison: “libera l’amore o liberatene per sempre”.

 

Regia: Mario Monicelli
Interpreti: Monica Vitti, Stanley Baker, Corin Redgrave, Anthony Booth, Carlo Giuffré, Stefano Satta Flores
Durata: 102′
Origine: Italia, 1968
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.67 (3 voti)