La última primavera, di Isabel Lamberti

La regista al suo esordio narra la periferia di Madrid con una poetica a metà fra il documentario e il cinema neorealista. In concorso nell’edizione streaming in corso del MedFilm Festival

Per il suo primo lungometraggio, la regista nata in Germania e cresciuta fra Paesi Bassi e Spagna, sceglie proprio uno spaccato della periferia di Madrid e lo racconta con una poetica a metà fra il documentario e il cinema neorealista. La última primavera, rinominato in inglese Last Days of Spring, fa parte della selezione in concorso ufficiale per il Premio Amore e Psiche della 26esima edizione del MedFilmFestival. Il film era stato inoltre selezionato nella sezione ACID (Association for the Distribution of Independent Cinema) di Cannes 2020 e la sua prima mondiale si è svolta lo scorso settembre al San Sebastián International Film Festival, dove si è aggiudicato il “Kutxabank – New Directors Award”.

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La última primavera è un’incursione nel mondo della povertà ai confini della metropoli spagnola, dove risiede la famiglia Gabarre-Mendoza, che da sempre è vissuta in condizioni precarie all’interno di abitazioni di fortuna e che si trova davanti all’obbligo di dire addio a quella casa, che significa anche dire addio a tutto quello che con pazienza avevano costruito. La storia prende spunto dalla vera vicenda di David Gabarre Jiménez, conosciuto dalla Lamberti nel 2015 durante la produzione del suo cortometraggio Volando voy, il quale porta sullo schermo se stesso, la sua vita e la sua famiglia.

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Attori non professionisti, storia che nasce dal basso, nessun artificio, Isabel Lamberti lascia che siano le immagini a parlare senza aggiungervi nulla, con lo sguardo rivolto verso l’ingiustizia sociale e improntato ad un realismo che fa subito pensare ai grandi del genere, da Ken Loach a Pasolini.

Nei suoi 77 minuti, La última primavera intreccia la narrazione familiare, con le sue dinamiche interne, da sempre una tematica che si presta benissimo al racconto cinematografico, con il già citato occhio puntato su certe realtà. Se è infatti vero che queste vengono tagliate fuori dalla società “vera e propria”, sono invece un soggetto a cui il cinema, che è finzione e contemporaneamente specchio della realtà, sceglie spesso di dedicarsi. Facendo spazio quindi al racconto di più generazioni, quella dei genitori alle prese con corsi di informatica per poter compilare moduli online, e quella dei loro figli, da quella del figlio adolescente e quella invece del figlio maggiore che ha già iniziato una nuova famiglia con un figlio a carico.

Guardando La última primavera la cosa più sorprendente è sicuramente il fatto che dopo qualche decina di minuti dentro il film, la “sospensione dell’ incredulità”, motore di ogni forma artistica, è estrema e più che mai potente, poiché la sensazione di stare vedendo un “prodotto” scompare per lasciar spazio all’immersione in un mondo che appare a noi sempre più vicino nella sua spiazzante verità.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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