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Lanthimos tra i firmatari di una lettera contro la guerra in Iran

Yorgos Lanthimos, Mike Figgis e Ben Rivers tra i firmatari della lettera che chiede la pace, la cessazione dei bombardamenti e l’autodeterminazione del popolo iraniano

“La guerra non porterà mai alla libertà” si legge tra le righe della lettera firmata dai registi Yorgos Lanthimos, Mike Figgis e Ben Rivers, che pone l’accento sull’autodeterminazione del popolo iraniano e sulla fine della guerra in Iran. L’appello sta circolando nei circoli cinematografici, artistici, culturali e accademici americani, che accolgono la loro responsabilità storica, come si legge in questo passaggio: “Noi, un collettivo di artisti, operatori culturali e registi, rilasciamo questa dichiarazione nella piena consapevolezza della nostra responsabilità storica ed etica di condannare inequivocabilmente la guerra, la violenza militare e ogni forma di intervento politico violento.”

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Tra gli altri firmatari, il regista e artista multimediale statunitense Jem Cohen, il regista thailandese Thunska Pansittivorakul e la direttrice della Viennale, Eva Sangiorgi. La lettera ha un forte riferimento all’autodeterminazione del popolo iraniano: “Affermiamo chiaramente e senza ambiguità che il destino, il futuro e la determinazione politica dell’Iran appartengono esclusivamente al popolo iraniano. Nessuna potenza straniera, nessun governo e nessuna coalizione militare ha la legittimità di determinare la traiettoria politica, sociale o storica di questa nazione.”

Nella lettera si chiede l’immediata cessazione degli attacchi militari e di riportare l’intervento su territori diplomatici, al dialogo e al rispetto del diritto internazionale. La lettera continua: “Condanniamo fermamente gli attacchi militari compiuti dai governi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e il suo territorio, che hanno causato la morte e il ferimento di civili innocenti. Allo stesso modo, respingiamo le politiche e gli approcci bellicosi del presidente Donald Trump, che hanno contribuito ad aumentare le tensioni e ad aggravare l’instabilità regionale.” Continua: “Respingiamo categoricamente qualsiasi narrativa politica che presenti la guerra come uno strumento legittimo per ottenere la libertà.” Termina con: “Crediamo che il futuro dell’Iran e della regione non sarà forgiato all’ombra di minacce e bombardamenti, ma attraverso la volontà del popolo, la giustizia, la convivenza e la pace. La pace è una scelta etica, una necessità storica e nessuna libertà potrà mai nascere dalla guerra.” Nonostante i numerosi appelli di artisti, celebrità e non solo, per ora il conflitto non accenna a fermarsie il primo a soffrirne è il popolo iraniano.

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