La roulette delle opinioni – Viaggio ipotetico nel Twitter di Elon Musk

Dopo l’acquisto di Twitter, Elon Musk punta ad un social network libero dalla censura, ma i suoi proclami progressisti non riescono a nascondere i fantasmi della società della sorveglianza

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44 miliardi di dollari. Ci si possono comprare svariate auto sportive, qualche centinaio di appartamenti di lusso, addirittura una decina di isole private. Elon Musk, qualche giorno fa, con 44 miliardi di dollari, ha comprato Twitter. Tutta l’operazione è costata poco meno dell’acquisizione di Blizzard da parte di Microsoft. Ma lì la manovra coinvolse gli investimenti di decine di persone. Qui ci sono solo Elon e alcuni istituti di credito che hanno coperto parte della spesa. Già questa, è una notizia.

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Quella di Musk è, ad oggi, la mossa più ambiziosa di un imprenditore affascinato dalla sua stessa vetrinizzazione.

Non è un caso, forse, che subito dopo l’acquisto di Twitter, Musk si è lasciato andare ad una serie di tweet tra il non-sense ed il guascone, come da tradizione. Festeggia, ma lo fa a modo suo, annunciando che, dopo Twitter, è pronto ad acquistare la Coca-Cola per restituire alla bevanda la sua ricetta tradizionale, quella con le foglie di coca e e subito dopo comprerà McDonald’s per riparare le macchine che distribuiscono il gelato, in una costante, vertiginosa, ricerca di approvazione.

Ma l’astinenza dallo sguardo degli altri di Musk la raccontano bene le strategie con cui l’imprenditore vuole riformare il social network, una visione che, sia chiaro, Elon Musk ha raccontato solo tramite tweet più simili a slogan e Ted Talk, la versione pop di una lecture accademica. Tra le righe di una strategia mai davvero chiarita fino in fondo, è possibile intuire che il nuovo Twitter di Elon Musk potrà contare non solo su un gruppo manageriale rinnovato, ma soprattutto su una piattaforma ben più vicina al sentimento e al “volere popolare”. Tra le varie novità, Musk lascia intendere di voler sviluppare un sistema di messaggistica criptato interno, di voler trasformare l’algoritmo di Twitter in uno strumento open source, di introdurre l’edit button, che permetterà a chiunque di modificare tweet appena pubblicati, chiesto dai suoi stessi followers e di gestire le pubblicità in maniera meno invasiva per gli utenti, a fronte, s’intende, della sottoscrizione di un abbonamento.

Ma soprattutto, il centro del nuovo Twitter sembra essere un ripensamento quasi totale della moderazione dei singoli utenti, che, bandirà i bot, privilegerà un controllo a maglie più larghe e delle pene più leggere per i trasgressori, al grido di Free Speech! (uno altro slogan), anche se questo significa un totale ripensamento di internet per come lo conosciamo oggi.

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Quando si tratta di comunicazione, Elon Musk non riesce a liberarsi da uno sguardo convenientemente idealistico, non troppo diverso da quello adottato con Neuralink.

Qui l’immaginario di riferimento è evidente: Musk non vuole soltanto tornare alle origini di Twitter (che in effetti nacque come piattaforma per la libera espressione di ogni utente), ma punta soprattutto a ricreare l’idea utopica dell’internet delle origini, uno spazio libero e liberamente plasmabile dall’utente.

Ma una piattaforma di questo tipo, senza effettiva moderazione, è verosimilmente condannata al collasso. In un pezzo sull’Atlantic, Evelyn Douek considera quella della “mancanza di moderazione” una fase attraverso cui tutti i social network devono passare proprio per rendersi conto che un controllo dei contenuti è fondamentale per la loro sopravvivenza: “all’inizio, Facebook, Youtube, Tumblr, erano piattaforme libere, ma ci volle pochissimo perché i loro spazi si popolassero di contenuti estremisti, pornografia, propaganda – scrive la Douek e aggiunge “a quel punto ogni social network cade nel caos e sono pochissimi quelli che riescono a sopravvivere così”.

Twitter, in particolare, è un soggetto particolarmente sui generis in questo senso, perché i suoi contenuti vengono diffusi anche tramite screenshot che li fanno esorbitare al di fuori del social stesso, tra Facebook, Youtube, Whatsapp. E allora ecco che qualsiasi proposito di mediazione, decade a contatto con la viralità pervasiva.

Ma Elon Musk non sembra percepire il rischio di perdere investitori pubblicitari, che, come scrive la Douek, considererebbero la piattaforma dell’imprenditore uno spazio troppo rischioso, caotico, per le loro inserzioni.

