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La storica libreria e casa editrice Hoepli chiude dopo 150 anni

La notizia era nell’aria già da diverse settimane, ma ha ugualmente scosso la comunità milanese che vede crollare un simbolo storico e culturale della città

L’assemblea dei soci di Hoepli Spa, l’azienda proprietaria della casa editrice e della storica libreria Hoepli di Milano, ha deciso lo scioglimento della società e la sua messa in liquidazione. Come recita il comunicato rilasciato dall’azienda stessa, la decisione è stata “l’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società”. La notizia, che era nell’aria già da molte settimane, ha comunque colpito profondamente il mondo della cultura e della politica che si è dichiarato sconcertato dalla fine di un vero e proprio simbolo per la città di Milano da oltre 150 anni.

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Circa un mese fa, grazie ad alcuni articoli pubblicati dal Fatto Quotidiano e da Repubblica, le difficoltà interne a Hoepli erano emerse, rendendo noto che l’azienda aveva chiesto ai sindacati l’avvio della procedura per la cassa integrazione del personale, in totale 89 persone. I dipendenti, mentre si svolgeva l’assemblea dei soci, hanno scioperato per un’ora mostrando cartelli con scritto “La cultura non si liquida”, mentre per sabato 14 marzo hanno annunciato un flash mob davanti alla libreria di via Hoepli 5. Stefano Fanti, libraio per l’azienda milanese dal 1999 e sindacalista interno, ha dichiarato: “Il nostro lavoro è conoscere i libri e anticipare le domande dei lettori. All’improvviso ci siamo sentiti senza armi davanti ai clienti che chiedevano un titolo e per la prima volta si sentivano rispondere che non c’era”.

La decisione dei vertici, stando alla nota ufficiale, è stata presa sulla base di due fattori: risultati d’esercizio negativi e un gravoso conflitto endosocietario. Di fatto, anche se la proprietà sostiene che l’emorragia di fondi dalla libreria abbia raggiunto i 200 mila euro al mese, il vero problema sembrano essere le tensioni tra i due rami della famiglia proprietaria della casa editrice. La maggioranza dell’azienda appartiene infatti a Ulrico Carlo Hoepli e ai tre figli Giovanni, Matteo e Barbara. Il capitale restante apparteneva invece ai fratelli Nava, figli di Bianca Maria Hoepli, la zia di Ulrico.

Come in un episodio di Succession, gli ereditieri si sono scontrati sulla vendita o meno dell’attività. I soci di maggioranza avrebbero voluto cedere il 100% delle quote (e il palazzo di via Hoepli 5) a un importante gruppo editoriale italiano, ma il cugino Giovanni Nava, che detiene circa il 33% della società, non ha voluto saperne. E ora si è opposto alla liquidazione, ritenendo che l’azienda potrebbe essere ancora salvata. “Agiremo secondo legge, senza riserve, perché andare a distruggere un patrimonio familiare e culturale è una cosa mostruosa. Mi opporrò a questo e a una gestione opaca che continua ad escludermi.” ha dichiarato durante un’intervista. Quindi, tempi duri per la storica famiglia narrata lateralmente anche nel documentario Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi (pronipote dell’editore Ulrico Hoepli), che oggi crolla sotto il peso dell’eredità.

In solidarietà ai dipendenti, anche il preside del Liceo Classico Parini di Milano, Massimo Nunzio Barrella, ha “occupato” simbolicamente la libreria Hoepli di Milano giovedì 12 marzo per circa tre ore. Il docente ha parlato di “sciagura” e “impoverimento culturale” per la città di Milano, raccontando di come alcuni libri siano disponibili solo lì. E in effetti, accanto ai destini individuali delle persone coinvolte, bisogna ricordare che la libreria, che oggi si sviluppa su cinque piani e si trova nell’omonima via Hoepli, è stata comprata dal libraio svizzero Ulrico Hoepli nel 1870 (e dall’anno seguente iniziò l’attività editoriale). In 156 anni è diventata uno dei luoghi più antichi di Milano, mentre la casa editrice collegata si è affermata come punto di riferimento dell’editoria a livello nazionale. Rinunciare a Hoepli, quindi, significa in qualche modo rinunciare a un pezzo di storia e di anima di una città.

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