L’apparenza delle cose, di Shari Springer Berman e Robert Pulcini

Dal romanzo di Elizabeth Brundage, un confuso e pretenzioso horror che mescola atmosfere gotiche con citazioni filosofiche. E i protagonisti, Amanda Seyfried in testa, sono spaesati. Su Netflix

“Ciò che è certo è che le cose del cielo sono più reali di quelle che esistono al mondo” (Emanuel Swedenborg)

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Il cielo, la terra. La citazione di Swedenborg sui titoli di testa di L’apparenza delle cose indirizza il film verso quei territori ignoti dove il film della coppia Shari Springer Berman e Robert Pulcini dimostra di non conoscere la strada. Secondo il filosofo svedese c’è un legame stretto tra il mondo reale e quello soprannaturale e che nell’aldilà la condizione dell’uomo è simile a quella che è stata nella vita terrena. C’è poi un dipinto ricorrente, La valle dell’ombra della morte, realizzato da George Inness nel 1867 in cui domina una croce nel cielo in un universo dominato dal caos. Sono le molteplici suggestioni dell’horror soprannaturale tratto dal romanzo di Elizabeth Brundage amato da Stephen King.

Nella primavera del 1980 George e Catherine si trasferiscono assieme alla figlia Franny da Manhattan  nel villaggio di Chosen dove lui ha trovato lavoro come insegnante di storia dell’arte in un college. Catherine, di professione restauratrice, nel nuovo posto dove sono andati a vivere, si sente isolata e in più il disturbo alimentare di cui soffre peggiora. Nella nuova casa avverte strane presenze e scopre che lì si nascondono inquietanti segreti  che hanno coinvolto le persone che hanno abitato lì prima di loro, come la coppia che ci ha preceduti morti tragicamente dopo un omicidio-suicidio. Nel frattempo il matrimonio della coppia va sempre più in crisi e George inizia a comportarsi in maniera sempre più strana e violenta.

Con un bel plot la coppia Shari Springer Berman e Robert Pulcini disperde quasi tutto il potenziale di suspense per strada. Lo smarrisce in alcuni momenti-chiave come quello in cui George blocca le mani di Justine, oppure nell’inseguimento in auto o la sparizione/morte in barca. L’apparenza delle cose mette in gioco un legame tra il mondo reale e soprannaturale dove i due cineasti tirano in gioco atmosfere gotiche di un cinema hollywoodiano anni ’40 (soprattutto Angoscia di Cukor) e fa razzia della tradizione degli horror sulle case stregate facendo pensare a Gli invasati di Wise o The Conjuring di Wan e mescolandoli con un immaginario pittorico e filosofico che in cui ogni citazione ha la pesantezza di un macigno. Gli oggetti (l’anello nel lavandino, la Bibbia) diventano solo obbligati passaggi narrativo ma soprattutto sono la seduzione e l’ambiguità del comportamento che vengono mortificati in un confronto del genere dove L’apparenza delle cose sta all’horror come Il diario di una tata (decisamente migliore, sempre realizzato dai due registi) sta alla commedia. Amanda Seyfried si trova spaesata proprio come il suo personaggio nella nuova abitazione mentre James Norton offre una variazione del male meno potente del serial killer di Happy Valley. F. Murray Abraham, Oscar per Amadeus e Karen Allen, la Katy di Animal House, la fidanzata di Pacino in Cruising e la protagonista di I predatori dell’arca perduta, sono le affascinanti apparizioni di figure che potevano avere una maggiore consistenza ma vengono dissolti come anonimi spettri di passaggio.

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Titolo originale: Things Heard & Seen
Regia: Shari Springer Berman, Robert Pulcini
Interpreti: Amanda Seyfried, James Norton, Natalia Dyer, Rhea Seehorn, F. Murray Abraham, Karen Allen, Ana Sophia Heger, Alex Neustadter
Distribuzione: Netflix
Durata: 121′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.8 (5 voti)
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