LAGO FILM FEST 2012 – Zombi, di David Moreno

Zombi, di David Moreno. Il posterSe in George Romero gli zombi sono il fulcro di una riflessione di straordinaria lucidità politica sull'America dagli anni '60 in avanti, e più recentemente, nel 2005, in La terra dei morti viventi, l'emblema di un caos dal quale i ricchi e potenti si credono in salvo asserragliandosi in un paradiso capitalistico, nel 1983 Stephen King con il suo Pet Sematary (trasposto in un film non eccelso) introduce un corpo nè morto nè vivo, dolorosamente minaccioso, nella dimensione domestica e familiare: l'intervento (amoroso, egoistico?) di un padre che non vuole rassegnarsi alla perdita della moglie e del figlio gli restituisce una creatura irriconoscibile.

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Chi è colpito dal virus spesso intende sottrarsi al destino spaventoso che lo attende: la perdita della dignità. Giocando su questo clichè, nel 2002  con 28 giorni dopo Danny Boyle punta il dito sul momento epico dell'uccisione forzosa del familiare o dell'amico fraterno, riducendo a pochi secondi, una decina, il tempo utile per operare la propria scelta. In Shaun of the Dead (2004) seppure in chiave demenziale, i morti viventi non sono facilmente distinguibili dai proletari della periferia britannica, lobotomizzati da lavori ripetitivi, sbronze colossali e playstation.

Intanto negli ultimi anni non sono mancati film che hanno affrontato con intelligenza, in modi diversi, il tema della scelta di una fine dignitosa e della sovranità del soggetto rispetto al proprio corpo e anche alla propia morte: Le invasioni barbariche di Denys Arcand, Mar Adentro di Alejandro Amenábar, Million Dollar Baby di Clint Eastwood, e più recentemente Quelques heures de printemps di Stéphane Brizé e La bella addormentata di Marco Bellocchio. Altri registi, come Haneke, de Oliveira e di nuovo Eastwood, raccontano personaggi sempre più anziani mettendoli di fronte a scelte drastiche nell'età della decadenza fisica e psicologica, man mano che si avvicinano essi stessi a un'età importante.
 

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Qualcuno ha anche osato miscelare i due temi: Robin Campillo nel suo raggelante Les Revenants (2004) fa del mort-vivant, l'elemento soprannaturale, la miccia incendiaria che scompagina tutte le carte, l'emblema dell'outsider che viene mal digerito da una società che si crede capace di riassorbire ogni fenomeno sotto il suo dominio, e fa rientrare lo zombi nella dinamica familiare, anch'essa non sempre in grado di gestire lo spazio che si viene a creare tra la dimensione della vita e quella della morte. Come forse ha saputo fare solo uno scrittore di fantascienza, Robert Silverberg, con L' amore al tempo dei morti, riflessione sconvolgente sul sul concetto di differenza e di alterità nella società contemporanea.

Zombi, di David Moreno - Lago Film Fest 2012Nel 2012, il regista e sceneggiatore madrileno David Moreno, già vincitore al Lago Film Festival nel 2009 con il suo premiatissimo corto Socarrat, e giurato l'anno successivo, riesce a fare sue quasi tutte le componenti finora citate, mescolando miracolosamente tutti i registri: sociale, drammatico, demenziale, dilatando nello spazio di 13 minuti il momento in cui l'eroe, colpito da un male irreversibile, rivendica per sè la scelta di una morte autodeterminata.

Zombi – già selezionato alla 14°Semana del Cortometraje di Madrid,al Festival Villamayor de Cine FEC 2012, al Certamen Nacional de Cortometrajes de Mula e al Festival de Cortometrajes Caostica 2012, e vincitore di tre premi, ritrae in uno smagliante digitale la vita di tutti i giorni: ma mentre la Mamma e Ragazzino sono in cucina, in una comune mattina d'estate, il Nonno, un vecchio con in braccio un tostapane, sorride dolcemente mentre si prepara quello che spera sia il suo ultimo bagno. La quotidianità domestica contiene delle componenti grottesche, ma Moreno non le esaspera: si limita a registrarle con un sorriso (il dialogo durante il sesso tra la donna, sopraffatta dalla demenza senile del vecchio papà, che pure ama, quasi si augura la sua morte, ma al tempo stesso è decisa a non chiuderlo in un ospizio; e il marito insofferente, che abbandona la casa pur di non affrontare il problema).

Carlos Álvarez-Nóvoa, Daniel Avilés e Marta Belenguer in ZOMBI di David MorenoA interpretare il Nonno con soave e beffarda levità, un vecchio che nei momenti di lucidità reclama di non essere trattato come un bambino, eppure si trasforma in bambino scambiando la figlia per sua madre) è un meraviglioso Carlos Álvarez-Nóvoa, già diretto da Moreno in Socarrat: prima scrittore, autore e direttore teatrale, poi attore, ha lavorato con Agustí Villaronga nel '92 e con Benito Zambrano, nel '99, per cui ottiene il Goya come migliore rivelazione.

L'unico a capire le sue ragioni è il Ragazzino, che legge fumetti di morti viventi: il Nonno glielo spiega, non vuole essere un fardello, e poi sta diventando uno zombi: perde la memoria, non riesce a badare a se stesso, ha gli occhi vuoti. Quando sarà morto non sarà necessario tagliargli la testa! Ma è quello che desidera. Il Ragazzino è anche l'unico, all'interno della famiglia, a vedere i fatti, anzichè le aspettative.

Scandito in quattro stagioni, dall'estate all'inverno successivo, Zombi riesce a raccontare con tocco leggero e insieme profondo le ultime quattro stagioni di un uomo che lotta per catturare ancora un granello di consapevolezza e prendere una decisione che spetta a lui soltanto. Sarebbe un crimine raccontare il finale, sospeso tra realismo, umorismo nero e poesia surreale: ma incredibilmente questa favola quotidiana, in questi pochi minuti, riesce anche a commuovere, e a regalare una piccola perla affettuosa a chi continua a ritenere ostinatamente che la morte debba essere una faccenda slegata dalla vita di un uomo, dalla sua umanità. Il corto si chiude con la dedica di tutta la crew alle proprie famiglie.

 

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ZOMBI, teaser from almaina producciones on Vimeo.