L’Angelo del Crimine, di Luis Ortega

Il fascino del male trasuda da ogni languido gesto del bellissimo Carlitos. Il modo in cui si sposta i riccioli biondi dal volto angelico o il portamento lascivo sempre pronto a scatenarsi in un ballo lascivo sono la confezione che trattiene una follia terribile. Dietro l’aspetto da putto rinascimentale, da bellezza preraffaellita, infatti, si nasconde una propensione ostinata all’osceno, una creatura nata per distruggere. Il topos del criminale faccia d’angelo è stato fin troppo abusato nella narrativa degli ultimi secoli. Non serve partire in una disanima che, da Oscar Wilde ad oggi, ricostruisca con grande dovizia di particolari l’infinita quantità d’esempi che ci parlano di personaggi belli e dannati, di bellezze che nascondo le peggiori nefandezze. È evidente, però, che il regista argentino Luis Ortega, con il suo L’Angelo del Crimine, abbia bene in testa i precedenti. L’autore infatti si colloca chiaramente in questa fiorente tradizione portando sul grande schermo la sua versione della vera storia di Carlos Robledo Punch, il più famoso serial killer della storia argentina.

Ortega, dunque, forte di una storia impossibile da sbagliare, si immerge totalmente nel genere. I crime movie anni ’70, da Hollywood a Buenos Aires, sembrano costruirsi tutti dietro la stessa ricetta. Bastano una confezione d’epoca perfetta e le musiche precise e il vintage è servito. Quando si è fortunati ci si può anche imbattere in un repertorio non scontato, usato con originalità. angelo del crimine protagonistaQueste pellicole (alcune troppo, altre con intelligenza), però, si innamorano della propria ricostruzione estetica, scordandosi di fare un vero salto all’interno del periodo.

Ortega, pur cercando di farci scorgere dietro la storia del suo terribile angelo, l’Argentina nera di quegli anni, cade nella cliché. Carlitos è un protagonista assurdo e reale allo stesso tempo. L’interpretazione sociopatica dell’esordiente Lorenzo Ferro, però, stanca presto e costringe il personaggio solo alla superficie.

Molti sono riferimenti che il regista riprende e facciamo fatica a credere che l’argentino non abbia riguardato il cinema di Placido prima di realizzare questo biopic nero. Tra i tanti collegamenti quello con il Vallanzasca di Kim Rossi Stuart è il più cristallino. Provenienti da una famiglia povera ma onesta, un amore innato per il crimine, una sessualità repressa e una spericolata corsa verso il disastro sono solo alcuni elementi che collegano il bel Renè di Placido all’angelo Carlitos di Ortega. Se Vallanzasca aveva solo un lato oscuro un po’ pronunciato, e gli elementi anarchici e anti-sistema erano più volte sottolineati, Robledo Punch vive e opera per il Male, in un circolo vizioso e malato che, alla fine, lo rende un personaggio irrimediabilmente condannato a un ergastolo di piattezza.

 

Titolo originale: El Angel
Regia: Luis Ortega
Interpreti: Lorenzo Ferro, Chino Darín, Daniel Fanego, Mercedes Moran, Cecilia Roth, Luis Gnecco, Peter Lanzani
Distribuzione: Bim e Movie Inspired
Durata: 119′
Origine: Argentina, Spagna, 2018