Lars Von Trier, genio e sregolatezza

La rassegna cinematografica a Milano al MIC dal 2 al 6 dicembre

Lars Von Trier, genio e sregolatezza  la rassegna cinematografica al MIC dal 2 al 6 dicembre Il MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana a Milano presenta, dal 2 al 6 dicembre, Lars Von Trier, genio e sregolatezza la rassegna cinematografica dedicata al regista danese. 10 film per esplorare un mondo fatto di contraddizioni, lati ricercatamente estremi e fobie.

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Si parte con The Kingdom – Il regno, miniserie televisiva che si dipana tra le sale, i reparti ma soprattutto gli scantinati di un enorme ospedale. Carica, a partire della sigla introduttiva, di tensione che esplode nel finale (che è anche incipit della seconda stagione). A metà tra horror e commedia è nata dalla cooperazione tra più nazioni. Tra i lungometraggi Dogville, primo film di una trilogia (incompiuta): USA – Terra delle opportunità, a questa appartiene anche Manderlay che narra le vicende dell'idealista Grace negli anni '30 del novecento statunitense. Dancer in The Dark vede al centro della scena la cantante islandese Björk (l'operaia Selma) che dopo questo film si ritirerà definitivamente dal set cinematografico. Un film denso di musica e dramma reso ancora più eccessivo dall'uso della camera in spalla. A seguire Le onde del destino, con l'attore feticcio Stellan Skarsgård, storia di un 'amore' al limite e Il grande capo dove Von Trier usa l’automavision: una camera fissa controllata da un computer che decide, in maniera del tutto casuale cosa riprendere.

 

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Si arriva alla vera e conclusiva trilogia di LVT che ricalca in pieno il dramma esistenziale personale. Il primo film è il leopardiano (ante Ginestra) Antichrist dove la natura regna indisturbata sull'uomo e oltre l'uomo e dove le immagini sono pregne di simbolismo, spesso intriso di richiami pittorici. E' la Natura a farla ancora da padrone (in un simbolismo meno pronunciato ma comunque evidente) in Melancholia dove la fine (di tutto) è analizzata attraverso due approcci umani agli antipodi. Il terzo è Nymphomaniac (vol1 e vol2), che risalta già prima dell'uscita in sala per la capacità del regista di commercializzare l'opera con locandine e clip osè, e dove, poi, assistendo al dramma di Joe assistiamo al compimento di un percorso: l'abbandono agli istinti incontrollati da parte dell'essere umano (come già Justine, Kirsten Dunst in Melancholia, che pure lì aveva risvolti differenti), al pari della Natura, è un'apocalisse simile, se non pari, a quella della terra colpita dal pianeta Melancholia. (m.t.s.)

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