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La ragazza di ghiaccio, di Veerle Baetens

Il punto forte è l’indagine profonda e intima della protagonista e della sua infanzia, raccontata attraverso una regia minimalista ma curata. Manca solo un po’ più di coraggio.

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La ragazza di ghiaccio, il film diretto dall’attrice e cantante belga Veerle Baetens, racconta la storia di Eva (Charlotte De Bruyne), nata e cresciuta nel piccolo villaggio di Bovenmeer. Dalla maturità in poi però sceglie di allontanarsi definitivamente dalle le sue radici, interrompendo ogni legame con la sua infanzia e i suoi genitori. Adulta e solitaria, adesso lavora come assistente di un fotografo e vive con la sorella minore. Quando quest’ultima decide di trasferirsi, Eva si ritrova avvolta da una desolante solitudine, e il passato ritorna, per riemerge con una forza dirompente: la notizia di una riunione di vecchi amici del paese diventa per lei l’occasione per affrontare i fantasmi che l’hanno segnata in modo irreversibile.

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Il film, quindi, ripercorre la sua infanzia, in particolare l’estate della sua adolescenza che le ha cambiato la vita. Eva, infatti, è cresciuta tra una madre alcolizzata e un padre facilmente preda dell’ira, e proprio per questo cercava rifugio nell’attenzione dei due amici maschi del villaggio, Tim e Laurens, lasciandosi coinvolgere in giochi sempre più pericolosi e subdoli, ritrovandosi infine impotente di fronte alla loro violenza e al silenzio degli adulti. Quell’estate è dunque il passaggio dall’infanzia all’adolescenza che ha lasciato cicatrici profonde nella sua psiche. Tredici anni dopo, in un rigido inverno, Eva torna nel villaggio con un enorme blocco di ghiaccio nel bagagliaio della sua auto, pronta a confrontarsi con il suo passato e con chi l’ha tormentata. 

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Veerle Baetens adotta un registro formale che potremmo definire minimalista, nella scelta della camera a mano che, quasi sempre settata ad altezza uomo, segue i personaggi in maniera attenta e curata. Il continuo rimbalzo tra il presente e il passato non risulta mai straniante e, in queste giunture temporali, gli accordi di montaggio non appaiono mai sbagliati; perché la storia dei traumi e del passato burrascoso spiegano bene il carattere psicologico di Eva, come un puzzle che si compone davanti gli occhi dello spettatore. È proprio questo infatti il punto di forza de La ragazza di ghiaccio, questo approfondimento volto totalmente alla scoperta della protagonista, che la regista indaga a tutto tondo e che, nonostante questo, non sceglie mai di posizionarsi in una posizione giudicante. Piuttosto l’intenzione sembra essere il voler mostrare per raccontare genuinamente; senza forzature di sorta.  

L’affondo che nel film viene fatto nei riguardi del carattere glaciale, appunto, di Eva risalta nello scambio dialogico con chi le sta attorno nel presente, e quando nel passato la vediamo subire ingiustizie e anaffettività la scelta dell’elemento si spiega in maniera chiara. Il ghiaccio, o ancora meglio l’acqua, sono quindi le chiavi di lettura in una certa maniera allegoriche, che conducono alla comprensione del suo mondo, fatto di veloce cambiamento e adattamento. L’unica vera nota dolente de La ragazza di ghiaccio risulta essere solamente un lieve straniamento che durante la visione potrebbe giungere, per quanto riguarda il poco coraggio assunto da Baetens durante i momenti cardine (come durante i subdoli giochi di cui prima), che se fossero stati ampliati e approfonditi avrebbero restituito un film ancora più notevole, nell’accorpamento tra carattere intimo dei personeggi e messa in scena. 

Titolo originale: Het Smelt
Regia: Veerle Baetens
Interpreti: Charlotte De Bruyne, Rosa Marchant, Sebastien Dewaele, Jennifer Heylen, Willem Loobuyck, Amber Metdepenningen, Spencer Bogaert, Naomi Velissariou, Olga Leyers, Simon Van Buyten, Charlotte Van Der Eecken, Femke Heijens, Matthijs Meertens, Anthony Vyt
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 111′
Origine: Olanda, Belgio 2023

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
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