L’altra parte – I fantasmi della psiche al cinema, di Angelo Moscariello

L’immagine possiede il carattere psicologico di una rappresentazione fantastica e mai il carattere quasi reale dell’allucinazione, vale a dire che essa non si sostituisce alla realtà concreta e viene sempre distinta, come immagine “interna”, dalla realtà sensibile.

 

 

(C. G. Jung – Aforismi dell’inconscio)

 

Si può partire da questo assunto di Carl Gustav Jung per parlare del nuovo saggio di Angelo Moscariello, L’altra parte, che affronta il tema dei fantasmi della psiche al cinema, attraverso l’analisi di dieci capolavori passati e contemporanei di genere fantastico (declinato nei sottogeneri dell’onirico, del grottesco e dell’assurdo), mettendo in relazione il cinema e la psicologia analitica junghiana. Un’operazione iniziata dall’autore, critico, saggista e docente di Storia del Cinema all’Università di L’Aquila, in un suo precedente scritto dal titolo Aprire quella porta. Il cinema come rappresentazione dell’inconscio (2016).

I cinque capitoli del saggio affrontano altrettanti aspetti della psiche umana: partendo dal concetto di “altra parte”, già sondato dall’autore austriaco Alfred Kubin nell’omonimo romanzo, Moscariello comincia con un’analisi generale della trasposizione cinematografica dell’inconscio in quattro capisaldi del genere onirico come L’ora del lupo di Ingmar Bergman, Dream city di Johannes Schaaf, L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski e Mulholland Drive di David Lynch, puntando l’attenzione sul tema della separazione dell’Io. Nei capitoli III e IV l’analisi si concentra invece sul tema dei fantasmi del cinema e nel cinema con Shining di Stanley Kubrick, per poi spostare il focus sul tema della gelosia patologica rappresentato in maniera emblematica da El di Luis Buñuel e Femmina folle di John M. Stahl . Il saggio si conclude con uno studio sulle mancanze affettive generatrici di follia, recentemente portate sullo schermo da Todd Philips nel suo Joker (2019) e nel 1976 da Jospeh Losey in Mr. Klein.

Moscariello parte dal presupposto che il cinema sia l’arte che meglio si presta a rappresentare i fantasmi della mente in quanto, favorito dalla sua natura psichica e animistica, è espressione, attraverso l’immagine, di un inconscio altrimenti invisibile, l’altra parte appunto, che diventa anche occasione per uscire da noi stessi e diventare altri mediante un processo di rispecchiamento. Le immagini del cinema, così come le immagini della mente, hanno significati polivalenti ed eclettici, poiché è impossibile darne un’interpretazione univoca. Va da sé che la visione cinematografica, così come il sogno, non vada spiegata ma solo vissuta, favorita dalla condizione in cui è immerso lo spettatore, assorto nel buio della sala.

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L’altra parte – I fantasmi della psiche al cinema
di Angelo Moscariello
140 pagine
Edizioni Moretti&Vitali

12 euro

 

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