La top 10 del 2025 dei Cahiers du Cinéma. In vetta Albert Serra
Primo posto per Pomeriggi di Solitudine di Serra, ma figura anche Nouvelle Vague di Linklater, l’omaggio che poteva andare di traverso. Ecco l’attesa classifica del 2025
Fin dalla sua creazione nel 1951, con poche eccezioni, la classifica dei migliori film dell’anno dei Cahiers du Cinéma non è mai mancata, e ha confermato uno spirito di resistenza, di presa di responsabilità, ma soprattutto di amore. Ogni anno si ritrovano gli affetti autoriali della redazione, i feticci e le simpatie, che da sempre costituiscono una bolla, un mondo parallelo che tutto fa tranne che lasciarsi erodere dal tempo che passa. Ed è il mondo unico dei Cahiers, nonostante gli ultimi anni turbolenti.
Quest’anno in cima alla lista si trova Pomeriggi di Solitudine, Concha de Oro al Festival del cinema di San Sebastiàn, che segue Andrés Roca Rey, vera e propria star della tauromachia, in vari suoi eventi, soffermandosi sull’aspetto ritualistico e strutturale della sua vita. Per Albert Serra, di cui si può trovare una lunga intervista sul numero 17 di Sentieriselvaggi21st, si tratta della seconda volta in cima in tre apparizioni nelle classifiche della rivista, dopo il 2022 per Pacifiction. A seguire, Una Battaglia Dopo L’altra di Paul Thomas Anderson, l’instant-classic dell’anno che ha acceso dibattiti culturali a tutto tondo negli USA e oltre. Il film è l’unico della lista a non essere passato per festival, avendo prediletto un rilascio diretto in sala.
Soffermandosi sui movimenti dei film, ben sette della lista sono passati per Cannes. I due nella competizione principale, O agente secreto e Nouvelle Vague, si sono piazzati rispettivamente al quarto e all’ottavo posto. Il thriller politico di Kleber Mendonça Filho è uno dei due film brasiliani nella lista (insieme a O Riso e a Faca di Pedro Pinho, co-produzione di Portogallo e Brasile) e si è aggiudicato il maggior numero di premi a Cannes con Miglior Attore (Wagner Moura), Miglior Regista, Art House Cinema Award e il FIPRESCI al miglior film. Nouvelle Vague, invece, era uno dei motivi per attendere la classifica dei Cahiers du Cinéma di quest’anno. Un film che va a mettere in scena i padri fondatori della rivista, anche con la pretesa di restituirli con verosimiglianza; ci si aspettava indubbiamente una reazione radicale, in una direzione o nell’altra.
Tra gli altri titoli pescati dalla Quinzaine di Cannes di quest’anno si trovano il piccolo gioiello di Christian Petzold Miroirs No. 3, seguito da Yes di Nadav Lapid (che già presenziava nelle classifiche dei Cahiers con il terzo posto nel 2019 di Synonymes). Da ACID Cannes, sezione che celebra l’audacia e la diversità del cinema indipendente, figurano L’Aventura di Sophie Letourneur e Laurent dans le vent di Anton Balekdjian, Léo Couture e Mattéo Eustachon. Invece, 7 promenades avec Mark Brown di Pierre Creton e Vincent Barré esula dal celebre festival, essendo passato al FIDMarseille nel 2024 (è stato poi rilasciato quest’anno).

























