L’amico della mia amica, di Eric Rohmer

L’obiettivo è far scaturire significati etici dal comportamento dei personaggi, che si dipingono da sé attraverso le loro azioni o le loro passioni, i loro slanci o le loro illusioni, i vacillamenti del cuore o dei sensi, ma soprattutto attraverso la distanza che si viene a creare tra le loro parole e le loro azioni” Eric Rohmer

Cinema e Architettura. Come gli spazi urbani possono modificare le storie dei diversi personaggi e come questi ultimi possano esprimere l’essenza dei luoghi proprio attraverso le loro azioni. Cergy-Pontoise è un nuovo agglomerato urbano costruito sul fiume Oise a nord-ovest di Parigi negli anni 70-80: l’obiettivo di sociologi, ingegneri, architetti era quello di creare nuovi ambienti che tenessero da conto la qualità della vita. Contro i casermoni delle vecchie banlieue costruite nel dopoguerra, le villes nouvelles proponevano campi da tennis e da golf, erano attraversate da fiumi e laghi, avevano negozi per lo shopping e strutture universitarie.

Dopo il successo de Il raggio verde (1986), Eric Rohmer intreccia proprio a Cergy-Pontoise i fili di quattro personaggi in cerca d’amore: la timida Blanche (Emmanuelle Chaulet) impiegata all’assessorato affari culturali, l’estroversa studentessa Lea (Sophie Renoir), il suo ragazzo laboratorista Fabien (Eric Viellard), il bell’ingegnere playboy Alexandre (François-Eric Gendron).

Come in una commedia di Marivaux è il caso a determinare i destini amorosi mentre la topografia di Cergy-Pontoise favorisce gli incontri e rimescola le relazioni. Rohmer gira in presa diretta, con una particolare attenzione ai dialoghi e ai movimenti degli attori in spazi predefiniti: al minimalismo descrittivo corrisponde un complicato intreccio di azioni ambivalenti che sono il frutto di nevrosi e ossessioni. Ogni personaggio ama e odia allo stesso tempo, attrae e respinge: Blanche rimane muta quando si trova davanti Alexandre e poi piange di rabbia quando è sola con Fabien (“mi piacerebbe star bene con un altro come sto bene con te in questo momento…”); Lea continua la sua relazione con Fabien ma mostra un certo imbarazzo e un principio di noia (“in fondo è adorabile, ma mi dà sui nervi…”); Fabien pur rendendosi conto di avere interessi in comune con Blanche (la passione per l’acqua, il windsurf, la piscina) continua per inerzia la sua storia con Lea. Sullo sfondo le linee dei palazzi sembrano geometricamente convergere in prospettiva mentre le parole e le azioni dei singoli protagonisti divergono pericolosamente. Si continua a dire “Lo amo però non lo sopporto…” e nel frattempo, complici il verde e l’acqua della ville nouvelle, si sommano esercizi di stile e calembour. Blanche è il personaggio più fragile del gruppo e più volte la vediamo crollare tra le lacrime in preda alla scarsa autostima o a crisi di panico (“sei veramente cretina…sono troppo racchia”). I quadri di Rohmer sono impressionisti: non c’è musica, non ci sono primi piani, non ci sono colori sgargianti. Le scene di vita quotidiana sono riprese in maniera minimale, seguendo più i sussulti delle frasi non dette che profondità filosofiche di pensiero. La vita non è un monocromo blu sul modello Yves Klein ma un insieme di diverse sfumature di colore che possono mutare con il cambio di stagione, al primo colpo di vento. Rohmer coglie perfettamente questa caducità e la fissa magistralmente sulla sua tela, costringendo lo spettatore a condividere la empatia per i diversi personaggi.

Girato in 35 mm, L’amico della mia amica è un quadrilatero romantico che chiude la serie “Commedie e proverbi” e ribadisce la grande bravura di Rohmer nell’attraversare le mutazioni e le contraddizioni di sentimenti come l’amicizia e l’amore. Blanche porta con sè una figura di uomo dei sogni che ricerca in ogni persona che incontra: tutta la sua disperazione è in questa distanza incomprimibile tra reale e ideale che è la stessa distanza tra le parole e le azioni.

Solo quando questa immagine sbiadisce ci si può finalmente innamorare.

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Titolo originale: L’ami de mon amie
Regia: Eric Rohmer
Interpreti: Emmanuelle Chaulet, Sophie Renoir, Eric Viellard, fraçois-Eric Gendron
Durata: 102′
Origine: Francia 1987
Genere: commedia