Go Home – A casa loro, di Luna Gualano

Roma. Viene aperto un centro d’accoglienza per migranti, e come di consueto, manifestanti di estrema destra rivendicano quelli che credono essere i loro diritti, con un picchetto al di fuori dell’edificio. D’un tratto l’impossibile: un attacco zombie invade l’aria in cui è sito il centro d’accoglienza, morti o zombiezzati tutti i protestanti rimane solo Enrico, un fascistoide che in ultima istanza pensa bene di trovare rifugio anch’esso all’interno della casa d’accoglienza, nascondendo a tutti la sua vera identità.
Questa è la metafora che Emiliano Rubbi ha scritto e Luna Gualano diretto, Go Home – A casa loro. Dopo i tanti eventi di cronaca realmente accaduta in questi luoghi e la xenofobia che continua a tornare a varie riprese, la metafora dello zombie va a fare il riquadro ad un paese invaso dalla paura, terrorizzato dal diverso, che tende sempre di più a chiudersi nella sue grette convinzioni. I morti viventi che si aggirano per le strade di Roma sono fatti interamente da un ammasso di razzismo che li porta ad essere dei sacchi di carne e viscere ormai freddi, morti, incapaci ormai di pensare e fissi solo sull’unico obiettivo, quello di mangiare e trasformare tutti in esseri come loro.
Il film, così come queste realtà, è multilingua, in un crocevia di culture a cui si aggiunge la più estranea, quella di Enrico. Il progetto è stato sostenuto anche da una raccolta fondi che avrebbe avuto il merito di migliorare gli effetti speciali del film ed allungarne i giorni di ripresa. Questo perché la realtà narrata non è affatto lontana da quella che ha costruito quest’opera. I diversi attori, infatti, professionisti e non, fanno tutti parte di diversi centri d’accoglienza e che svolgono un corso a loro dedicato di videomaking e recitazione guidato dalla stessa Luna Gualano. L’iniziativa è stato poi accolta da diversi artisti che hanno partecipato portando le loro opere, tra questi ci sono Zerocalcare che si è occupato della locandina, Il Muro del Canto, i Train to Roots, Daniele Coccia e Piotta che si sono occupati invece della colonna sonora.
Nonostante la bella intuizione di utilizzare le caratteristiche di un film di genere per raccontare un dramma moderno, il ritmo del film appare traballante, latita la costruzione di una progressione che culmini in un vero climax. Ma c’è da apprezzare indubbiamente la coerenza che i personaggi mantengono fino alla fine, senza mai cadere (come sarebbe stato facile fare) in un buonismo stantio e fine a se stesso.

 

Regia: Luna Galano
Interpreti: Antonio Bannò, Sidy Diop, Shiek Dauda, Cyril Dorand Nzeugang Domche, Pape Monar Diop
Durata: 85′
Origine: Italia 2018

 

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