"L'amico di famiglia", di Paolo Sorrentino

Sorrentino gira l'indicibile. Difficile uscirne senza l'angoscia profonda di uno straniamento che non torna. Una torsione operata sulla realtà che la restituisce insieme intatta e segnata per sempre dallo sguardo del regista

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Effetto straniamento. Morale polverizzata. Regia per pugni nello stomaco (l'inizio) e particolari, per sbalzi, scarti, dislivelli, orchestrata a tutti i piani: non una nota stonata tra colonna sonora, direzione degli attori, movimenti di macchina fluidi, impercettibili, pregni. L'arte procede per lampi, per ellissi, per acrobazie istantanee e irripetibili che aprono viste su un mondo: L'amico di famiglia è un flusso di tutto questo. Come rendere con distacco un evento altrimenti insopportabile (l'incontro tra Rossana e Geremia prima delle nozze), renderlo lontano e allo stesso tempo ineluttabile, 'normale'. Come procedere per continui  cambiamenti di direzione; come rischiare e giocarsi il film con un'unica scena centrale (la balera country). Sorrentino gira l'indicibile. Dove meschinità o assenza di valori sono meno che eufemismi, mostra senza l'ombra di un compiacimento, con sguardo asettico e freddo, tutto quello che mai vorremmo vedere o che semplicemente ci rifiutiamo di guardare: la bruttezza fisica, lo schifo dentro, case di letti di malattia, il patetico del genere umano, l'imbarazzante dentro ogni persona. Difficile essere partecipi, stabilire un'empatia con i personaggi, tutti contemporaneamente vittime e carnefici, nessun eroe, nessun cattivo, nessuna colpa. Difficile anche uscirne senza l'angoscia profonda di – appunto – uno straniamento che non torna. Perché i personaggi di Sorrentino – dannati, esclusi, senza speranza – in realtà, stentiamo a crederli veri, vivi. Anche in questo il film funziona, con i suoi inserti assurdi, surreali e onirici, da favola o da incubo- corpi paradisiaci e corpi ripugnanti, colori sbiaditi nella luce bianca e colori morti di interni che mai vedranno alcuna 'luce'. Tutto muove nella direzione 'non è veramente vero'. Non vogliamo, non riusciamo a credere a un usuraio così disgustoso, a una neo-sposa così nichilista, così perfettamente distaccata dalla propria vita, a un giro di personaggi maschili che sfodera senza pietà, senza scomporsi, tutte le facce del marcio umano. Non vogliamo credere all'ellissi dei confini e ad un'idea/visione/realtà di 'provincia' che come un morbo incurabile è spalmata su tutta la superficie terrestre, dove Tennessee è uguale ad Agro Pontino; eppure è tutto vero, e lo sappiamo. E con la scena della balera non abbiamo più scuse. E non avremo empatia, ma non potremo più nasconderci: il 'lontano', i sentimenti, la 'bellezza', l'unione con gli altri – solo illusioni, al massimo sogni a cui non facciamo altro che sostituire – compulsivamente, senza speranza – oggetti materiali. Simulacri.


 

Regia: Paolo Sorrentino


Interpreti: Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio, Laura Chiatti, Luigi Angelillo, Fabio Grossi, Clara Bindi

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Distribuzione: Medusa


Durata: 110'


Origine: Italia, 2006

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