La trama fenicia, di Wes Anderson
Sembra sempre lo stesso film del regista, ma stavolta la forma non ingabbia più il suo cinema. C’è la mano dell’illusionista che esplora nuovi mondi come Le mille e una notte. Convincerà?
Scenderà da quell’aereo il cinema di Wes Anderson? In parte succede già nelle sorprendenti tracce di un disaster-movie che, anche se accennate, portano il suo cinema provvisoriamente al di fuori delle sue geometrie rettilinee, di un set dove i movimenti sono così precisi e calcolati che sembra di assistere da tempo allo stesso film. Il punto di non ritorno era stato sottolineato nel precedente lungometraggio, Asteroid City, dove la forma ormai inglobava la storia. La trama fenicia, ambientato come quel film negli anni ’50, forse è il film più vicino a quella commedia di Preston Sturges. Più che nei temi, è il rapporto tra i volti dei personaggi e lo sfondo che accentua quel continuo senso di estraneità come, per esempio, il transatlantico di Lady Eva o i bassifondi di I dimenticati. Ma il cambiamento evidente è nell’uso del colore che non ha più quel taglio pittorico, fortemente riconoscibile del cinema precedente, ma stavolta accentua quella dimensione da noir allucinato del cinema dei Coen, ma anche l’illusione di una deviazione verso il cinema d’animazione dell’opera di Tim Burton evidente nel modo in cui sono filmati gli interni della casa, i lunghi corridoi, il sangue (la pallottola che ha colpito il protagonista) o il locale di Marsiglia che sembra uscito da un romanzo pulp. La trama fenicia infatti segna una rivoluzione nel cinema del regista; dopo un lungo sodalizio con Robert D. Yeoman, da questo film ha infatti iniziato a collaborare con Bruno Delbonnel, che ha lavorato come direttore della fotografia con entrambi i registi oltre che con Sokurov in Faust e Francofonia. E anche se appare chiuso dentro una sua eleganza impenetrabile, stavolta nel suo film c’è qualcosa di diverso, un cambiamento o almeno un tentativo, un tentativo di andare avanti pur guardandosi sempre indietro.
Per il resto ci sono tutti le star che hanno già fatto parte del suo cinema. Oltre a Del Toro (che era già stato diretto dal regista in The French Dispatch), ci sono anche Willem Dafoe, Tom Hanks, Bill Murray che hanno il tempo di fugaci apparizioni, segno di un quasi autocompiacimento di un film a cui dervono solo ‘volti di passaggio’, mentre un po’ più costruiti sono quelli di Mathieu Amalric, Scarlett Johannson e Benedict Cumberbatch.
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Lo svelamento del trucco è sempre dietro l’angolo in questo viaggio composto da 5 ‘gap status’ a cui corrispondono altrettante ‘shoe boxes’. Stavolta La trama fenicia, dietro le avventure stravaganti del protagonista sfuggito appena all’ennesimo tentativo d’omicidio, si sente la mano di un’illusionista che lavora su un set in continua costruzione come aveva fatto con l’India con Il treno per il Darjeeling. Così, anche se non ritrova ancora gli esiti migliori del suo cinema precedente, c’è una mutazione in inquadrature (tra biamco e nero e colore) che esplorano nuovi mondi. Anderson tenta il suo Le mille e una notte. Ci scende il suo cinema da quell’aereo? No e si. e anche quando resta lì, c’è qualcosa di diverso oltre quell’inquadratura fissa.
Titolo originale: The Phoenician Scheme
Regia: Wes Anderson
Interpreti: Benicio Del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Rupert Friend, Tom Hanks, Bill Murray, Scarlett Johansson, Bryan Cranston, Willem Dafoe, F. Murray Abraham, Benedict Cumberbatch, Jeffrey Wright, Hope Davis, Charlotte Gainsbourg, Riz Ahmed
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 101′
Origine: USA, 2025























