La ragazza ha volato, di Wilma Labate

La regista italiana torna al lungometraggio con una dura storia su violenza sessuale e maternità. Fuori concorso.

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Cosa serve per “fare” di una ragazza una donna? Come si diventa una donna? I modi e le storie possono essere differenti, come suggerisce l’iniziale piano sequenza che segue per brevi istanti ragazze che camminano sul marciapiede o attraversano la strada, indicandoci tante vicende potenziali da filmare e raccontare. La ragazza ha volato si concentra però sul racconto di formazione più duro: quello della violenza sessuale e del suo superamento attraverso la maternità.

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Siamo a Trieste. Nadia è una sedicenne introversa. Un pomeriggio conosce un ragazzo della sua età che la corteggia. Sale nell’appartamento di lui, ma non vuole fare sesso. Il ragazzo insiste, la minaccia. Si consuma uno stupro. Nadia si tiene tutto dentro, non parla con nessuno e quando scopre di essere rimasta incinta decide di affrontare la gravidanza. Inizia quasi un altro film, dove la tensione brutale della prima parte, si scioglie lentamente per prendere un’altra forma, corporea e identitaria. Ma non ci sono approdi sicuri. Nadia alla fine è una donna o forse “solo” una ragazza madre, protagonista silenziosa di una parabola femminile su dolore, sopravvivenza e amore.

Dopo una quindicina d’anni spesi nel documentario (Qualcosa di noi, Arrivederci Saigon), Wilma Labate torna al lungometraggio con un’opera umile e spigolosa, inevitabilmente focalizzata sulla recitazione sofferta e sottrattiva della bravissima Alma Noce. È lei a sopportare il pedinamento – a tratti dardenniano – della macchina da presa e il peso di una storia emotivamente claustrofobica ma mai compiaciuta, anzi aperta ai percorsi della vita, alle sue violenze e alle scelte da compiere. Poi ci sono gli spazi magnetici e allo stesso tempo impassibili di Trieste, città fatta a sua volta di tante città invisibili. È anch’essa protagonista oscura di questo film, sceneggiato dalla regista insieme ai fratelli D’Innocenzo, tanto “piccolo” quanto lancinante come un urlo strozzato.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (3 voti)
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