La zona morta, di David Cronenberg

“In La zona morta Cronenberg rilegge Stephen King con la lente di MacLuhan, interpretando la seconda vista di Johnny Smith come una prerogativa tipicamente mediale, cioè un’estensione illimitata dei suoi organi di senso. La zona morta di Johnny, quel buco nero coscienzale che gli consente non solo di vedere l’altrove spazio-temporale ma anche di cambiare il corso degli eventi, significa proprio questo: che l’utopia mass mediale si è come incistata nel suo corpo, si è fatta corpo essa stessa…” Gianni Canova in David Cronenberg Il Castoro-Cinema

 

Tra gli adattamenti cinematografici dei diversi romanzi di Stephen King, La zona morta (The Dead Zone) è tra quelli che più si avvicina a rispettare lo spirito originale dell’opera. Le vicende produttive furono piuttosto travagliate cosi come i diversi adattamenti della sceneggiatura con una prima versione dello scrittore di Portland considerata troppo lunga per il grande schermo. Nella filmografia cronenberghiana, La zona morta rimane comunque un prodotto atipico, molto De Palmiano nello stile (evidenti i richiami a Blow Out) e con qualche sorprendente analogia con il cortometraggio gotico Vincent (1982) di Tim Burton. Al di là della pesante mano di Dino De Laurentiis sulla sceneggiatura, vi sono importanti richiami letterari e diversi livelli di lettura.

la zona morta nicholas campbellNell’incipit il professore di lettere Johnny Smith (Christopher Walken) cita un brano de Il corvo di Edgar Allan Poe e successivamente dà da leggere ai suoi allievi La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving. Una maledizione sembra per abbattersi sulla vita del bel professore e della fidanzata Sarah (Brooke Adams): durante un giro sulle montagne russe Johnny accusa un violento disturbo alla testa: una premonizione? L’inizio dei suoi poteri? Un disturbo psicosomatico prima di una decisione importante come il matrimonio? La sera stessa ha un terribile incidente di macchina che lo fa restare in coma per 5 anni. Al risveglio il “bello addormentato” ha perso tutto: la fidanzata, la carriera, la speranza. Ma ha acquisito il potere di rivivere il passato, di avvertire l’accadere di fatti nel presente e di prevedere il futuro.

la zona morta christopher walkenImbrigliato da uno script con troppe separazioni manichee tra bene e male, Cronenberg si smarca abilmente puntando sull’isolamento e la progressiva alienazione di un uomo che avverte la responsabilità del suo dono. La “second sight” consente un violento ribaltamento della realtà oggettiva e proietta lo spettatore in un altrove spazio temporale in cui, attraverso la distorta percezione soggettiva, è completamente rimesso in discussione lo statuto di verità delle immagini. Christopher Walken è eccezionale nel regalare al suo personaggio un tormento romantico degno della letteratura di Poe e di Irving. Vede prosciugare le sue energie ad ogni attacco, soffre nel rivedere la ex sposata con un’altra persona e madre di un figlio, diventa testimone di incidenti e delitti seriali, la madre ha un infarto davanti la Tv. Il suo dono sembra trasformarsi in maledizione e la stessa comunità lo guarda con sospetto, costringendolo ad emigrare da Castle Rock verso un’altra città. La televisione è presente ovunque e continua a bombardare l’uomo medio americano con manipolazioni della realtà e conferenze stampa che si trasformano in atti di intolleranza verso un uomo che sembra soffrire della sindrome di Cassandra. L’apice della satira sociopolitica di Cronenberg è la descrizione dell’ascesa del candidato repubblicano Greg Stillson (Martin Sheen) per un seggio in Senato: tra colpi bassi e minacce, amicizie altolocate e deliri di grandezza, Stillson riesce ad ammaliare i propri elettori con bugie e false promesse. Riuscirà Johnny Smith, emulo di Travis Bickle, a fermarlo?

Cronenberg costruisce un clima cupo, da guerra fredda, con l’uso delle musiche incalzanti di Michael Kamen e con un montaggio serrato che fa assomigliare le visioni di Johnny Smith a flashes accecanti e dolorosi. Inoltre inserisce una idea sovversiva e moralmente ambigua sulla lucida follia di un uomo che da killer psicotico si trasforma in salvatore dell’umanità. Specchio fedele degli anni ’80 reaganiani, La zona morta si arricchisce di un finale cristologico in cui sono i famigerati mass media a regalare al protagonista un riscatto dalla tristezza di una vita incompresa e senza amore, trasformando le sofferenze della sua carne e le follie della sua mente in una paradossale remissione dei peccati del mondo.

Titolo originale:The Dead Zone

Regia: David Cronenberg

Interpreti: Christopher Walken, Brooke Adams, Martin Sheen, Nicholas Campbell

Origine: Usa 1983

Durata: 100′

Genere: drammatico