La signora in rosso, di Gene Wilder

Commedia del 1984 diretta e interpretata da Gene Wilder su un padre di famiglia che si invaghisce di una donna vestita di rosso. Stanotte alle 00:35 su Sky Romance e on demand.

But what it is, though old, so new


To fill your heart like no three words could ever do


I just called to say I love you

Così canta Stevie Wonder in I Just Called to Say I Love You, regina della colonna sonora di La signora in rosso. I versi del pezzo che consegna a Stevie Wonder l’Oscar per la miglior canzone originale nel 1984 cullano lo spettatore, quasi a volerlo addormentare in un sogno di pura dolcezza quasi naif. Ci pensa Gene Wilder, però, a farlo svegliare quasi di soprassalto. L’indimenticato giovane Frankenstein (mi raccomando, attenzione alla pronuncia) e Willy Wonka, scomparso nel 2016 e qui nella penultima delle sue cinque incursioni dietro alla macchina da presa, non si limita però alla sola regia. Wilder è, infatti, anche protagonista e sceneggiatore, anche se di una storia comunque non originale.

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Si tratta, infatti, del remake di Certi piccolissimi peccati, film francese del 1976 diretto da Yves Robert di cui conserva quasi interamente la trama. Teddy è un padre di famiglia che un giorno, si invaghisce della bellissima Charlotte, bellissima modella, interpretata da Kelly LeBrock, ingaggiata dalla compagnia pubblicitaria nella quale lavora. È disposto a tutto pur di andare a letto con lei, cercando di destare meno sospetti possibile in sua moglie, anche con l’aiuto del suo gruppo di amici che si comportano come dei bambinoni.

Non una trama originale, ma proprio la consapevolezza di far parte di una lunga tradizione è la forza che consente a La signora in rosso di non scivolare verso la banalità. Wilder paga infatti già nella seconda scena il dovuto tributo a Quando la moglie va in vacanza di Billy Wilder, film di cui è ben più che debitore. Non sono più, però, gli anni ’50 e non è più il bianco il colore della gonna che si solleva quando Charlotte passa sopra un condotto di ventilazione. E anche lo sguardo che la osserva è ben diverso.

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Il desiderio nell’America degli eighties è diventato incontrollabile. Non semplicemente il desiderio sessuale, ma quella sua sfumatura che deve passare dal socialmente proibito per essere vissuto con pienezza. Wilder fa del campionario dei suoi personaggi un volo d’angelo su come per l’upper middle class dell’epoca il piacere massimo risiedesse nella trasgressione di quei tabù nei quali l’ideologia reaganiana sguazzava. Una trasgressione che si fa incrinatura e paradossalmente collante fondamentale per la compattezza di tutti i personaggi, senza limiti di età o di genere, finendo con l’essere anche l’ironico pilastro sul quale si fonda la traballante istituzione del matrimonio.

La signora in rosso diventa così una sapiente lezione di chimica della comicità, nella quale le brillanti performance attoriali, prima fra tutte quella della fin troppo dimenticata ex-Saturday Night Live Gilda Radner, fungono da catalizzatori. La miscela finale è altamente caustica, tanto che dalla sua forza corrosiva sembra salvarsi solamente la colonna sonora di Wonder. Chissà che, se fosse stata toccata anch’essa, non avrebbe suonato come Eighties dei Killing Joke.

 

Titolo originale: The Woman in Red
Regia: Gene Wilder
Interpreti: Gene ilder, Kelly Le Brock, Charles Grodin, Gilda Radner, Joseph Bologna, Judith Ivey
Durata: 87′
Origine: USA, 1984
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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