Tutto fa parte di un disegno più ampio, tutto gioca comunque a vantaggio di Musk che, tra le righe delle sue dichiarazioni progressiste, non riesce a nascondere i fantasmi della società del controllo.

Elon Musk

Proprio la strategia con cui Musk intende rivoluzionare il rapporto tra Twitter e i contenuti sponsorizzati racconta bene questa doppia narrazione. Perché l’imprenditore ha già evidentemente previsto l’allontanamento delle aziende dal suo social, è per questo, forse, che ha ipotizzato l’esistenza degli utenti premium, individui che non soltanto sopperiranno a certe entrate mancate ma saranno anche facile preda di pubblicità meno invasive ma profilate con ancor più cura sulle loro abitudini.

Un discorso simile può essere fatto, tra l’altro, anche sulla libertà d’espressione che dovrebbe offrire il nuovo Twitter. In un articolo su VOX, Shirin Ghaffary scrive ironicamente che, forse, Elon Musk, malgrado i suoi proclami risoluti, non sa nemmeno cosa voglia dire “libertà di parola” in rete, soprattutto in termini giuridici e sociali.

Con buona probabilità ha ragione lei e, tra l’altro l’imprenditore non sembra fare nulla per nascondere certi suoi limiti, se è vero che, pochi giorni fa, esprimendosi su censura e libertà di parola su Twitter ha affermato che i limiti del suo social network in questo senso saranno sanciti dalle leggi dei singoli stati, un’opinione forse troppo semplicistica per risultare credibile.

Ma a Musk forse tutto ciò non interessa. La sua è ancora una comunicazione sensazionalista, emozionale, diretta. Prima otteniamo attenzione, poi ci preoccupiamo delle conseguenze, magari provando a mescolare le carte a nostro vantaggio. Ed in effetti, nel marasma di annunci, progetti, propositi legati alla piattaforma, l’unico punto fermo è il fatto che Twitter farà capo ad una sola persona, il suo acquirente, non proprio un individuo dalla personalità specchiata, protagonista di più di un episodio ambiguo, tra misoginia, strafottenza e dispotismo verso i lavoratori.

 

E allora il risultato sarà davvero una roulette delle opinioni, un gioco rischioso su un tavolo verde che è la piattaforma centrale nel dibattito politico ed intellettuale, in cui, da oggi in poi, si dovrà sperare di essere “dalla parte giusta della storia”, perché, come ricorda sempre la Douek “esultammo tutti quando Trump fu bandito da Twitter, sapevamo tutti di essere nel giusto, ma cosa succederebbe se, per qualche motivo, il suo stesso destino capitasse a noi?”

Perché, sia chiaro, malgrado i maggiori analisti cerchino di portare l’attenzione su un social network che, privo di vera moderazione, finirebbe per essere dominato comunque da contenuti di dubbia moralità ma anche da semplici bulli a cui, come afferma il sociologo Eric Jensen su DW “basterebbe fare la voce grossa per inibire la partecipazione agli altri”, è evidente quanto la vera minaccia per il principio stesso di Twitter sia il suo nuovo proprietario. Risulta in effetti difficile credere che Elon Musk riesca a sottostare alle sue stesse regole.

Già il provocatorio invito fatto da Musk a Trump di tornare su Twitter, social da cui era stato bandito da fine 2021,  non lascia presagire nulla di buono in questo senso, ma è evidente che si tratta del perfetto prologo di un processo che, se finisse fuori controllo, rischierebbe di prendere una deriva catastrofica.

Perché in fondo basterebbe un meme troppo aggressivo verso Musk, a mettere in discussione la supposta libertà di parola, magari attraverso una censura discreta; perché tra subscription ed inserzioni mirate, il Twitter dell’imprenditore rischierebbe di trasformarsi in una sorta di Tesla-Network, in cui le uniche inserzioni possibili saranno quelle provenienti dalle sue aziende; perché un algoritmo open source è la mercé di chiunque, anche di realtà ambigue che potrebbero bloccare l’utente in un loop di contenuti mirati, tra profilazioni aggressive, hacking del consumatore e propaganda.

Che fare, allora? Musk, per il momento, risponde alle critiche a colpi di meme e dunque, cosa rimane? La fuga?

Molti utenti stanno già migrando verso Mastodon, social network rivale di Twitter e dall’approccio più etico, in cui ognuno può gestire un proprio server. Basta, dunque, avere abbastanza fortuna, trovare un server che ci ispira ed evitare, magari, quelli in cui, si dice, non sono ammesse neanche imprecazioni, altrimenti, per scappare verso la libertà, c’è il rischio è di finire in una prigione più grande.

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