L'abitudine a SASHA GREY

Il porno è per gli abitudinari (never thought you’d habit). Va da sé che ora il pensiero politicamente corretto imporrebbe di sottolineare che si tratta di un’abitudine che può trasformarsi in pericolosa dipendenza. Fatto. Come con tutto il resto dello sterminato catalogo umano delle abitudini, e delle dipendenze, la rete è il luogo in cui rifugiarsi per lasciarcisi andare senza ostacoli né impedimenti, almeno in apparenza. L’intera industria del porno, anche se sembra ossessionata dalla ricerca perenne di qualcosa di nuovo da proporre, in realtà ha innalzato, soprattutto sul web, un monumentale business all’abitudine: a ragionarci bene, è su questo che si reggono gli abbonamenti premium ai siti hard, i servizi a pagamento dei portali a luci rosse. Abitudine, familiarità: l’internauta del porno si affeziona – magari per brevi periodi, prima di modificare totalmente l’oggetto della sua pruriginosa ricerca, diremmo anzi il filone. Ma prima di farlo è capace di passare ingenti quantità di tempo su di un unico modello, un’unica specialità (le parole di questo articolo arrossiscono molto più del suo autore).

Ci abituammo presto a Sasha Grey e alle sue performance estreme, qualunque cosa voglia dire l’aggettivo, o la parola. Ci abituammo presto a veder spuntare il suo visino impertinente e la sua pelle bianca (e tutto il resto) dalle finestrelle delle preview dei portali, ben immaginando cosa ci riservava la clip se avessimo deciso di cliccarci sopra – anche quando poi a sorpresa ci rivelava ancora di più, sempre di più. Si trattava di Sasha Grey, giovanissima pornostar (nata di marzo, nata balzana, 1988) dal corpo snello e snodato, incredibilmente e paradossalmente virginale anche nella meno safe for work delle sequenze, che in ogni video pareva sfidarti guardando in camera con quegli occhi così sfrontati, così lucidi e decisi: “ci crederesti?”, pareva chiederti. E la risposta era sempre “sì.”

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Quello di Sasha Grey era un segreto condiviso, e anche le battute che ci facevi sopra con gli amici erano quelle che ti aspetteresti, che ti aspettavi. Finanche il percorso di exploitation di Sasha pareva in questi ultimi anni seguire il canovaccio non scritto ma più che familiare dell’icona hard che comincia a ragionare sui meccanismi del proprio divismo alla luce del sole: il libro, il film sperimentale, i passaggi in tv …magari anche l’entrata in politica. Il disagio di vedere Sasha Grey in Entourage o in un film di Soderbergh non è però quello che racconta DFWallace nell’incontrare di persona un corpo che hai visto “lavorare” in un contesto come quello della pornografia: con Sasha è diverso, con Sasha potresti non aver mai visto nessuno dei suoi video, ti basterebbe guardarla.
Perché quello di cui Sasha Grey ci vuole illudere è che si possa sopravvivere al viaggio tra i mondi senza perdere l’integrità, senza strapparsi gli occhi di dosso come il bambino del racconto di Stephen King: un lungo viaggio, più lungo di quanto pensi, papà. Ho tenuto il fiato quando mi hanno dato il gas. Volevo vedere! Ho visto! Più di quanto pensi!

Quando guardi le star del porno che passano al mondo dello spettacolo mainstream ti accorgi sempre che si portano addosso il peso, alcune con orgoglio, altre con più imbarazzo, dell’altra dimensione: il loro corpo lo racconta ad ogni movimento, le loro espressioni non lo possono tacere. Sasha Grey invece è lì con quel sorriso strafottente, ho dimorato per sette anni nel libero castello d'esilio, giocando strani giochi con le ragazze dell'isola. ora sono ritornato alla terra del giusto, & del forte, & del saggio, a suggerirti che allo stesso modo in cui sta lavorando al suo primo romanzo, The Juliette Society, così potrebbe tornare sul set di un video hard domattina, prima di andare a parlare ad un talk show o a suonare con la sua band di musica industrial, ATelecine. Senza mai perdere un istante di interezza, di pienezza, di assoluta impeccabilità nell’immagine del proprio corpo, che sembra mostrarsi fieramente come del tutto immune ad ogni contagio (di nuovo Soderbergh), immutato dopo ogni traversata da una sponda all’altra, immacolato dopo un tweet particolarmente intimo come dopo un POV. L’abitudine è la sua, non la nostra.
Nuda di giorno, Sasha Grey non conosce l’ambiguità della notte che solitamente viene riservata all’universo del porno. Lei non trema: è il primo esempio di corpo pornografico che non teme la luce ma nemmeno la notte con le sue legioni porpore, che ha deciso di essere sempre pronta, sempre vincitrice, sempre l’unico corpo inscalfibile a sopravvivere. La sua è una continua e ripetuta autocelebrazione di persistenza, e tra l’altro nessuno potrebbe darle torto. Tornate alle vostre tende ed ai vostri sogni adesso. domani entreremo nella città in cui sono nato. Voglio essere pronto.

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