La valle dei sorrisi, di Paolo Strippoli
L’horror è solo il pretesto per raccontare una storia di padri e figli e il regista, al suo terzo film, mostra di saper giocare con grande abilità col genere
Sergio (Michele Riondino) è il nuovo insegnante di educazione fisica di Remis, un piccolo paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. Qui nel 2009 un terribile incidente ferroviario ha causato 46 vittime ma nonostante questo gli abitanti del paese sono insolitamente felici, sempre sorridenti, di un buon umore quasi fastidioso. Soprattutto per il nuovo professore, un forestiero tutt’altro che amichevole che nasconde una grande sofferenza proveniente dal suo passato. Michela (Romana Maggiora Vergano), la giovane locandiera del paese, riconosce il profondo dolore nel cuore dell’uomo e decide così di introdurlo al segreto del paese: l’angelo di Remis. Si tratta di un inquietante rituale in cui gli abitanti del paese si riuniscono per abbracciare Matteo (Giulio Feltri), un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri liberandoli dalla loro sofferenza.
Dopo A Classic Horror Story e Piove, Paolo Strippoli torna dalle parti del cinema horror con La valle dei sorrisi, una storia che mette al centro il dolore e la fragilità umana in tutte le sue declinazioni: il lutto, la paura della morte, il senso di colpa, la ricerca della propria identità in età adolescenziale e non solo. La valle dei sorrisi, scritto dal regista insieme a Jacopo Del Giudice e Milo Tissone, non è il classico horror che gioca sulle paure dello spettatore, si concentra sull’inquietudine che muove nei conflitti tra i protagonisti e la misteriosa oscurità proveniente dal loro passato. Innanzitutto non esiste un vero antagonista, un cattivo da sconfiggere o da cui fuggire, anzi, in alcuni casi si cerca disperatamente di abbracciarlo. I mostri sono interiori, nascono dalla mancata elaborazione del dolore, di un lutto mai superato e solo “evitato”, oppure dalla solitudine di un adolescente fragile con un disperato bisogno di essere anche soltanto visto, non solo usato. Il dolore è una parte fondamentale dell’esistenza umana, ignorarlo senza affrontarlo realmente può essere davvero pericoloso, può portare a una deflagrazione interiore, a una vita di sola attesa, bloccata, senza alcuna possibilità di andare avanti. Imparare a accettare il proprio dolore, a abbracciarlo, è un atto necessario di grande coraggio.
STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

-----------------------------------------------------------------
L’evoluzione del personaggio ben interpretato da Michele Riondino segue proprio questo percorso di riavvicinamento a sè stesso, alla propria identità. La valle dei sorrisi racconta così un doppio coming of age, quello del professore e quello dello studente. Matteo è il “ragazzo santo” – The Holy Boy è il titolo internazionale – l’angelo di cui tutto il paese ha estremo bisogno e da cui viene spremuto fino allo stremo, a cominciare dal padre, interpretato dal solito convincente Paolo Pierobon. Tutti lo proteggono ma nessuno sembra vederlo davvero, nessuno ci parla come se fosse una persona reale; tutti, a parte il forestiero. Il rapporto tra Sergio e Matteo è ciò che stravolge la solita routine del paese, perché per la prima volta Matteo capisce di avere una propria individualità e decide di farla valere. Ma l’adolescenza è un momento di estrema complessità, ancor di più per un giovane ragazzo queer che vive in un paesino sperduto tra i monti rifugiandosi nelle canzoni di Mia Martini. Un ragazzo che ha assorbito il dolore di un paese intero per anni, e ora è sul punto di esplodere.
Fin dalla prime sequenze di arrivo nel paese, in stile Shining o Twin Peaks, La valle dei sorrisi ha la capacità di immergerci nel mondo Remis nel modo più naturale possibile. Rispetto ai due film precedenti, dotati di un impianto horror più classico, qui il regista crea un universo perturbante nell’apparenza di un paesino fin troppo tranquillo e incantato. L’horror è solo il pretesto per raccontare una storia di padri e figli, non è l’elemento centrale e per questo resta solo sullo sfondo. Ma nelle scene in cui si “accende”, Strippoli mostra di saper ancora giocare con grande abilità col genere. La sensazione è che il regista sia tuttora in una fase di ricerca e che in futuro possa raggiungere una maturità autoriale ancor più completa, donando maggiore spessore emotivo al suo lavoro.
Regia: Paolo Strippoli
Interpreti: Michele Riondino, Giulio Feltri, Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon, Roberto Citran, Sergio Romano, Anna Bellato, Sandra Toffolatti
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 122′
Origine: Italia, 2025























