La vacanza, di Enrico Iannaccone

Il secondo film di Enrico Iannaccone procede per flash, costruendo una storia che va alla ricerca di continue e pericolose superfetazioni narrative che restituiscono l’idea di un puzzle confuso

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Tutto ruota attorno alla malattia e al passato di Carla (Catherine Spaak), magistrato in pensione. Lei perde la memoria, si comporta quasi come una bambina. È assistita dal marito e dall’amorevole cognata (Carla Signoris) che era sua amica già da bambina. Carla ha due figli maschi arroganti e distanti dalla sua malattia. Valerio (Antonio Folletto), nel ricordo della amata moglie che lo ha abbandonato, gestisce un bar sulla spiaggia dove le due donne passano una vacanza. In realtà l’anziana protagonista, vuole incontrare la persona che molti anni prima l’ha rapita durante gli anni della lotta armata. Aneke (Veruschka) è ormai anch’essa un’anziana signora, madre di Valerio, che vive da sola e preferisce il silenzio.
Tanta roba, si usa dire. In una sintesi del genere – sicuramente non esaustiva – si trova materiale narrativo utile almeno per due film. La solitudine della protagonista; il peso del passato; i rapporti familiari e la relazione con la malattia; il disagio del presente e l’incapacità di trovare un posto nel mondo, tutti temi che La vacanza, secondo film di Enrico Iannaccone, affronta per flash, per sequenze, per tratti, costruendo una storia che va alla ricerca di continue e pericolose superfetazioni narrative che restituiscono l’idea di un puzzle confuso, eccessivo e perfino irrazionale. L’irrazionalità perennemente rabbiosa di Valerio che pare affrontare tutto il film con la bava alla bocca, arrabbiato con la madre, con l’ex moglie, con i parenti di Carla, con il tassista, con chiunque abbia la ventura di incontrarlo durante il film, tranne che con la sua nuova anziana amica.

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Dovrebbe essere l’amicizia profonda e vera che si instaura tra Carla e Valerio a fare da cruciale nodo narrativo con lo spunto ulteriore di questa specie di innamoramento impossibile in quell’incolmabile divario di età tra i due personaggi. Un legame che inconsapevolmente sembra lambire e risarcire il passato di Carla in quella specie di nemesi al contrario che il destino riserva a volte. Il rapimento e la violenza subita da Aneke che oggi diventano amicizia vera e profonda con il figlio, trasformandosi nel tempo e in quell’alchimia che i rapporti umani sanno scatenare, in nuovo e benefico elemento della vita. Ma tutto purtroppo si disperde e solo a tratti il film, in questa specie di compulsione narrativa, eccedente e traboccante, sembra placarsi per restituire attimi di intensa verità. Si tratta di buone intenzioni quelle che animano il regista e sicuramente confermano una sua vivacità e vulcanica ispirazione che però sarebbe da tenere a bada focalizzando maggiormente il nucleo narrativo e consentendo di fare venire fuori lo spessore psicologico dei personaggi con una gamma di caratteri non monocromatici, ma mutevoli e adattabili. La sovrapposizione narrativa e i differenti focus che Iannaccone evidenzia durante i quasi cento minuti di film, restano frammenti quasi inutilizzabili, spiegazioni non organiche e perfino superflue (si era compreso che Valerio amava e ama la ex moglie, ma sinceramente cosa interessa allo spettatore del nuovo amante della donna?).

La vacanza sembra volere sprecare, più che tesaurizzare, disperdere più che addensare. La vacanza lavora sui cerchi esterni che forma il sasso gettato nello stagno, piuttosto che su quelli interni, confondendo l’interruzione della quiete prima dell’evento con la quiete stessa.
È un peccato. Si vedono i pezzi di verità, nonostante le incertezze di Catherine Spaak che paradossalmente, proprio grazie a queste conferisce verità al suo personaggio che sta lentamente andando alla deriva, ma sembra quasi e solo intravederli e mai potere sentire a fondo il rumore vero del film, della storia e della solitudine di questi personaggi che sembrano sopraffatti dal resto della storia, come lo sono dalle loro vite o troppo inquiete oppure, ormai, troppo quiete e destinate ad un silenzio irrimediabile e ad una invincibile solitudine.
In questa ricerca nel passato, non va dimenticata e sottaciuta l’azzeccata e originale idea di chiamare nel cast Veruschka che oggi, splendidamente invecchiata, copre il ruolo ambiguo di Aneke con il suo fosco e violento passato alle spalle. Veruschka personaggio che segnò un’epoca per la sua capacità di diventare icona degli anni ‘60 del secolo scorso e già interprete di Blow up di Antonioni e modella per Mulas e Rubartelli, qui sembra riportare i resti di quei tempi con un lavoro di recitazione attento e compassato che conferisce al personaggio il giusto e misurato dolore che i ricordi possono provocare e nel silenzio deve compiersi la sua infinita espiazione.

Regia: Enrico Iannaccone
Interpreti: Catherine Spaak, Antonio Folletto, Carla Signoris, Veruschka
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 98’
Origine: Italia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (3 voti)
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