L’apparizione, di Xavier Giannoli

Nel cinema francese (ed europeo) d’oggi, scegliere di avere come protagonista Vincent Lindon è già di per sé una decisione politica determinante, senza compromessi. Attore di una lucidità intellettuale abbacinante e musa del cinema più “arrabbiato”, (pensiamo alla fondamentale coppia di Stéphane Brizé La legge del mercatoEn guerre) Lindon è l’incarnazione contemporanea di un carisma artistico-proletario che ha ben pochi eguali nell’industria continentale contemporanea, una forza partigiana che attraversa tutte le sue opere e le sue prove, accomunandole, al di là dei generi e dei toni, in un solo manifesto intellettuale-politico. Xavier Giannoli, per allontanarsi dal grottesco delle sue due ultime pellicole, si abbandona quindi dietro il simbolo Lindon e trova una profondità disturbante dietro l’arguto lavoro sulle fascinazioni e sulle ambiguità di una misteriosa apparizione mariana.

L’apparizione racconta, infatti, le indagini di Jacques Mayano, leggendario inviato di guerra, che dopo essere rimasto traumatizzato dalla morte del suo amico fotografo, si ritrova a indagare per conto del Vaticano su un fenomeno soprannaturale. Sulle alpi francesi Anna, una giovane novizia, afferma di aver ricevuto un messaggio di pace da Maria Vergine e di doverlo comunicare al mondo. Ovviamente la notizia ha scatenato l’isteria della popolazione che ha eletto quasi immediatamente il luogo dell’apparizione a metà di pellegrinaggi (e di un osceno circo mediatico). Mayano, ateo e scettico, si ritrova così a vestire le scomode vesti dell’inquisitore e a porsi in una sofferta ricerca per appurare quale sia la Verità.

Il film di Giannoli si appassiona talmente al suo tema da strabordare i confini della fiction per sporcarsi le mani con il reportage d’inchiesta, il documentario d’archivio, il servizio di divulgazione storica. Dalle stanze asettiche degli archivi vaticani fino alle sacre foreste alpine, L’apparizione è un’opera che da un immaginario fatto di cronaca sembra parlare di Fatima, di Medjugorje e di Lourdes, in uno scientifico sguardo sull’irrefrenabile bisogno umano di credere. Lo sbigottimento di Lindon catapultato in questa folle e minuscola Disney mariana sembra quello ironico di Amalric ne Lo scafandro e la farfalla, la sua determinazione nel voler capire, da non credente, cosa c’è dietro tutta questa folle sete di Fede è lo stesso di Abel Ferrara alla ricerca di Padre Pio.

Ci siamo già trovati a parlare di quanto le contemporanee disperazioni e paure del futuro siano degenerate in “un rapporto verso il Sacro e il Soprannaturale che da spiritualità è diventata devozione ossessionata e ossessiva.” Nel conflitto tra la Chiesa, istituzione stantia e scettica, con una massa di fedeli, talmente desiderosi di ottenere il loro personale attimo di santità da diventare feroci anarchici spirituali, si propone di nuovo l’odierno conflitto tra istituzioni e cittadini/fedeli, tra presunte caste miopi e irrazionali populismi dell’anima. Il lento procedere della pellicola, il suo riempirsi di dettagli superflui, il suo giocare costantemente tra il razionale e l’inverosimile non è altro che la replica esatta dell’approccio del suo protagonista (e di noi, illuministi laici fuori tempo massimo) con questa materia putrescente che è la (Ir)Realtà.

Il finale in tutta la sua sconcertante e voluta superficialità, dimostra la nostra impossibilità ad avere ragione su un entusiasmo irrazionale che, dalla politica alla religione, ci lascia con più di un dubbio sulle motivazioni e sulle effettive colpe di chi, persa ogni certezza, si affida ciecamente a queste calde illusioni.

 

Titolo originale: L’apparition

Regia: Xavier Giannoli

Interpreti: Vincent Lindon, Galatea Bellugi, Patrick d’Assumçao, Anatole Taubman, Elina Löwensohn, Claude Lévèque, Gerard Dessalles, Bruno Georis

Distribuzione: Cinema Distribuzione

Durats: 144′

Origine: Francia 2018

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