La settima musa, di Jaume Balaguerò

“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. Con i suoi versi solenni Dante spalanca le porte dell’inferno racchiuso ne La settima musa di Jaume Balaguerò, e mostra agli occhi più attenti la chiave per comprendere i suoi misteri più oscuri. L’arte è l’origine e la fine di tutto, madre e figlia del dolore che provoca nell’uomo, e la musa che la ispira, foriera di morte, non aspetta altro che tornare a riscuotere il suo debito con colui che l’ha evocata. E se Jaume Balaguerò cerca l’orrore nell’arte e nel sonno inquieto dei poeti che genera mostri di parole e muse assetate di sangue, la sua storia non poteva che iniziare tra le righe del sommo poeta, e nell’invito da parte del professore di letteratura Samuel Solomon a trarre ispirazione dai versi dei grandi per esplorare il proprio inferno personale. Il suo ha inizio dopo la tragica morte della sua fidanzata, a cui seguono incubi spaventosi in cui una donna viene brutalmente uccisa durante un rituale. Quando la donna che gli è apparsa in sogno viene trovata morta in circostanze sospette, Samuel inizia a indagare sull’omicidio e durante le sue ricerche incontra Rachel, che da tempo è ossessionata dal suo stesso incubo. Insieme cercano di fare luce sull’oscurità che avvolge la vicenda, ma per farlo si trovano invischiati in una ragnatela di orrori strettamente avvinghiata al mondo dell’arte.

Le muse dei poeti emergono silenziosamente dall’oltretomba, o forse da una dimensione fantastica, per cercare asilo nei corpi dei vivi e tornare a suscitare sentimenti di amore e dolore puro, talmente violenti che solo l’arte è in grado di contenerli. Questo scontro tra realtà e mito incarnato ha trovato la sua piena realizzazione nel bestseller di José Carlos Somoza, La dama numero tredici, che è riuscito a legare questi elementi in un intrigo misterioso e ipnotico per il lettore, talmente efficace da ispirare il regista spagnolo Jaume Balaguerò, già noto per la fortunata saga di [REC], per un adattamento del romanzo per il grande schermo. 

Una premessa ambiziosa per un film che mira a esplorare non solo il lato oscuro dell’arte e della sua ispirazione, ma persino la natura nascosta della poesia e dell’amore, attraverso il codice espressivo del thriller soprannaturale. Un carico davvero troppo pesante per questa pellicola, che esplode in un bagno di sangue senza sviscerare tutte le questioni che pone, e si trascina a fatica aprendo troppe porte per quante riesce a chiuderne. La scelta di dare alle muse la forma dell’orrore senza dubbio colpisce per la sua originalità e attira fatalmente coloro che subiscono la fascinazione per l’arte in tutte le sue espressioni, ma la visione sofisticata ed elegante di Balaguerò si perde nel mistero che lui stesso pone in essere. Lasciate ogni speranza voi che vi fate ammaliare dalle dolci parole delle sue muse perché sarete trascinati in un’oscurità senza ritorno.

Titolo originale: Muse
Regia: Jaume Balagueró
Interpreti: Franka Potente, Joanne Whalley, Ana Ularu, Elliot Cowan, Leonor Watling, Manuela Vellés, Christopher Lloyd, Sam Hardy, Stella McCusker, Yennis Cheung
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 107′
Origine: Spagna, Irlanda, Francia, Belgio, 2017